TOM CORAGHESSAN BOYLE.

LE DONNE.

Parte 3.

Titolo originale: THE WOMEN.
Traduzione dall'inglese di: ANDREA BUZZI.
2009 Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano.
ISBN 978-88-07-01792-6.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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TERZA PARTE.
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MAMAH.
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Introduzione alla terza parte.
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A Wrieto-San piacevano le matite morbide. Con quei suoi modi
paterni (qualcuno direbbe tirannici) aveva bandito le matite dure
dalla sala da disegno, ma c'erano molti fra noi che invece le preferivano
per il segno netto e deciso delle linee che producevano,
per esempio Herbert Mohl. Herbert era sensibile alle critiche, come
tutti noi, ma era a Taliesin da pi tempo di chiunque altro e
tutti facevamo riferimento a lui, per cui vi fu un periodo in cui
molti, per i loro disegni, cominciarono a usare matite dure 4h in
barba ai dettami di Wrieto-San. (Lui preferiva le matite morbide
perch erano pi facili da cancellare, cosa che faceva di continuo
quando disegnava, correggeva, disegnava e correggeva ancora: La
gomma  lo strumento pi importante per la progettazione architettonica
diceva sempre, facendolo diventare uno dei suoi mantra.)
Un pomeriggio (faceva freddo, l'inverno avvolgeva le finestre,
sulla sala da disegno incombeva una certa sonnolenza postprandiale)
sbuc improvvisamente dal suo ufficio e fece un giro
in mezzo a noi altri, come faceva venti volte al giorno, e tutti quanti
ci alzammo rispettosamente in piedi. Buon Dio, ma qui dentro
sembra di essere in una ghiacciaia! grid. Possibile che nessuno
tenga un po' vivo il fuoco?
Guardammo tutti verso il camino. C'era un bel fal, tre strati
di tronchi uno sopra l'altro e le fiamme che divampavano da un
ampio letto di braci (Wes anzi aveva aggiunto un altro ceppo nemmeno
cinque minuti prima), ma naturalmente ci che contava era
la percezione del Maestro, non la nostra. Obbediente, mi alzai dal
tavolo e mi chinai sul fuoco con l'attizzatoio in mano per sistemare
i tronchi, quindi ne misi un altro spaccato a met. Ah-ha!  sentii
la voce di Wrieto-San dietro di me, mentre il sontuoso calore mi
bruciava la faccia e le mani. Matite dure! Tu, tu sei il colpevole,
vero Herbert? E anche tu, Marian. E Wes... tu no, Wes, dimmi che
non  vero!
Scherzava, ovviamente, bastava sentire la voce e allora si capiva
che era di ottimo umore, ma in fondo c'era anche una sfumatura
minacciosa. Il tempo di girarmi (detto fra parentesi, io usavo solo
matite morbide, sia perch le preferivo, sia come omaggio al Maestro)
e lui aveva arraffato tutte le matite dure che era riuscito a trovare,
muovendosi rapidamente per la stanza come un folletto o quale
che fosse il suo equivalente gallese, e le aveva buttate fra le fiamme.
Poi si piazz su uno sgabello e spalanc le braccia. Cos ho
strappato la vittoria dalle mascelle della sconfitta!  declam (frase
che normalmente riservava quando cambiava qualcosa nei nostri
disegni) e tutti, a parte Herbert, ridemmo fragorosamente.
Racconto questo aneddoto perch fa capire che tipo di influenza
Wrieto-San esercitasse su tutti noi, che ci ribellassimo in un tentativo
di affermare la nostra individualit o meno. Herbert continu
a usare matite dure alla chetichella, cos come io usavo quelle morbide
(e continuo a farlo ancora oggi), ma sta di fatto che ogni volta
che posavamo la matita sul foglio il nostro pensiero correva a
Wrieto-San. E naturalmente, come ho gi detto, il suo controllo non si
limitava alle questioni architettoniche, ma si estendeva anche al resto,
dall'alimentazione agli abiti che portavamo, dalle automobili
che guidavamo a chi decidevamo di corteggiare o di sposare.
Pu darsi che su quest'ultimo punto sia andato contro i suoi
desideri, ma ancora oggi ritengo che avessi buone ragioni: non volevo
essere trattato come un bambino, e nemmeno Daisy. Se avevamo
trovato un punto di incontro nell'amore e l'affetto e in una
corrispondenza di gusti, interessi e idee, erano fatti nostri e di nessun
altro. O questo almeno era ci che pensavo. Fino a che
Wrieto-San, e la signora Wright, parimenti colpevoli, mi tolsero ogni illusione
in proposito.
Naturalmente i segnali erano chiari fin dal primo giorno in cui
Daisy arriv, quando i due Wright mi fecero una bella lavata di capo,
ma quando ci fu il botto, comunque mi colse impreparato. Anzi
ho (ma com' che a distanza di tutti questi anni devo essere cos
ridicolmente educato?), ero sbalordito. Il cuore spezzato. Scottato
dall'audacia e dall'ingiustizia di tutto ci. Tuttavia, non credo
che le cose sarebbero andate come andarono (o magari non sarebbe
successo proprio niente) se pi o meno in quel periodo non avessero
avuto le antenne dritte a causa della scappatella di Svetlana
con Wes.
Di tutti gli apprendisti (e ognuno di noi cercava di ingraziarselo
a modo suo, persino Herbert, il disegnatore migliore di tutti
noi), Wes era chiaramente il prediletto. Se c'era qualcosa da fare,
Wes era l, sempre il primo a prevenire i bisogni, i desideri e gli
umori del Maestro (ed era un bel rebus, tanto che se per esempio
vedevamo Wrieto-San allontanarsi in direzione dell'orto o delle
stalle, bisognava precederlo e capire che cosa voleva che venisse
fatto prima che lo capisse lui stesso). E quando Wrieto-San sceglieva
qualcuno per un avanzamento, per un parere o per fargli
compagnia, era quasi sempre Wes. Mi duole dirlo, ma Wes per lui
era un figlio pi di quanto lo fossero i suoi veri figli, e l'affetto che
aveva per Wes era chiaro come il suo atteggiamento fisico e il modo
in cui i suoi occhi correvano a Wes non appena lo vedeva entrare
in stanza. Mi duole dirlo perch anch'io avrei voluto essere
quel figlio, con tutto il mio cuore e il mio animo; tutti lo avrebbero
voluto.
Svet e Wes si trovarono subito, quasi come fratello e sorella, che
pure non erano. Wes aveva poco pi di vent'anni quando arriv per
la prima volta a Taliesin, primo borsista (se escludiamo Herbert
Mohl, che aveva cominciato come disegnatore stipendiato e poi si
era fermato, con la stessa paga di tutti noi, nei magri anni della Depressione)
e Svet ne aveva appena compiuti sedici. Era cresciuta
amando la vita all'aria aperta e partecipava appieno alla vita
di Taliesin, facendo i suoi turni nelle stalle, in cucina o fuori nei campi
come tutti noi. Impar a guidare presto, sia le automobili che il trattore,
ed era una cavallerizza particolarmente dotata. Aveva un talento
per la musica e, come ho gi detto, era carina, quasi sempre
vestita con un paio di jeans e una semplice camicetta, i capelli raccolti
in due codini, e riusciva ad apparire affascinante quanto una
donna sofisticata di Chicago o New York. Wes se ne innamor, come
io mi innamorai di Daisy, e chi poteva biasimarlo?
Ignoro in che modo Wrieto-San lo venne a sapere. Era talmente
avviluppato nella nuvola del proprio genio (e non voglio parlare di
solipsismo, privilegio o droit du roi) che non sempre si accorgeva
dei bisogni e delle emozioni altrui. Sospetto che la signora Wright,
sempre affaccendata attorno ai fili della propria tela come un grosso
ragno, se mi si passa l'immagine, lo tenesse al corrente di quanto
accadeva sotto il suo stesso naso. Comunque, Wes venne mandato
in esilio a casa dei suoi, a Evansville, nell'indiana, e Svetlana
fu spedita a Winnetka, nell'Illinois, come governante del primo violino
della Chicago Symphony Orchestra in cambio di lezioni di musica.
In quel periodo continuarono tuttavia a vedersi e due anni dopo
si sposarono, al che Wrieto-San si ammorbid e i due tornarono
a Taliesin. Poco tempo dopo Wes, che alla morte del padre aveva
ereditato, riusc a salvare Taliesin da un ennesimo rischio di
confisca a causa del consueto mancato pagamento di ipoteche, tasse e
spese maturate. Come genero si rivel una vera benedizione, permise
a Wrieto-San di rimettersi in sesto economicamente e cominci
ad acquistare grandi porzioni dei terreni circostanti, compresi
i lotti in cui si trovava l'allevamento di maiali dei Reider e la taverna
di Stuffy a prezzi di liquidazione.
Ma ci di cui voglio parlare  Daisy. Daisy e me. Approfittavamo
di ogni momento possibile, e il desiderio che avevamo l'uno
dell'altra era tale che ci abbandonammo a una condotta sessuale
sfrenata (i gi citati appuntamenti galanti nei campi e in cima alla
Romeo e Giulietta, intrufolandoci in stanze e automobili nel cuore
della notte, che avremmo potuto benissimo finire in esilio anche
noi, e ovviamente c'era sempre il rischio di una gravidanza. Il che
avrebbe significato l'intervento dei suoi genitori, frenetici cablogrammi
a mio padre a Tokyo, forse addirittura l'arresto e la denuncia
per fornicazione, mescolanza razziale e Dio sa che altro. Il
disonore, certamente. L'ira di Wrieto-San. Non avevamo altra scelta
che starcene ben nascosti, sebbene tutto ci che desiderassimo
fosse un po' di tempo per noi, senza l'assillo di Taliesin e dei Wright
in loco parentis, e finalmente se ne present l'occasione.
Wrieto-San e la signora Wright andarono a Chicago per lavoro
per una settimana
(eravamo in piena estate, l'anno dopo che Svet e Wes avevano
lasciato Taliesin) e Daisy e io contammo i minuti col fiato sospeso
per un'ora, poi buttammo una valigia nella Bearcat e prendemmo
la stessa strada verso la Citt del Vento.
Avremmo potuto andare a Milwaukee o a Madison, certo, ma
noi volevamo assaporare qualcosa di vero, il jazz, la cucina eclettica,
la folla, e non ci pensammo due volte: l'unico posto dove andare
era Chicago. Laggi nessuno ci avrebbe riconosciuto e se fossimo
stati riservati nelle nostre manifestazioni di affetto non c'era
nemmeno motivo di temere che qualcuno ci notasse, o trovasse da
eccepire sulla composizione della nostra coppia. Si poteva sempre
pensare che fossi uno studente straniero in un programma di scambio
culturale (il che in un certo senso era vero) e Daisy la
figlia della famiglia presso cui stavo (il che in un certo senso era vero), o magari
una suora della misericordia, un'interprete di lingue asiatiche,
un'accompagnatrice turistica con un debole per i giapponesi colti
e di bell'aspetto.
Voglio una birra, e anche un whisky, in uno di quei ritrovi clandestini
frequentati da Al Capone fu la prima cosa che mi disse non
appena ci fummo registrati nel nostro modestissimo albergo, ognuno
per conto proprio, in stanze separate, sebbene mi seccasse pagare
il doppio per salvare le apparenze. Voglio vedere i fori nelle
pareti. Voglio infilare il mio ditino, alz l'indice, in uno di quei
fori. Tanto per sentire il brivido.
Ma certo, dissi, anch'io. Io sar il gangster e tu la mia pupa...
Vuoi essere la mia pupa?
Stavamo aspettando l'ascensore. Non c'era nessuno in vista. Mi
avvicinai e la baciai un attimo prima che lei si rialzasse la gonna su
una gamba mettendo in mostra un'immaginaria giarrettiera, e rispondesse:
S, certo, chiaro che voglio essere la vostra pupa, signore
perch eravamo come due ragazzini che facevano la commedia e trovavo
adorabile il modo in cui spalancava gli occhi e schiudeva le labbra
nell'attesa. Eravamo a Chicago. Eravamo liberi. E avevamo tutto
il pomeriggio e la sera davanti a noi, e altri due giorni inebrianti.
Chiss perch mi ero messo in testa che dovessimo almeno passare
in macchina davanti al luogo del massacro del giorno di San
Valentino, che si trovava nella parte nord, nella zona del Lincoln
Park, e in quel momento, in tutta franchezza, mi ero
completamente dimenticato di Wrieto-San. Sotto sotto, in qualche angolo
remoto della mia coscienza, sapevo che era l in giro nella confusione
di pedoni, tram, edifici imponenti e viali illuminati dal sole,
che con ogni probabilit si sarebbe fermato al Congress Hotel o
avrebbe fatto una visita a sorpresa alla Robie House o sarebbe andato
a prendere una boccata d'aria sulla Michigan Avenue, ma accantonai
quella nozione. Salimmo sulla Bearcat coloro rosso cherokee
nella calda dolcezza atomizzata del tardo pomeriggio e ci facemmo
accarezzare dalla brezza mentre mi destreggiavo in mezzo
alla fiumana di macchine e facevo del mio meglio per ignorare
i clacson strombazzanti e questo o quell'automobilista che mi superava
a destra e a sinistra. Avevamo la capote abbassata. Ovviamente.
Era'estate. A Chicago. Ed eravamo in giro nell'ora pi calda.
Come ho gi detto, non ero granch come guidatore, e per
quanto avessi preso un po' di sicurezza nelle stradine del Wisconsin,
muoversi nel traffico di una grande citt era tutto un altro paio di
maniche. Ci perdemmo quasi subito: al garage di San Valentino o
al locale con i fori nelle pareti non ci arrivammo mai, ma riuscimmo
a farci un paio di birre in un bar con ristorante cos cupo e sudicio
che avrebbe potuto benissimo essere quello vero. La parete
dietro il tavolo era costellata di macchie scolorite di una sostanza
appiccicosa, che Daisy, accendendosi una sigaretta con assoluta
nonchalance, disse essere sangue ma pi probabilmente si trattava
di ketchup. O di salsa alla marinara, vista la clientela. Ordinammo
dei panini, ascoltammo il juke-box, tenendo le mani a posto.
Ci nonostante, credo che a quel punto fossimo alla terza birra,
uno dei proprietari del bar, che parlava animatamente in
italiano con i suoi compari, sbirciando in direzione del
nostro tavolo mi accus di essere un cinese, cosa che io negai vigorosamente.
Non mi piaceva la sua faccia. Non mi piacevano i suoi occhi. E le
cose avrebbero potuto prendere una brutta piega molto rapidamente
se Daisy non mi avesse afferrato per il braccio trascinandomi
verso la porta e fuori in strada, molle come un pesce attaccato
a una lenza bella tesa.
In ogni caso, le birre non migliorarono il mio senso dell'orientamento,
n la mia coordinazione con la leva del cambio, la frizione
e il volante, strumenti essenziali di un vero padrone della strada,
e ci perdemmo anche sulla via del ritorno. Riuscii per a individuare
la Lake Shore Drive e trovai una strada che se ne allontanava
in direzione ovest e che aveva un'aria vagamente familiare,
sebbene Daisy insistesse a dire di non averla mai vista prima. Fu in
quel momento (non che stessimo litigando, o almeno non proprio,
per quanto fossimo ambedue, direi, stufi di vagare a casaccio, tornando
sui nostri passi, procedendo per tentativi ed errori, desiderando
solo di tornare in albergo) che vidi Wrieto-San. Eravamo fermi
in coda a un semaforo, le ombre della sera cominciavano ad allungarsi
nei vicoli, immersi fra infernali fumi di scarico, e lui era
dall'altra parte della strada, la sua solita andatura spavalda, volteggiando
il bastone da passeggio accanto a s, e chiacchierava con
la signora Wright e un uomo dalle spalle curve in un completo grigio
che li seguiva a un passo di distanza. In quel momento lo vide
anche Daisy. Le sfugg un grido, o meglio uno squittio, per la verit,
poi abbass la testa sotto il cruscotto, schiacciando in gi le
spalle e stringendosi le ginocchia con tale forza che temevo sfondasse
il pavimento della macchina e finisse gi in strada.
Rimasi assolutamente rigido, come se immobilizzandomi nello
spazio e nel tempo potessi rendermi invisibile o almeno passare
inosservato (in effetti, la luce del giorno cominciava a scarseggiare
e tutto attorno c'erano macchine e persone che mi nascondevano)
ma che speranza pu avere di passare inosservato l'unico giapponese
di tutta la strada? Soprattutto se poi si trovava al volante di
un'automobile Stutz Bearcat del colore che facilmente avrebbe attirato
lo sguardo del maestro? Inutile domandarselo. Perch io stesso
non avrei voluto dover rispondere alla domanda. In ogni caso,
ci che avvenne fu che Wrieto-San e gli altri ci passarono accanto,
apparentemente ignari, poi gir l'angolo e scomparve.
Non ebbi mai il coraggio di chiedergli se quel giorno mi avesse
visto (ci avesse visto), nemmeno dopo la guerra quando tornai a
trovarlo a Taliesin. Lui non ne fece cenno quando alla fine della
settimana rientr a Taliesin con la signora Wright (e Daisy e
io sgobbavamo sodo nei vari compiti, occupandoci a turno dei piatti e dei
maiali e di tutte le altre incombenze assegnate a rotazione agli apprendisti),
ma poco dopo un mattino entr nella sala da disegno in
pompa magna, basco, mantello, pantaloni da equitazione e scarpe
con i tacchi, e annunci che doveva andare a fare un'ispezione a
un cantiere a Wichita. Wes chiam e, mmh, Tadashi... ho bisogno
che mi accompagniate. Preparate due cose da portarvi dietro.
Si parte fra cinque minuti. 
Quattro giorni dopo, quando tornammo, Daisy non c'era pi.
All'inizio non capii, andai difilato nella sua stanza, ansioso di
raccontarle le novit del viaggio, ma quando bussai non rispose nessuno.
Spinsi la porta, la aprii, misi dentro la testa e vidi, con sgomento,
che era completamente vuota. I suoi libri, gli acquerelli e le
tende, i suoi cosmetici, le scarpe, le riviste e i giornali tutto scomparso,
persino le coperte dal letto. Perplesso, guardai nell'armadio.
Niente nemmeno l, a parte un calzino di lana appallottolato sul
fondo (lo ammetto, lo presi e me lo portai al naso, improvvisamente
desideroso di sentire il suo odore), continuando a pensare che probabilmente
c'era una spiegazione semplicissima, che avesse cambiato
stanza, magari su a Hillside o anche solo al piano di sopra,
dove si godeva di una vista migliore. A dispetto delle sue sigarette
e dei suoi gusti urbani, Daisy apprezzava il panorama della lunga
vallata di Taliesin e in pi di un'occasione mi aveva detto che invidiava
Gwendolyn a cui era stata assegnata la stanza sopra la sua, al
secondo piano.
Feci i gradini due alla volta. Era pomeriggio inoltrato, c'erano
le finestre spalancate, le coccinelle volavano oziosamente sulle scale,
il suono del grammofono di chiss chi come un filo nudo nell'aria
(il Secondo quartetto per archi di Borodin, le cui note lancinanti
non posso pi ascoltare senza pensare a lei, a Daisy, la mia
Daisy, e all'infinita tristezza di quel giorno). Gwendolyn era buttata
sul letto, ancora sudata per il lavoro nei campi e per quanto io
fossi cos agitato che non avevo nemmeno pensato di bussare non
sembrava affatto sorpresa di vedermi l in piedi sulla porta.  stato
suo padre disse, senza prendersi la briga di alzarsi. L'ha chiamato
la signora Wright, cos dicono tutti, e lui  arrivato qui con
una bella macchina, forse una Duesenberg o qualcosa di simile. Sono
riuscita appena a scambiare due parole, non dico a salutarla.
Scrutava l'espressione del mio volto come se fosse una studiosa
della fisionomia umana, come se mi stesse prendendo mentalmente
le misure per un busto di marmo. Non le ero mai andato
molto a genio perch lei non mi era mai andata molto a genio.
Cercai di dire qualcosa, ma sembrava che le parole non volessero uscirmi di bocca. Perch fece con aria innocente non te
l'aveva detto?
Quella sera saltai la cena e me ne andai da Stuffy dove c'era un
telefono pubblico. Feci fuori una manciata intera di monetine prima
di riuscire a parlarle, nella casa paterna a Pittsburgh. Quando
mi rispose, la sua voce era apatica e potei pensare solo che fosse
sotto sedativi. Sono io dissi. Vengo da te.
No rispose lei, lontana, molto lontana, pi lontana di quanto
avrei potuto immaginare. Non puoi. Mio padre...
Al diavolo tuo padre. (Non era mia abitudine parlare a quel
modo, ma ero fuori di me.)
Non mi lascia, e nemmeno mia madre. Hanno minacciato il
signor Wright di fargli causa.
Causa? E per cosa? Perch ci amiamo? Guardai distrattamente
un uomo con la salopette e un cappellaccio in testa aprire la
porta ed entrare nella taverna. Il sole invase il vetro della cabina telefonica
come tuorlo d'uovo. Faceva cos caldo che mi sembrava
di essere una candela bruciata fino allo stoppino. Hai vent'anni.
Non possono fermarci. Nessuno pu farlo.
Ascoltai il suo respiro dall'altro capo del filo. Tadashi disse
alla fine tu non capisci. Non ci possiamo pi vedere. Mi mandano
a Londra, da mio zio Peter e zia Margaret... Studier progettazione
alla Royal Academy. Questo almeno  il programma.
Londra? Mi figurai una scena dickensiana, Daisy che vendeva
fiammiferi per la strada, rannicchiata in una soffitta. La mia
mente galoppava. Quando? chiesi, adesso con voce implorante,
per prendere tempo, mentre cercavo di calcolare la distanza
fra Taliesin e Pittsburgh, un posto in cui non ero mai stato e di cui avevo
solo una quanto mai vaga nozione geografica.
Dopodomani.
Ma perch? le domandai, anche se la risposta la sapevo gi,
come l'avevo saputa con la ragazza al college, come l'avevo saputa
nell'istante stesso in cui Daisy e io avevamo posato lo sguardo una
sull'altro. I giapponesi in quel paese erano persone indesiderate,
gli Issei non avrebbero mai potuto ottenere la cittadinanza esclusivamente
per motivi razziali, laddove svedesi, tedeschi e persino
italiani e greci erano i benvenuti.  perch non sono bianco? 
per questo?
Ci mise un bel po' a rispondere, e nel frattempo sulla linea si
abbatteva una tempesta di scoppietti, disturbi e fischi, e quando
lo fece la sua voce era talmente sommessa che quasi non capii che
stava parlando. S disse, come lasciando cadere un sassolino nell'oceano.
S, disse, s.
Tutto questo ovviamente  accaduto molto tempo fa e mi rendo
conto che  marginale rispetto al compito che mi sono dato, ossia
di disegnare un ritratto pi fedele possibile di Wrieto-San, e non
voglio soffermarmi sugli aspetti negativi, assolutamente. Basti dire
che rimasi a Taliesin, inizialmente controvoglia (e forse avrei dovuto
sfidare Wrieto-San, il padre di Daisy e il mondo intero e guidare
tutta la notte fino a Pittsburgh e stringerla a me forte forte in
modo che nessuno potesse separarci mai pi, ma temo che questo
genere di comportamento dimostrativo non mi appartenga), poi,
col passare delle settimane, dei mesi e degli anni, con umilt e accettazione.
Arrivai via via a una comprensione sempre pi profonda
del vero senso dell'apprendistato e del sacrificio richiesto al servizio
di un grande maestro, e lenii le mie ferite usando il lavoro come
analgesico.
Ed  esattamente questo il motivo per cui vorrei dar conto di
un'esperienza pi felice riferita a quello stesso periodo, in cui ancora
una volta Wrieto-San scelse me per accompagnarlo in un viaggio
di lavoro. Doveva essere il 1937 o il 1938 (i miei ricordi e gli appunti
dell'epoca rimasti non concordano), ma comunque fu di sicuro prima
che arrivasse il grande golfo della guerra a separarci. Wrieto-San,
guarda caso, aveva bisogno di una nuova automobile, o per essere
pi precisi di due automobili nuove. Ormai ogni anno ci spostavamo
a Taliesin Ovest, il che naturalmente logorava i nostri veicoli, e
fu questo in apparenza il motivo della nostra visita alla concessionaria
di Chicago, anche se in realt, come gi detto, Wrieto-San pensava
pi a ci di cui aveva voglia che a ci che gli serviva. Voleva
l'ultimo modello della Lincoln, la Lincoln Zephyr, e quando
Wrieto-San voleva qualcosa la otteneva sempre, senza fallo.
Immagino che quella volta mi avesse portato dietro per l'effetto,
un volto strano per cogliere di sorpresa il venditore, ma io ovviamente
non sapevo nulla di tutto ci, ero semplicemente contento
e onorato di trovarmi al suo fianco, quale che fosse la mia funzione.
In ogni caso, fece il suo ingresso trionfale nella concessionaria,
agghindato in tutta la sua artistica eleganza, la cravatta regimental
sventolante e il bastone che picchiettava sulle piastrelle lucide del
pavimento, con me al seguito. Il venditore, un po' il tipo dell'americano
medio, corpulento, brillante, compiaciuto, usc pomposamente
dall'ufficio attraversando il salone come un transatlantico in
mare aperto, la mano tesa per salutare. Cap all'istante che
Wrieto-San era un pezzo grosso, un uomo dinamico, un principe, ma
non sono sicuro che l'avesse riconosciuto subito.
S, disse Wrieto-San, studiando la mano dell'uomo un momento
prima di stringergliela, sono venuto per questa macchina.
La indic con il bastone. La Zephyr era l in tutta la sua aerodinamica
bellezza, con il radiatore cromato che scintillava come
i denti di un feroce predatore, i predellini un prolungamento
della carrozzeria scolpita e la lunga meraviglia affusolata della cabina.
Era una vettura magnifica, elegante e selvaggia al tempo
stesso, il cofano sotto cui si celava l'impareggiabile motore V-12
che aggrediva la strada e riduceva i concorrenti a minuscoli puntini
luminosi nello specchietto retrovisore. La vidi e la desiderai
anch'io. Chiunque l'avrebbe desiderata. Era l'apice della perfezione
automobilistica.
Bene disse il venditore, fregandosi le mani al pensiero della
commissione, poi si lanci in un cerimonioso discorso sulle caratteristiche
e l'affidabilit della macchina, dilungandosi talmente tanto
che alla fine Wrieto-San, esasperato, lo interruppe.
Ma davvero non mi avete riconosciuto? disse.
Diamine, s il venditore esit certo che vi ho riconosciuto.
A quel punto sentii la mia voce che diceva (sebbene mi fossi ripromesso
di restare in silenzio e di tenere gli occhi aperti): Il signor
Frank Lloyd Wright e dovetti fare uno sforzo per non inchinarmi.
L'uomo si dette una pacca sulla fronte. Il signor Wright, cantilen,
come se stesse pregando, ma certo, certo. E un onore, signore,
un grande onore. E daccapo si mise a scuotere su e gi la
mano di Wrieto-San.
Quando ebbe finito, quando la piant di dimenarsi e sorridere
e passarsi la mano fra i capelli e aggiustarsi la cravatta, guard
con aria d'attesa Wrieto-San, che mi dette una delle sue celebri occhiate
(noi apprendisti la chiamavamo l'occhiata da boa constrictor che si ingoia il topo), poi torn a girarsi verso il venditore. Ne
voglio due dichiar. E le voglio tagliate qui, un brusco fendente
del bastone disegn una linea immaginaria dal parabrezza al lunotto,
in modo che si possa montare una capote convertibile. Fece
una pausa. E poi naturalmente bisogner verniciarle in rosso
cherokee aggiunse voltandosi verso di me. Tadashi,hai quiil campione
di colore, no?
S, Wrieto-San risposi, e stavolta mi inchinai e gli porsi un
foglio di carta con un quadrato rosso.
Poi, quando sembrava che cos la faccenda fosse chiusa,
Wrieto-San si gir per andarsene, ma prima di aver fatto cinque passi si
ferm. Ah, certo disse nel tono risoluto di un senatore sul proprio
scranno. Voglio che mi vengano consegnate entro il mese. E
non ho intenzione di pagarle. Mi avete capito bene, vero?
Le usammo per bene quelle macchine. Erano davvero potenti
e robuste, per non parlare dell'eleganza, come diceva la pubblicit.
E tornarono particolarmente utili per i viaggi pi lunghi: in Arizona
per recarsi da clienti e nei cantieri tra la fine degli anni trenta e
l'inizio dei quaranta, quando eravamo impegnati a fondo nella costruzione
del Florida Southern College, della Community Church
di Kansas City, della Sturges House in California e di numerose
opere molto distanti fra loro. E naturalmente le loro prestazioni
erano ancora pi soddisfacenti visto che Wrieto-San non aveva
sborsato un centesimo, cosa che peraltro nessuno si aspettava da
lui. Esattamente come aveva previsto, la Lincoln Automotive Company
fu solo contenta di pubblicizzare la marca e il modello scelti
dall'architetto pi famoso del mondo.
L'aneddoto, che ben illustra il carisma e la spudoratezza di
Wrieto-San, mi riporta alla mente il periodo pi cupo del tempo che trascorsi
con lui, eccezion fatta per l'incidente di Daisy. Sto parlando
degli avvenimenti che andarono ben al di l di ci che chiunque di
noi a Taliesin o in qualsiasi altro posto in America avrebbe potuto
immaginare o prevedere, ovvero del bombardamento di Pearl Harbor
da parte dei miei connazionali, e delle conseguenze che ebbe
su di me, un giapponese che in virt di un visto studentesco viveva
fra le aspre montagne del Wisconsin. Niente avrebbe potuto
proteggermi dalla violenta reazione, nemmeno il potere e l'influenza
dello stesso Wrieto-San. Ripensandoci oggi, non credo che nessuno
di noi avrebbe potuto fare niente di diverso.
L'anno prima dell'attacco a sorpresa, come amava chiamarlo
la stampa, mi ero recato alla stazione locale di polizia a registrarmi
e farmi prendere le impronte digitali cos come richiesto
dal Comma 31 dell'Alien Registration Act, ma per la verit non avevo
dato molto peso alla cosa. I militaristi nel mio paese facevano
tintinnare le sciabole, cos come facevano i loro pari in Germania
e in Italia, e sembrava una precauzione ragionevole da parte del governo
degli Stati Uniti fare un tentativo per tener d'occhio i cittadini
dei paesi belligeranti sebbene la guerra non fosse ancora stata
dichiarata. Probabilmente provavo un po' di vergogna per le posizioni
dei miei connazionali (per non parlare delle tinte selvagge
e disumane con cui venivano dipinti dalla stampa americana che,
naturalmente, metteva tutti i giapponesi nel medesimo calderone
di barbari, indipendentemente dal punto di vista o dal livello culturale)
e tuttavia l'esperienza di registrarmi insieme a una dozzina
circa di italiani e tedeschi locali non fu particolarmente problematica
n in alcun modo traumatica. Anzi, in quel pomeriggio
d'inverno quasi un anno e mezzo dopo, ovvero il 17 dicembre,
me n'ero completamente dimenticato.
Ricordo di essere rientrato per il pranzo al suono della campanella,
trovando per la sala deserta. Perplesso, cacciai la testa in cucina.
Non c'era nessuno, nemmeno Mabel, che faceva parte della
casa n pi n meno del mobilio. La cucina era accesa, sopra c'era
un pentolone di minestra fumante, la stanza era calda e piena di
odori. Il caff quasi pronto. C'era una mezza fetta di prosciutto sul
tavolo e accanto varie pagnotte che si stavano raffreddando. Strofinacci,
pelapatate, mestoli, coltelli e tutti gli altri utensili di cucina
sparsi in giro testimoniavano un'attivit recente. Per niente Mabel.
E nessuna traccia dell'apprendista che fungeva da sous-chefe
daplongeur, o di qualunque dei miei colleghi che a quell'ora avrebbero
dovuto essere in fila al bancone con il piatto in mano. Andai
alla finestra e sbirciai nel cortile (mi trovavo a Hillside, dove ora
viveva e lavorava la maggior parte degli apprendisti) per vedere se
si fosse abbattuta qualche catastrofe nel tempo che mi ci era voluto
per uscire dalla sala da disegno, tagliare la propriet in direzione
della costruzione principale per andare a prendere i progetti che
Wrieto-San mi aveva richiesto e tornare indietro.
Fu in quel momento che sentii il suono della radio provenire
da qualche stanza della casa. La radio di Herbert. Aveva una Zenith
nuova in camera sua, un apparecchio molto potente con una
qualit del suono ottima e un'antenna estensibile che si era fabbricato
lui stesso, e spesso di sera ci trovavamo da lui ad ascoltare qualche
programma, ma adesso eravamo in pieno giorno, l'ora di pranzo,
e la cosa mi pareva strana. Mi diressi verso il suono come in
trance. Il suono si fece pi forte. Sentivo voci concitate levarsi e
qualcuno gridare: Ssst! mentre l'annunciatore scandiva le notizie,
poi arrivai alla porta, sconcertato: la camera di Herbert era
affollatissima, tutti, persino Mabel, persino Wrieto-San, pigiati l
dentro come pendolari sulla metropolitana.
La radio gracchiava in maniera terribile. Qualcuno alz lo sguardo
su di me, Wes. Hai sentito? mi disse e a quel punto tutti girarono
la testa, nessuna traccia di ironia o di consapevolezza nella
sua voce. Mi stava dando un'informazione, tutto l: Hai sentito?
Sentito cosa? feci io. Che succede?
I giap hanno bombardato Pearl Harbor. Wrieto-San, come
sono certo che moltissimi lettori sapranno, era un pacifista. Negli
anni di guerra aveva consigliato agli apprendisti di dichiararsi obiettori
di coscienza e almeno due di loro, che io sappia (John Howe
e Herbert Mohl) erano finiti in carcere in conseguenza di ci.
Wrieto-San rest loro vicino. Li andava a trovare in prigione, mandava
loro roba da mangiare, lettere, libri e altri generi di conforto. E lo
stesso fece con me. Nel giro di un'ora da quando era stata
diramata la notizia, dopo che avevamo mangiato ed eravamo tornati al lavoro
nella sala da disegno, mi prese da parte. Tadashi disse. Mi
spiace molto per tutta questa, questa sciagurata faccenda. E in effetti
gli dispiaceva, non soltanto per la follia che ne sarebbe scaturita,
la perdita di vite e la devastazione, ma anche perch lui ammirava
sinceramente la cultura delle potenze contro cui gli Stati Uniti
e i loro alleati si erano schierati. Senza dubbio si sarebbe opposto
anche se la guerra fosse stata contro l'Australia o l'Indonesia o il
Congo Belga, ma qui la cosa andava oltre, qui era cos rattristato
che la voce, quasi irriconoscibile, gli tremava. Alz lo sguardo su
di me. Ci trovavamo appena fuori dalla porta della sala da disegno,
lontano dagli occhi degli altri. Lo sai che cosa significa, vero?
Non ci avevo pensato. Datemi dell'ingenuo, ma non mi era mai
passato per la mente che gli americani fra cui vivevo e lavoravo da
ormai tanto tempo potessero considerarmi una minaccia alla loro
sicurezza nazionale. O, peggio ancora, che sarei stato costretto ad
abbandonare Taliesin, l'unico santuario che avessi mai veramente
riconosciuto in vita mia, un posto che ritenevo casa mia pi ancora
della stessa Tokyo, e l'uomo che a quel punto era mio padre
quanto colui che mi aveva messo al mondo. Stavo quasi per
rigirargli la domanda, come il testimone in una corsa a staffetta, per
dire No, che cosa significa? quando il suo volto mi disse tutto. Dovevo
andare in esilio. In carcere.
Verranno a cercarti mi disse. E per Dio, i suoi occhi fiammeggiarono,
far tutto ci che  in mio potere per tenerli fuori dalla
mia propriet, ma temo che non servir a granch. Alla lunga.
Ma non  possibile...? protestai. Feci un ampio gesto del braccio
abbracciando tutto ci che faceva parte o avrebbe dovuto far
parte di quel regno della possibilit, che mi considerassero l'innocuo
apprendista di architettura che ero, nient'altro che un ammiratore
di Taliesin e un seguace del Maestro, e che contro ogni ragione o
aspettativa mi avrebbero lasciato rimanere l a collaborare alla grande
opera di Wrieto-San e dell'umanit stessa.
Si prese un momento. Sentivo i miei colleghi apprendisti parlare
animatamente, la guerra era nell'aria, quel posto, Pearl Harbor
che pure il giorno prima non avremmo saputo trovare su una carta
geografica, improvvisamente impresso nella testa di tutti noi.
Magari potresti pensare al Canada.
Mi si disegn in mente un'immagine di quell'immenso paese
polare, un posto in cui non ero mai stato ma che mi figuravo come
un Wisconsin immerso in un inverno permanente che si estendeva
da un oceano all'altro, e probabilmente il mio volto mostr tutti
i miei dubbi.
Wrieto-San allung la mano e me la pos sulla spalla, un gesto
che ricorder sempre per la sua cordiale spontaneit, visto
che Wrieto-San non si abbandonava mai a effusioni fisiche con nessuno,
sempre rigido e contegnoso e rispettoso di quello che oggi si chiamerebbe
lo spazio personale di ognuno. Qualsiasi cosa ti serva
disse. Qualsiasi cosa. Basta che me lo chiedi. Ritir la mano e la
affond nella tasca, poi si volt e rientr nella sala da disegno, gridando:
Buon Dio, ma qui dentro sembra di essere in una ghiacciaia!
Possibile che nessuno tenga un po' vivo il fuoco?.
Il giorno dopo, sebbene nevicasse e in quel paesaggio congelato
Taliesin sembrasse un'arca chiusa nella morsa di un mare irraggiungibile,
vennero a cercarmi. Due uomini del Federal Bureau of
Investigation, con tanto di distintivi e facce torve come suole di scarponi.
Pensai di nascondermi nella stalla, o di chiedere a Herbert o
a Wes di mentire e dire che ero fuggito in Canada, ma quella era la
strada della codardia, non quella dell'onore. Era una strada che li
avrebbe coinvolti (e anche Wrieto-San) e io non potevo accettarlo.
Cos, sebbene fossi sull'orlo delle lacrime come mai nella mia vita
da adulto, mi feci avanti, attraversando con passo deciso quel miracolo
di architettura organica e di purezza estetica, feci un inchino
ai due uomini nei loro pesanti completi tweed e cappotti marroni.
Shikata ga nai, mi dissi: non posso farci niente. Poi feci un inchino
a Wrieto-San, alla signora Wright e ai miei colleghi apprendisti
riuniti nel soggiorno come per un trattenimento del sabato sera,
e mi consegnai alla neve, alla mia innocenza e ai due inflessibili
rappresentanti del paese cui il mio paese aveva fatto torto.
Ma ancora una volta mi rendo conto di essere andato troppo
in l. Basti dire che all'inizio subii le solite violenze e privazioni, la
prigione locale (o dovrei dire gattabuia?) poi, dopo che il presidente
Roosevelt eman il famigerato ordine esecutivo 9096, fui deportato
in un centro di raccolta in Arkansas e infine nel campo di
Tuie Lake nel nord della California, dove venivano rinchiusi gli
stranieri pi radicali e sospetti. Non star qui a descrivere le terribili
condizioni delle baracche calafatate prive di ogni isolamento
in cui ci stiparono, la mancanza di cucine o di scarichi fognari e di
rifiuti, le minacce e gli insulti delle guardie o il fatto anomalo e assurdo
che centinaia di giapponesi americani, molti dei quali non
parlavano pi la lingua di Dai Nippon, furono estradati e internati
insieme a noi. E non dir niente nemmeno sul responsabile nazionale
del programma di internamento, il generale di corpo
d'armata John L. DeWitt, se non per ricordare la logica che stava
dietro a tutte le sofferenze, le umiliazioni e la privazione dei pi
elementari diritti civili non solo per i residenti stranieri come me
ma anche per i Nisei nati in America, ossia: Un giap  un giap.
Wrieto-San mi scriveva di tanto in tanto. I miei colleghi apprendisti,
molti dei quali si arruolarono e vennero mandati a combattere
nonostante Wrieto-San disapprovasse, mi spedivano libri e
roba da mangiare e per Natale di quel primo anno una bottiglia da
un quarto di whisky riserva speciale Canada Club che aveva l'aroma
e il gusto e scendeva gi per la gola come un purissimo distillato di
libert. Ma comunque, per lunghi giorni che sembravano interminabili
come la vegetazione desertica che si estendeva a perdita
d'occhio fra le due rocce riarse che erano il nostro unico paesaggio,
non mi interessava nemmeno sapere cosa ne sarebbe stato di
me. Avevo perso Taliesin. Perso Wrieto-San. Perso la mia dignit
e la mia condizione di essere umano. Se avessi saputo quanto sarebbe
durata la guerra o che la scena nel cortile sarebbe stata l'ultima
volta che avrei posato i miei occhi su Wrieto-San fino al termine
della guerra, credo che non ce l'avrei fatta.
Invece ovviamente ce la feci, perch questo  il motivo per cui
siamo al mondo. In Giappone abbiamo un proverbio, Ame futte ji
katamarw. la pioggia indurisce il terreno su cui cade. Ovvero, se lo
si preferisce, le avversit forgiano il carattere. E cos fu per me. Leggevo,
imparavo a cucinare, accudivo gli orticelli che piantammo
quella primavera, davo una mano a isolare e consolidare le baracche,
mettendo a frutto tutto ci che avevo imparato a Taliesin, dalle
conoscenze contadine alle tecniche costruttive pratiche che
Wrieto-San, con quei suoi modi informali, si aspettava che ognuno di
noi sviluppasse autonomamente. E disegnavo, disegnavo il lavoro
di tutta una vita. Progetti di case, edifici industriali, citt immaginarie
non meno audaci della Broadacre City di Wrieto-San (al cui
modello avevo avuto l'onore e il privilegio di applicarmi a
Taliesin), qualsiasi cosa pur di dare spazio al fuoco della creativit contro
lo squallore e la devastazione che fu la mia vita in quegli anni.
Dopo la guerra, reso radicale dal trattamento subito e temendo
il crudo accumulo di odio razziale che allignava nel cuore del paese,
non tornai a Taliesin come inizialmente avevo sperato di fare,
ma dalla California me ne tornai a casa in quel disastro che era il
mio paese. L conobbi mia moglie, Setsuko, e lavorai a diversi
progetti (immaginatevi una civilt antica e venerabile in macerie,
cos disperate e ampie da inghiottire gli orizzonti come una visione
da incubo uscita dall'Apocalisse) finch il carico di dolore
divenne eccessivo (Hiroshima! Nagasaki! e mio padre mi mand
a Parigi dove trascorsi dieci anni produttivi nello studio di
Borchardt et fils, ristrutturando edifici danneggiati dalla
guerra e progettando tutta una serie di appartamenti nuovi,
case di citt e maisons du pays.
Faccio cenno al mio soggiorno parigino solo per quanto attiene
alla vicenda di Wrieto-San che, devo ricordarmelo di continuo,
 l'oggetto di queste righe introduttive. Il punto di contatto sta in
una tragedia, l'esperienza comune di una grande perdita inconsolabile,
perch qui, lo confesso, O'Flaherty-San e io ci muoviamo su
un terreno sconosciuto. Il primo incontro di Wrieto-San con
Mamah Borthwick Cheney avvenne quando io non ero ancora nato e
avevo appena sette anni quando si verific il disastro a cui alla fine
dette luogo. E per quanto questo non sia certo il momento delle
scuse di qualsiasi genere, devo dire che O'Flaherty-San ha una
conoscenza della materia solo in astratto, sebbene sia un mago quanto
a capacit immaginativa. Posso soltanto ringraziare gli di, il fato
o comunque lo si voglia chiamare per non aver mai dovuto vivere
un'esperienza di tale portata e spero, per il suo bene e per quello di mia nipote, che non gli tocchi mai.
A Wrieto-San invece tocc e sono convinto che sia stata un'esperienza
formativa nella sua vita, un pozzo profondo di tristezza
da cui dovette estrarre tutti i suoi trionfi successivi, e quindi vi avverto
che il tono delle pagine che seguono si far per forza di cose
pi cupo e riflessivo. Io non c'ero. Lo incontrai solo diciott'anni
dopo le morti di Taliesin. Eppure, stranamente, terribilmente, la
sua tragedia trov eco nel corso degli anni nell'improvviso dipanarsi
della mia, nel colpo di martello del destino che si abbatt su
di me con la furia dell'ascia di un pazzo, e sono con lui con il cuore
e con lo spirito, ancora adesso, ben due decenni dopo che ha abbandonato
questo mondo.
Immaginatevi una piovosa serata di novembre, le strade grigie
e l'oscurit sempre pi fitta, le migliaia di luci giallastre dei negozi
e dei caff lungo la rue de Montparnasse, il sibilo sommesso delle
gomme delle auto, la mestizia del cielo. Sono ancora al lavoro, il
capo chino sulla tavola a tre colori e le linee che fluiscono delicate
dalle mie matite morbide, pensando alla cena, a Setsuko, alla mia
bambina appena nata che dorme nella stanza accanto a mio figlio
Seiji, una tranquilla serata a casa, agedashi tofu, soba, un bicchierino
di sak. Seiji ha quattro anni. Vuole un gatto, un micetto, ma la
propritaire non ci d il permesso. A meno che io non le dia una ragione
per farlo. E io lo far, le dar una ragione per farlo.  questo
che penso mentre mani e occhi lavorano indipendentemente
dal cervello, trasformando le tre dimensioni in una vita bidimensionale,
almeno fino a che non suona il telefono. E l'immagine si fa
pi scura: una giovane moglie in kimono e zoccoli, una mano che
stringe quella del figlio e l'ombrello tenuto sopra la testa, che corrono
sotto la pioggia per prendere l'autobus, poi il tassista, dall'alito
che sa di vin rouge e che  lento a frenare. Lento. Molto lento.
Troppo lento.
Mi perdonerete se scopro che le mie dita tremano su queste pagine
mentre mi sforzo di fare i conti con questa scena una volta per
tutte? Volevo solo comunicare qualcosa, una nozione profonda che
si rivolta nella mia bara con un filo tagliente come quello di una
spada, e in un certo senso dar prova della mia bona fides, per morboso
che ci possa sembrare. Ho sofferto. Wrieto-San ha sofferto.
Tutti abbiamo sofferto. Anche O'Flaherty-San, a modo suo. Ma
non posso lasciar qui Wrieto-San come in un ossario della memoria,
ne sento ancora la voce nei miei sogni, continuo a provare rispetto
per lui e per il suo ricordo e per tutto ci che mi ha dato nella
sua suprema matematica delle somme, soltanto somme. E cos
voglio presentare un ultimo momento, il mio ultimo ricordo di lui.
Era la fine degli anni quaranta, comunque dopo la guerra, e io
stavo andando a Parigi. Mi ero messo in testa che dovevo far vedere
a mia moglie il paese in cui avevo passato tanti anni, la terra
invincibile dei forzuti giganti che ci avevano conquistato con il loro
spirito del si pu fare, i loro hot dog e il baseball, le grandi citt
che sorgevano dalle pianure e le fattorie che erano esse stesse come
citt e l'enorme distesa di terra libera delle praterie solitarie che
avrebbero potuto ingoiare dieci volte il nostro umile paese insulare.
E poi Taliesin, naturalmente. Taliesin soprattutto. A essere onesto
con me stesso (e lo ero, o cominciai a esserlo pi o meno fra lo
Utah e il Wyoming, mentre la sera calava sui dirupi lunari delle
Uinta Mountains e Setsuko mi si stringeva addosso terrorizzata dai
facchini gaijin e per la prima e ultima volta in vita mia sperai che
la gente mi scambiasse effettivamente per un cinese), avrei dovuto
ammettere che era Wrieto-San e lui solo a farmi fare tutta quella
strada dall'altra parte del Pacifico fino al suo fianco, come se lui
fosse il magnete e io l'ago. Dovevo rivederlo. Dovevo dimostrargli
che ero sopravvissuto a Tuie Lake e al compito macabro di ricostruire
il Giappone. E non solo: volevo che ammirasse Setsuko, volevo
sbandierare il mio legame con Borchardt et fils, volevo che mi
battesse una pacca sulla spalla, che mi rassicurasse e mi dicesse che
avevo fatto una buona riuscita.
Ricordo che quando il treno cominci a frenare nei pressi della
stazione di Spring Green ero emozionato, le colline che digradavano
per lasciar posto alla pianura in cui la citt si presentava
con il suo ammasso di costruzioni disparate, tutto diverso ma in
qualche modo uguale. Mia moglie mi guardava, le sue spalle cos
vicine alle mie che sembravamo un corpo solo, nonostante avessimo
lo scompartimento tutto per noi. Stai bene? mi chiese, piegando
la testa per scrutarmi con maggior attenzione. Avevo le lacrime
agli occhi? Lacrime di gioia, di ricordo, di nostalgia, di dolore?
Non lo so. Forse s. Poi la banchina si profil alla vista e lo
individuai, Wrieto-San, venuto a salutarci di persona, attorniato da
un manipolo di apprendisti dai volti sconosciuti: feci fatica a trattenermi.
Avevo quasi temuto che si dimenticasse di me o mandasse
un apprendista al posto suo. E invece eccolo l, in carne e ossa,
a onorarmi della sua presenza, a ricordarmi del legame indissolubile
fra Maestro e apprendista. S dissi, cercando di controllarmi.
S, sto bene.
Poi il treno dondol. Si ud lo stridore metallico dei freni. Mia
moglie continuava a guardare me, poi la banchina, poi ancora me.
 lui?
S dissi, e vidi che stava concionando su chiss cosa, il mento
sollevato, il bastone sempre in movimento, il mantello che sventolava
al ritmo rapido dei suoi passi e il basco che aderiva alla fronte
come tenuto da una forza propria. Le persone gli cedevano il
passo. I piccioni si alzavano in volo. Gli apprendisti si affrettavano
per tenergli dietro.
Nell'attimo in cui scendemmo dal treno si incammin sulla banchina,
abbaiando ordini agli apprendisti che lo seguivano, il volto
che si apriva nel suo largo sorriso accattivante, il sorriso che aveva
incantato legioni di clienti in giro per il mondo e tutte le donne che
aveva incontrato. La mia prima impressione? Che sembrava vecchio,
pi piccolo, i capelli ormai bianchi sul grande monumento
crepato della testa. Ma era vecchio, oltre ottant'anni, secondo i miei
calcoli. Tadashi, chiam quando si trovava ancora a pi di tre
metri di distanza, la voce brillante e giovanile di sempre, sei diventato
grigio!
Poi arriv e noi, Setsuko e io, ci inchinammo, e lui si inchin
prima a me e poi a lei, appena un cenno del capo, e ripet la formula
con cui l'avevo salutato la prima volta che ci eravamo incontrati
tanti anni prima, accanto alla mia Bearcat ancora sbuffante:
Hajimemashite.
E voi, Wrieto-San, risposi io, sentendomi leggero come se
fossi pieno di elio, siete diventato bianco. (Ovviamente non intendevo
mancargli di rispetto, ma solo stare al gioco, rivolgergli un
po' di quelle punzecchiature che gli piacevano tanto, anche se me
lo vedevo benissimo a terrorizzare tutte le mattine il personale di
casa rispetto all'organizzazione di Taliesin.) A dispetto
dell'ondata di emozione che mi sommergeva, o forse proprio per quello, mi
sorpresi a sorridere.
Ah, dunque te ne sei accorto? Be',  il colore dell'et veneranda,
Sato-San. Gli brillavano gli occhi, schegge di vetro bruciate
dal sole. Nonostante le tue matite morbide, nonostante tutte le
volte che avrai aggiunto stanchezza a stanchezza, quel grigio che
vedo sulle tue tempie impallidir e un giorno ti sveglierai, ti guarderai
allo specchio e ti ritroverai a fissare un saggio orientale. Si
prese una ciocca di capelli fra le dita e scoppi a ridere.
Sulla strada per Taliesin, mi rivolse s e no la parola: era tutto
per mia moglie, Wrieto-San nella sua versione pi birichina e seducente.
Lei era giovane e bella e con il violino era un angelo, due
cose che per lui dovevano essere irresistibili. Sebbene l'inglese di
mia moglie fosse limitato, Wrieto-San fu molto gentile con lei, inondandola
con tutta la luce del suo fascino, come immagino che avr
fatto con Nobu Tsuchiura e Takako Hayashi prima di lei.
Io guardavo fuori dal finestrino della macchina, pervaso di malinconia
e nostalgia tanto che pensavo mi si sarebbe spezzato il cuore,
sulle labbra cento domande per Wrieto-San (Come stava Wes?
Aveva notizie di Yen? Ma Herbert si era sposato, era proprio vero?)
poi Taliesin si stagli sul versante della collina davanti a noi,
dorata e incantevole come l'immagine che mi ero portato dentro
per tutte quelle settimane, quei mesi e quegli anni nel campo. Anzi
no, ancora pi profonda, pi ricca.  difficile spiegare l'effetto che
mi fece. Credo che fosse qualcosa di simile alla sensazione di meraviglia
e rivelazione che molte persone provarono quando videro
per la prima volta le immagini del nostro pianeta dalla terra incognita
della superficie lunare, solo che quella non era terra incognita.
Non per me. Quella era casa mia, la mia casa ideale, se il mondo
fosse stato un posto migliore e a governarlo fosse stata l'estetica
invece che la necessit. E la crudelt.
Wrieto-San stava dicendo la sua sul violino e la musica in generale,
sulla maestria che Iovanna aveva raggiunto nel pi delicato
degli strumenti, l'arpa, e si chiedeva se Setsuko sarebbe stata cos
gentile, cos squisitamente cortese e benevola, da offrire a lui e a
Olgivanna un saggio delle sue capacit pi tardi in serata, quando
entrammo nel cortile e mia moglie si gir verso di me, con un'aria
profondamente perplessa, perch le traducessi. Mi spiace dire che
venni meno al mio compito, se non altro momentaneamente, perch
all'improvviso fui investito da un miscuglio di odori tutt'altro
che dimenticati che risvegliarono la mia memoria olfattiva (le ceneri
fredde del fuoco, il recinto dei maiali nell'angolo pi lontano,
minestra di cavolo, la dolce aria del Wisconsin e un accenno di
esche per i topi che la cuoca spargeva qua e l) e fui nuovamente
sopraffatto.
Segu quindi un lungo e amorevole giro della casa, con il sole del
tardo pomeriggio che ne risvegliava gli anfratti e gli angolini sacrali,
lo scenografico dialogo di luce e penombra, la magica confluenza di
linee orizzontali e verticali, Wrieto-San che ci ricordava la riflessione
di Lao-Tse secondo cui l'architettura esiste non tanto per la struttura
quanto per lo spazio che racchiude, in mezzo ad altri echi del
passato, soffermandosi a illustrare con grande eloquenza le sue nuove
acquisizioni di arte asiatica. Poi vi fu il t con la signora Wright,
che seduta composta sul bordo di una sedia mi osserv con i suoi occhi
da Gurdjieff come se non riuscisse bene a collocarmi, il volto teso
e triste dagli otto o nove anni accumulatisi nel frattempo. Stava
facendo il terzo grado a Setsuko sui suoi gusti musicali (le interessavano
questi nuovi compositori giapponesi, o si atteneva strettamente
ai canoni occidentali?) quando Wrieto-San pos la sua tazza e batt
le mani come un impresario rivolto al suo pubblico. Be', cosa ne
penseresti di fare due passi all'aperto, Tadashi? disse alzandosi in
piedi.  una bella giornata, no? Poi fece una pausa e mi strizz
l'occhio. Proprio la giornata perfetta per un picnic, che ne dici?
Un picnic? gli feci eco, alzandomi insieme al Maestro, come
per un tic.
Gi, come ai vecchi tempi.
Mi inchinai per nascondere la mia emozione. Ero profondamente
toccato. Non solo Wrieto-San era venuto a prendermi in stazione
e aveva trovato il tempo per mostrare la casa e i suoi tesori a
mia moglie, ma aveva anche organizzato un picnic in nostro onore.
E naturalmente Wrieto-San era un grande sostenitore della vita
all'aria aperta, sensibile alla natura e ai suoi mutamenti come gli
ermetici monaci del mio paese che se ne stanno seduti per giorni
in contemplazione dei ciliegi in fiore o dei semi di acero palmato,
il che rendeva il suo gesto ancor pi speciale e delicato. Negli anni
in cui ero stato a Taliesin avevamo fatto picnic in giro per i campi
e le colline in decine di occasioni e anche in posti lontani, un
gruppetto di apprendisti andava avanti a preparare e noi altri ci stipavamo
nelle macchine di Taliesin e partivamo alla volta di qualche
localit che Wrieto-San aveva scelto precedentemente per la
sua bellezza e tranquillit, un piacere per tutti noi; e ora proponeva
di rinnovarne lo spirito. Per me.
Adesso eravamo tutti in piedi, apprendisti che correvano a destra
e a manca, le macchine ferme nel cortile e Setsuko che mi guardava
in cerca di rassicurazioni. Mi avvicinai a lei, la presi sottobraccio.
La abbracciai nel suo tepore.
Ah, Tadashi, disse Wrieto-San, come se gli fosse venuto in
mente solo in quel momento, te la ricordi la taverna di Stuffy e
qui nella sua voce si insinu una nota di furbizia, vero?
Certo, Wrieto-San dissi, inchinandomi di nuovo. E come
potrei averla dimenticata?
Forse per non sai che Stuffy Vale non c'entra pi niente con
quel posto. Adesso a quanto pare il proprietario sono io. Mi dette
un'occhiata d'intesa. Mi sembra di ricordare una certa tua avventura
il primo anno, o forse era il secondo? Consumo eccessivo
di alcol, eh? Vedo che hai sconfitto il vizio. Dette uno sguardo a
Setsuko. Be', buon per te. E per tutti i miei apprendisti che sono
stati tentati dal Demone del Rum. Ma oggi  una giornata speciale.
E questo sar proprio un picnic speciale, come vedrai.
E cos fu. In quegli anni, Wrieto-San aveva continuato a comperare
tutte le propriet limitrofe, come ho gi detto, e aveva
l'abitudine di demolire ogni struttura, per quanto insignificante,
che impedisse la visuale dalle sue finestre o che in qualsiasi modo
disturbasse il suo spirito, un po' come i signori della guerra degli
shgunati o l'ereditiera eremita della poesia americana che compra
tutte le brutture di fronte alla sua spiaggia e le lascia andare
in rovina. Molti l'hanno criticato per questo, come se voler vivere
nella bellezza fosse una sorta di peccato, ma io l'ho sempre difeso.
Ma pure io fui colto alla sprovvista da quello che segu.
Era una serata di fine estate, l'aria era mite sui nostri volti mentre
le macchine percorrevano una dietro l'altra il breve tragitto fino
al punto in cui sorgeva la taverna, in mezzo allo spiazzo incolto
con i suoi alberi che ondeggiavano dolcemente. Gli apprendisti
avevano disposto le coperte e i cuscini per noi e c'era un tavolo con
insalate, carne tagliata a fette, fagioli, pane e pannocchie di granturco
e i grossi ventri verdi delle angurie, mentre il fumo saliva dal
fuoco per la grigliata. C'era anche Wes (che aveva subito la sua tragedia
personale tre anni prima, quando Svetlana e il loro bambino
piccolo erano rimasti uccisi in un incidente d'auto a nemmeno dieci
chilometri da Taliesin) e ci abbracciammo come fratelli, niente
inchini, niente strette di mano, ma quel genere di abbraccio all'americana
che la diceva lunga su ci che significava per ciascuno di
noi. Presentai Setsuko a tutti in un carosello di sorrisi e inchini.
Quando costine, hot dog e hamburger furono cotti e portati in tavola
come offerte sacrificali, ci fu assegnata una sedia sulla pedana
al posto d'onore accanto a Wrieto-San e alla signora Wright. Il sole
giocava sulle nuvole, alto sulle cime degli alberi. Mangiammo.
Ero felice come non lo ero mai stato in vita mia.
Poi, a un cenno di Wrieto-San, uno degli apprendisti si alz e
cominci a suonare una giga al violino, mentre Wes e gli altri uscivano
dalla porta della taverna con grandi fusti di liquido fra le braccia
e per un momento (ingenuo, sventato, assetato) pensai che si
trattasse di birra. Invece non era birra. Era kerosene. Li osservai
attonito rovesciare i fusti e versarne il liquido luccicante tutto attorno
ai muri, avendo gi fatto lo stesso all'interno. Fummo investiti
da quell'odore tossico, chimico, presago.
Il violino gemeva, le note tutte nel registro acuto. La gente cominciava
a battere i piedi, gambe che saltellavano, dita che tamburellavano,
ma nessuno si mosse finch non lo fece Wrieto-San.
Molto lentamente, con un segno del capo alla signora Wright, si
alz in piedi e si diresse verso il barbecue. Si chin un attimo a
prendere un tizzone ardente, poi con tutta calma, come se stesse
andando a fare una passeggiata nell'erba alta fino alle ginocchia,
attravers il cortile e lo lasci cadere nella piccola pozza di kerosene
sui gradini di ingresso.
La struttura di legno si incendi con una velocit incredibile,
le fiamme salirono su per le pareti fino al tetto come qualcosa che,
trattenuto, fosse stato liberato tutto a un tratto, un nugolo di roditori
dai denti di fuoco. Nel giro di qualche minuto i guizzi frenetici
del violino vennero sommersi dal fragore del rogo, i sibili e il
rombo, pali che crollavano, bottiglie di liquori che esplodevano
dentro da qualche parte come bombe in guerra: e quella era una
guerra, la guerra di Wrieto-San agli ubriaconi, i perdigiorno e i
bifolchi arrivati a godersi lo spettacolo di Taliesin che bruciava una
prima e una seconda volta, passando dal rinnovamento alle ceneri,
tutti l che correvano in mezzo all'erba e saltavano gi dalle macchine
con le facce alterate e le loro grida che si alzavano nell'aria.
Il violinista strimpellava. Il fuoco impazzava.
In un battibaleno il tetto era andato, e subito dopo lo scheletro,
la struttura che dava vita alla costruzione, era diventato un'incandescente
radiografia dell'interno. Il cielo si fece scuro, le fiamme
divamparono e si smorzarono e Wrieto-San, il volto illuminato
e il bastone da passeggio che andava su e gi, rest l a guardare
finch non fu notte fonda e le stelle si accesero e ci che un tempo
era stato tirato su e montato da squadre di carpentieri croll al suolocarbonizzato.

 Capitolo 1.
L'UOMO CHE AMAVA LE DONNE.

Kitty era seduta in soggiorno sul familiare divano dallo schienale
rigido davanti al camino di mattoni rossi in quella casa cos familiare
per lei che avrebbe potuto benissimo essere sua, ma naturalmente
non lo era. Era di Mamah(1). E di Edwin. O forse avrebbe
dovuto dire di Frank, dato che tutti gli ambienti lo rispecchiavano
come se vivesse simultaneamente in cento stanze, stanze sparpagliate
qua e l per la campagna ma in qualche modo, nell'architettura
della sua mente, contigue. Era la casa di Frank, certamente,
proprio come sua era la casa in cui vivevano insieme. Tutto era suo.
Il suo marchio era presente tanto sulle cose inanimate quanto sulle
persone, su di lei, sua moglie, come di sicuro lo era stato su Mamah
e sulla signora Darwin Martin e su tutte le altre donne entrate nella
sua sfera. Era arrivato persino a disegnare i loro abiti, cos come
li disegnava per lei, e fino a quel momento, in quella stanza, in un
opprimente pomeriggio invernale stretto nella morsa di ferro di Oak
Park, non l'aveva mai trovato strano, o fuori luogo o nemmeno singolare.
Le cose stavano cos, punto e basta. Cos come era Frank.
E ora se ne stava l a guardare il fuoco avviluppare con le sue
dita incorporee i ceppi posati sugli alari, in ascolto, in ascolto del
nevischio che cadeva tutto attorno e dei flebili vagiti della piccola
Martha nella sua culla al piano di sotto. Era tutto molto tranquillo.
Sul tavolino davanti al fuoco c'erano teiera e tazze, ma nessuno
aveva toccato niente. Mamah era appollaiata sul bordo della sedia
di fronte e cercava di non guardarla. Edwin, mite e sommesso come
un pastore uscito dalle pagine di un romanzo inglese, se ne
stava in silenzio di fianco alla moglie, gli occhi bassi, l'ampia pelata
del capo luccicante al bagliore delle lampade in vetro lavorato di
Frank. E Frank, che lei in quel momento trovava odioso, esecrabile,
detestabile, un'icona schiacciata sotto la ruota del trattore,
Frank se ne stava appoggiato alla mensola del camino su cui facevano
bella mostra le statuette orientali che aveva comperato con i
soldi dei Cheney, i Buddha di ottone e le figurine di avorio intagliato
che non potevano mancare in nessuna casa civile. Aveva le
braccia incrociate sul petto, le gambe larghe, gli occhi duri e metallici,
due frecce che inchiodavano Edwin e lei alla stoffa pesante
di quell'atmosfera greve. E cos' che aveva appena detto, cos' che
aveva detto? Mamah e io ci siamo innamorati.
Innamorati. Come se lui ne sapesse qualcosa dell'amore. Come
se non avesse calpestato sistematicamente il ricordo di ci che c'era
stato fra loro negli ultimi vent'anni, strappandolo dalle radici, cos
assorbito dal proprio lavoro, dal proprio io, da dedicarle s e no
qualche sguardo, trattandola come una serva e i figli come estranei,
una compagnia irritante e nient'altro(2). Amore? Era lei quella
che conosceva l'amore e che lo amava ancora, lo amava malgrado
se stessa, lo amava cos intensamente che aveva voglia di balzare in
piedi e strappargli i capelli, cavargli gli occhi, picchiarlo. E anche
quella l. Quella sanguisuga.
Era innamorato. Suo marito era innamorato. E di una che non
era sua moglie, di una donna che lei aveva sempre considerato un'amica
speciale. Era una rivelazione? Si aspettava forse che lei gli cadesse
ai piedi, percuotendosi il petto e lacerandosi le vesti? O forse
secondo lui avrebbe dovuto limitarsi a fare il segno della croce
e benedire la loro unione? Non era una novit, non era nemmeno
una sorpresa. Erano mesi ormai che lui e Mamah si aggiravano con
aria furtiva, ostentavano sorrisi forzati, sempre discreti in pubblico
tranne quando la scarrozzava in giro su quell'automobile giallo
acceso che pareva avere un cartello con scritto GUARDATEMI! attaccato
al cofano. Ma d'altra parte suo marito era un amante delle
donne, tale era sempre stato e tale sarebbe rimasto, anche se aveva
una spiegazione per giustificarsi: doveva esercitare il proprio fascino
sulle donne del circondario perch erano le donne a tenere i
cordoni della borsa, erano le donne che potevano convincere i mariti
a fare il grande salto e altrimenti come credeva che lui potesse
sbarcare il lunario per vestire, sfamare e alloggiare lei e i suoi sei figli,
e gi, certo, c'era il conto del droghiere, il conto dello stallaggio
e tutto il resto, il che dimostrava quanto fosse necessario che lui facesse
la corte a quelle donne, quelle clienti. Lei lo aveva accettato.
Gli aveva creduto. Dato fiducia. Nella speranza che gli passasse anche
quell'infatuazione, come gli era passata altre volte. Ora per
era troppo tardi. Ora aveva pronunciato quelle parole e non c'era
pi modo di tornare indietro.
Non volevamo che accadesse disse rompendo il silenzio. E
non vogliamo fare del male a nessuno, men che meno a te, Kitty...
e a te, Edwin. Non  questo il punto. Assolutamente.
Mamah, con i suoi occhi da gatta e i suoi movimenti ostentati,
si alz improvvisamente e attravers la stanza andando a mettersi
accanto a lui come un ornamento. Edwin sollev bruscamente lo
sguardo. E allora qual  il punto? chiese, bisbigliando appena.
Gli rispose l'acuta voce flautata di Mamah. La libert disse.
Libert? Di fare cosa? Gli occhi di Edwin si spostarono su
Frank. Di distruggere due famiglie, e per lui? Per questo architetto?
Per questo genio dimezzato?
Kitty riusciva solo a pensare che voleva essere fuori da tutto
ci, fuori al freddo, per le strade familiari, e pens a Llewellyn, che
aveva solo cinque anni e tanto bisogno di lei, di suo padre, della
cena, dei suoi giocattoli e dei suoi album da colorare. Che ne sarebbe
stato di Llewellyn? E della casa? E della madre di Frank, installata
nella casetta sul retro? Che ne sarebbe stato di lei? Sarebbe
andato a rotoli tutto quanto?
Mamah si irrigid. Non c' bisogno di essere sgarbati, Edwin.
Per favore stava dicendo Frank, e prese la mano di Mamah
come se fossero due scolaretti che si preparavano in fila per una gita
devi capire quanto tutto ci sia difficile per noi, ma non c' legge
pi alta che la libert di amare...
Ellen Key(3) fece Edwin acido. Il solo movimento che aveva
fatto era stringere le mani fra loro come per pregare. O per schiacciare
qualcosa.
Proprio cos scatt Mamah. Ellen Key. L'amore  una cosa
morale anche senza un matrimonio a norma di legge, mentre il
matrimonio senza amore  immorale. Recit la frase come un'attrice,
come se l'avesse provata e riprovata, e a Kitty venne da pensare
che fosse proprio cos, tutta la scena, tutti e due, lei e Frank,
a ripetere le rispettive battute in qualche salottino appartato o in
camera da letto, prima di metterla in scena. Non ti ho mai amato,
Edwin, questo dovresti saperlo, e non ho mai finto che non fosse
cos. Non almeno di un amore profondo e intenso e qui dette
a Frank uno sguardo melenso e adorante non come due anime gemelle.
Predestinate.
C'era un che di cattivo nell'aria, affondi e parate, la crudelt
che erompeva in un normale pomeriggio nel bigotto quartiere di
Chicago noto come il Ricetto dei Santi per l'abbondanza di chiese,
il conformismo pacioso, per la sua normalit e il senso del pudore,
e Kitty non voleva niente di quello. Era troppo umiliata anche
solo per parlare. Senza pensarci, si alz e gli altri tre le dettero
un'occhiata sorpresa, come se si fossero dimenticati che era l, un'altra
moglie e madre sacrificata sull'altare del libero amore.
Kitty sent che le stava dicendo Frank. E Mamah, anche
Mamah: Kitty. A quello erano arrivati, ecco tutto ci che riuscivano
a tirar fuori, due misere sillabe, come se pronunciando il suo
nome potessero riportarla a ci che era quindici minuti prima, quando
era arrivata su dal vialetto.
Non rispose. And direttamente al guardaroba a prendere il
cappotto e si sottrasse a Frank che cercava di aiutarla a indossarlo
e un momento dopo era fuori nell'aria pungente, destreggiandosi
nel dedalo di muri e svolte che Frank aveva voluto per proteggere
i Cheney dalla vita della strada l davanti. Sent che la chiamava, ma
lei non si volt. E quando arriv all'automobile, colorato monumento
dell'io e dell'amore di s, perch era quello l'unico genere
di amore di cui Frank fosse capace, e lei adesso lo sapeva, l'aveva
sempre saputo, continu a camminare.
Passarono le settimane, i mesi, e non cambi niente. Tranne
che lei non poteva pi vedere i Cheney, non voleva, sebbene vivessero
a pochi isolati di distanza e il tessuto sociale di Oak Park
fosse cos fitto che sicuramente la minima smagliatura non sarebbe
passata inosservata. C'era stata una rottura? Le sue amiche,
donne del tutto rispettabili che aveva frequentato per anni,
volevano sapere, perch tutte avevano fiutato l'odore dello scandalo
come avvoltoi che volteggiano sopra una carogna. No, diceva
lei, no, niente affatto, era solo molto presa con i bambini. Be',
da quel punto di vista aveva il suo bel daffare, soprattutto con
Catherine che ormai era una signorina e Frances appena pi
piccola. Ma il suo sorriso era strano. E loro capirono, capirono tutte.
O indovinarono.
Salv le apparenze come meglio pot, partecipando alle riunioni
del Nineteenth Century Woman's Club come aveva sempre
fatto, anche se stando ben attenta a non incrociare Mamah; ancora
non riusciva a capacitarsi di essere stata lei a fare amicizia, lei a
presentarla a suo marito, l'architetto, pensando di fare la propria
parte nel procacciare affari. Che ironia, amara come in un romanzo
francese. La odiava, Mamah, con il suo francese, il suo tedesco,
i suoi studi al college, l'aria saccente e quel modo di comandare
tutti quanti, o di sedurli, ottenendo sempre ci che voleva, che si
trattasse di una banalit come la data di una partita a carte oppure
di una cosa importante come scegliere l'architetto che le costruisse
la casa. S, s, la odiava, sebbene cercasse di pensare a lei il
meno possibile. E intanto continuava a lavare, cucire, cucinare, badare
alla servit e dedicare ogni briciola di energia ai bambini, che
sembravano averne pi bisogno che mai, come se intuissero ci che
stava succedendo dietro le quinte. Non capiva mai davvero quanto
sapessero e quindi non poteva fare a meno di interrogarli senza
parere, soprattutto i pi piccolini, Llewellyn e Frances, ma i sotterfugi
non erano il suo forte. E Frances era intelligente, molto sveglia
per la sua et (ne avrebbe fatti undici in autunno) e Kitty doveva
stare attenta quando le poneva domande, cercando di fare apparire
pi casuali possibile, su John Cheney, se l'aveva visto a scuola,
perch era passato un bel pezzo da quando i Cheney erano stati
da loro, e com'era, un bravo bambino, aveva preso dal padre, no?
Ma certo, ovvio, aveva appena sette anni, era ancora piccolo. L'et
di Llewellyn. Anzi no, un anno e mezzo di pi. E perch mai una
ragazzina cos grande doveva aver voglia di giocare con un bambino,
o anche solo notarlo?
Era tutto provvisorio, la sua vita era come un filo sciolto in attesa
delle forbici che lo recidessero, e tutte le sere quando Frank
rientrava dallo studio che aveva separato dalla casa, come un bunker,
lei provava un'ondata di sollievo e gratitudine, e s, anche di amore.
Vero amore. Non l'amore per un oggetto o l'amore per un libro,
ma quello struggimento profondissimo originato dalla mancanza
che l'aveva sempre accompagnata dai suoi sedici anni quando
era andata a sbattere contro di lui alla festa in maschera nella
chiesa di suo zio Jenkin, il tema Les Misrables di Victor Hugo, lei
vestita da Cosetta e lui da Mario, e le loro teste si erano scontrate
cos forte che le era rimasto il livido per una settimana. Sei troppo
giovane per sposarti, le dicevano, tutti glielo dicevano, ma lui si era
proposto con tutta la sua forza irresistibile e per quanto i genitori
di lei frenassero e la madre di lui si opponesse ergendosi come un'arpia
con le ali aperte, lei era Catherine Lee Tobin dalla chioma fiammeggiante
e gli occhi fulminei e niente poteva fermarla. Quando si
spos non aveva ancora neanche diciott'anni. E adesso, a due anni
dai quaranta, era una donna abbandonata.
Quell'anno (il 1909) la primavera port una serie di giornate
senza nuvole a partire dalla fine di maggio fino alla met di giugno.
Nelle campagne magari i contadini erano perplessi, ma a Oak Park
con i suoi alberi ombrosi e i prati avvolgenti punteggiati di casette
per gli uccelli e sedie a sdraio la gente era contenta di quel periodo
di siccit. Sembrava che il ritmo delle cose rallentasse. I negozianti
si prendevano qualche pomeriggio di libert, i bambini nuotavano
o giocavano a palla al termine della scuola, i fiori sbocciavano,
le cicale nel folto del fogliame intonavano il loro ronzio soporifero.
Si facevano picnic, grigliate, partite a ferro di cavallo. Le
amache ondeggiavano indolenti nei cortili e gli uccelli trattenevano
tutti insieme il fiato nella sonnolenza delle ore centrali. Un pomeriggio,
mentre i ragazzi erano in giro da qualche parte e Catherine
e Frances impegnate in un gioco che le appassionava, Kitty decise
di uscire approfittando del bel tempo: le servivano due o tre
cose dal droghiere, e come scusa poteva bastare. Disse a Llewellyn
di cambiarsi la maglietta e lo pettin, poi gli mise un cappello di
paglia, prese borsetta e ombrellino e scese lungo la Forest, che passava
accanto a tutte quelle case meravigliose progettate e realizzate
da Frank, tanto che sembrava il suo quartiere personale, poi prosegu
verso Lake, dove c'erano i negozi.
Il droghiere non fu sgarbato, per fece un accenno al conto in
sospeso che ammontava a circa 900 dollari(4), compresi anche quegli
ultimi acquisti, e lei gli assicur che quella sera stessa Frank sarebbe
passato a pagare, ma la cosa la fece sentire a disagio, neanche fosse
una sfaccendata o una ladra. Cerc di non pensarci, di godersi il
sole e il tepore rigenerante del giorno (dovevano esserci diciotto gradi,
con una leggera brezza che soffiava dal lago, gradevolissima)
e lei guard qualche vestito, compr un gelato a Llewellyn, poi si incammin
verso casa. Era arrivata all'angolo con la Kenilworth, pensando
di rientrare da quella parte tanto per cambiare un po', quando
vide la cameriera dei Cheney che arrivava dalla parte opposta sul
marciapiede di fronte, con i due bambini al seguito.
Guarda disse chinandosi verso Llewellyn, la manina sudaticcia
stretta nella sua ci sono John e Martha. Gli diciamo ciao?
Fece un cenno della mano e la cameriera educatamente attravers
la strada per raggiungerla, John davanti che saltellava e Martha, che
aveva pi o meno tre anni, per mano alla ragazza. Lasci
Llewellyn e i due bambini corsero immediatamente l'uno verso l'altro e
si nascosero dietro un albero, improvvisando un gioco inventato l
per l, e lei si ritrov con la cameriera. E Martha. Buon pomeriggio
disse Kitty.
Buon pomeriggio, signora. La ragazza era irlandese, magra
e un po' curva, i capelli neri che facevano risaltare il pallore del volto
e lo sguardo fisso. Era passato un bel po' di tempo e Kitty non
riusciva a ricordare il suo nome.
Caspita, come sono cresciuti si ritrov a dire, il luogo comune
di una qualsiasi massaia, ma che altro poteva fare?
S, signora rispose la domestica. Tutti e due. Un piacere
guardarli, no?
Stava per replicare che era proprio cos, un vero piacere, quando
fece l'errore di chinarsi e guardare il faccino di Martha chiocciando
che ormai era una signorina, no? Fu un errore perch osservando
bene la bambina, il suo colorito, la forma del naso e le
sue orecchie, specialmente le orecchie, vi ritrov Frank ed ebbe un
sussulto. Non era possibile. La bimba assomigliava troppo a Edwin,
no? Quelli erano proprio i suoi occhi. O erano quelli di Mamah?
L'atteggiamento, nonostante fosse appesa alla mano della cameriera
come una sua appendice, era di Mamah, i tratti piccoli e delicati,
gli occhi allegri. Non di Frank. No. Potevano esserlo... potevano?
D'altra parte nel 1904 lui aveva costruito la casa dei Cheney,
era l tutto il giorno tutti i giorni, con i suoi carpentieri, i manovali
e i suoi disegni, e Martha era nata solo due anni dopo, come
se quella fosse una prova sufficiente. Si ricordava benissimo
Mamah incinta, l'avanzare della gestazione, e come si lamentava continuamente
neanche fosse una martire, la prima donna al mondo
ad avere nausee mattutine e flatulenze. A lei i bambini non piacevano,
quello era il fatto, non almeno come a Kitty. A lei piacevano
le idee, i suoi libri, le sue preziose libert.
S, disse Martha con la sua vocina infantile, sono una signorina.
E voglio un orsacchiotto. Lucy me ne regala uno. Lo sapevi?
Ma che bello fece lei distrattamente. Sono sicura che... poi,
sopraffatta, richiam Llewellyn con voce tremula, si scus e riprese
la sua strada, in un calcolo silenzioso dei mesi e degli anni, odiando
Mamah Cheney con tutto il suo cuore.
Quella sera, a prima vista Frank sembrava sempre il solito. A
cena scherz con i bambini e dopo si mise al piano per un bel pezzo,
rispolverando il suo repertorio di canzoni di Gilbert e Sullivan,
accompagnato dalle bambine e da Llewellyn e anche da lei, sebbene
non fosse proprio dell'umore giusto. E nemmeno Frank. Faceva
finta (era tutta una finzione, lei lo vedeva benissimo, lo conosceva
troppo bene), infilandosi nel ruolo del padre cos come infilava
la mano in quella di un cliente o come si infilava un vestito
nuovo appena consegnato dal sarto cos da poter brillare, per la
meraviglia del mondo. Gli incarichi piovevano e si accumulavano
e il suo nome faceva il giro del globo.
Stava per tornare in studio (adesso lavorava la sera, tutte le sere,
fino a ore sempre pi tarde) quando si incrociarono nel corridoio e
lei pens di dirgli qualcosa a proposito del droghiere, anche se non
voleva assillarlo con questioni di soldi che riguardavano lui e soltanto
lui, ma non poteva tagliare un po' le spese almeno fino a che non aveva
saldato qualche conto? Era questo che voleva dirgli, perch le ronzava
nella testa e l'occhiata che le aveva dato il droghiere l'aveva mortificata
e si sentiva turbata senza saperlo spiegare meglio, ma quello
che disse invece fu: Oggi ho visto i piccoli Cheney, Martha e John,
e non ho potuto fare a meno di pensare... a te.
Vide lo sguardo nei suoi occhi: non voleva parlarne, non voleva
scontri, discussioni, doveva lavorare, non lo capiva? Lavorare.
Lavorare per mantenere tutta quella traballante baracca. A me?
fece. E perch mai...?
Ti assomiglia.
Improvvisamente and su tutte le furie, agitandosi esasperato
sui piedi, lo sguardo truce che gli scavava un solco in mezzo agli
occhi. Chi? berci. Martha?  questo che stai dicendo?
Non ce la faceva a sopportare quel momento, ad arrivare fino
in fondo senza perdere il senno, perch se era vero, e lei lo stava
mettendo alla prova, incalzandolo, spingendolo a venire allo scoperto,
si sarebbe uccisa. Avrebbe urlato fino a fare saltar via le tegole
dal tetto e poi sarebbe corsa in strada strillando per andare a
buttarsi nel lago e l sarebbe rimasta, sul fondo, e nessuno avrebbe
pi trovato traccia di lei.
Sei ridicola, Kitty. Anzi, hai le allucinazioni. Le allucinazioni,
ecco.
Perch? Perch mi aspetto che mio marito mi ami o quanto
meno mantenga gli impegni presi? Questo si chiama avere le allucinazioni?
Eh?
Ma lui non le rispose. Le gir le spalle, imbocc il corridoio e
se ne and nello studio, tutto illuminato come se stesse sorgendo
il sole.
Niente cambi durante l'estate, n con la riapertura delle scuole
e l'arrivo improvviso delle prime piogge. Tanto per tenersi impegnata
organizz un piccolo asilo in casa, una novit che sembr
allontanare Frank ancora di pi, come se l'esuberanza (e la tenerezza,
anche la tenerezza) di quella decina di bambini per qualche
ora al giorno gli azzerasse la creativit e rischiasse di ridurlo sul lastrico.
Era l'inizio di ottobre, le foglie cominciavano a ingiallire,
odore di fumo nell'aria, quando venne a sapere che Mamah si era
portata via John e Martha e se n'era andata in Colorado ad assistere
un'amica gravemente ammalata, o almeno quanto bastava da
aver bisogno di assistenza. A quanto pareva se n'era andata in qualche
momento durante l'estate, e non era tornata nemmeno per
l'inizio delle scuole. Kitty quell'amica non la conosceva, non le augurava
n bene n male n nient'altro, provava solo una grande liberazione.
Mamah se n'era andata. La minaccia era alle spalle. E
Edwin... Evidentemente aveva rotto con Edwin, era l'unica spiegazione,
la storia dell'amica malata nient'altro che un pretesto. O
forse no. Forse era vera. Come che fosse, e quel pensiero la sollev
come la brezza delicata che arrivava dalle cime innevate delle Montagne
Rocciose passando attraverso le pianure bagnate di pioggia:
Mamah non c'era pi. Che se ne stesse in Colorado. Che predicasse
il libero amore presso i braccianti dei ranch e prendesse al lazo tutti
i mariti dello stato tirandoli gi di sella. Che facesse la mandriana.
Che se ne stesse nel suo brodo.
Eppure, c'era ancora qualcosa che non quadrava. Con Frank
aveva parlato chiaro, lui le aveva ripetuto che non avrebbe mai rinunciato
a Mamah, che voleva il divorzio, che il loro matrimonio
era una farsa, peggio, una forma di schiavit, ma lei non aveva ceduto
e lui continuava a vivere sotto il suo tetto e a farsi gli affari
suoi, anche se il sorriso era scomparso dalle sue labbra e sembrava
invecchiato di dieci anni. Era affranto, ecco com'era. Peggio per
lui. Gli sarebbe passata. E lei l'avrebbe accolto nuovamente nel
proprio cuore e nel proprio letto, e pian piano sarebbe tornato quello che era un tempo e tutto sarebbe ripreso come prima.
Allucinazioni? Una sera a cena le annunci che il mattino dopo
doveva andare a Chicago per lavoro, sarebbe stato via qualche
giorno, e lei non se ne dette pensiero, a parte il fatto che si portava
dietro una valigia e un bel po' di stampe da vendere (che avesse
deciso dopo tutto di pagare il conto del droghiere?) o che la
Union Station era un dedalo di binari che andavano ovunque, anche
a ovest, in Colorado. Che importava. Lui macinava chilometri
come un commesso viaggiatore. Passava met del suo tempo a Chicago,
e faceva puntate a South Ben, Buffalo, Rochester, Madison,
Mason City, qualsiasi posto dove si trovavano i suoi clienti. Aveva
progettato persino una casa in California(5).
Allucinazioni. S, aveva le allucinazioni. Quel mattino sul volto
di lui non vide niente se non una specie di apatia, e anche quando
non la chiam, non le mand un telegramma, nemmeno da New
York o dal piroscafo con cui avrebbe attraversato l'Atlantico per
andare in Germania, lei apparentemente continu a non rendersi
conto della situazione, almeno fino a quando i giornalisti non andarono
a bussare alla sua porta, seguiti a ruota dal droghiere, dal
sarto e dall'artigiano.

Note.
1. Pronuncia Maymah, anche se ovviamente il richiamo al pi
dolce e pi semplice Mamah risultava irresistibile per un
freudiano, considerati i bisogni profondi di Wrieto-San.
E ci che, inevitabilmente, sarebbe accaduto.
2. Da Un'autobiografia-, L'architetto in me assorbiva il padre... infatti non mi ero mai
abituato a quella parola e nemmeno all'idea di esserlo... Detestavo il suono della parola
pap. Non sta a me commentare, ma darei tutto quello che possiedo se solo potessi sentire
quel suono ancora una volta dalle labbra di mio figlio.
3. Ellen Karolina Sofia Key, 1849-1926. Femminista svedese, scrittrice, educatrice, radicale.
Autrice di opere come Amore e matrimonio (1911) eli movimentofemminile (1912).
Mamah fu una delle sue adepte e, in seguito, sua traduttrice. In uno dei passi tipici di Amore
e matrimonio, si legge: Cos come l'alchimia divent poi chimica e l'astrologia port poi
all'astronomia,  possibile che la lettura dei segni possa aprire la strada a quella che potremmo
chiamare... erotoplastica: la dottrina dell'amore come arte consapevolmente formativa,
invece di un cieco istinto procreativo.
4. Una somma notevole, equivalente a circa 6.500 dollari del 1979, tenuto conto dell'inflazione.
O'Flaherty-San e io stesso abbiamo potuto controllare la cifra su documenti
pubblici, visto che Wrieto-San veniva continuamente citato in giudizio per insolvenza. Una
volta mi disse, piuttosto incongruamente, mi pare, viste le sue osservazioni sulla Bearcat,
che pensando in primo luogo ai lussi, per il necessario un modo lo si trovava sempre.
5. La casa di George C. Stewart, 1909.

 Capitolo 2.
AUF WIEDERSEHEN, MEINE KINDER.

Inizialmente, Mamah aveva la sensazione di non riuscire ad alzare
la testa dal cuscino. Le sembrava di essere paralizzata dal collo in gi, legata al materasso come una di quelle poverette che deliravano
al manicomio, sepolta sotto una valanga, una frana, nei pi
profondi abissi del mare pi profondo. Se tutto a un tratto la casa
fosse andata a fuoco lei non avrebbe potuto muoversi, nemmeno
per salvare la propria vita o anche quella di Martha o di John. Ormai
doveva essere pomeriggio inoltrato, a giudicare dalla luce, e lei
era rimasta sdraiata l mentre il sole si levava da dietro le grigie rocce
delle montagne e i pioppi ormai ingialliti o i salici o quello che
erano cominciarono a muoversi e piegarsi al vento. Aveva dormito,
sognato e si era svegliata, un ciclo che si ripeteva continuamente,
ma niente era cambiato. Julia(1) era morta e il piccolo pure, senza
che le fossero state risparmiate le lenzuola piene di sangue e il disperato
e frenetico passare delle ore prima dell'alba, n lo sguardo
negli occhi del medico, il volto nascosto dalla mascherina e la bocca
invisibile dietro di essa.
Sentiva la casa assestarsi attorno a lei mentre il sole sostava un
momento sulla vetta della montagna pi alta per poi scomparire, il
freddo secco dell'altitudine che penetrava nelle pareti, nel tetto,
negli spessi vetri delle finestre. Ancora poco e sarebbe stato buio
e cos avrebbe potuto starsene sdraiata tutta la notte, e poi sarebbe
arrivato un nuovo giorno. E i bambini? Ormai dovevano essere
tornati a casa da scuola, Teddy e Joe di Julia e anche il suo,
ma a loro avrebbero pensato le domestiche, soprattutto ai figli di Julia.
E al marito. Le venne in mente che si trovava sola in casa con
il marito, un uomo che non le era mai piaciuto, uno come Edwin,
taciturno e inespressivo, come se pensare, sentire ed esplorare gli
animi fosse un'infrazione a qualche codice virile, l'indifferenza come
approccio alla vita. Be', lei non era un'indifferente. Lei era viva.
Ed era andata l per fuggire da un uomo che aveva meno sentimenti
di una pietra e per stare con Julia, la sua amica pi cara, una
donna piena di grazia e di spirito nel fiore degli anni la cui ultima
gravidanza era stata un vero supplizio e che aveva bisogno di qualcuno
che le tenesse compagnia, con cui ridere, con cui condividere
le emozioni: era cos sorprendente che in quegli ultimi mesi si
fosse sentita a casa sua, veramente a casa sua, per la prima volta da
anni e anni?
Ma ora Julia era morta e lei era un'estranea in casa di un altro
uomo.
Quel pensiero le fu di stimolo e si alz bruscamente a sedere.
Era arrivato il momento della crisi. Doveva muoversi, agire, vedere
i bambini. E i bagagli, doveva fare i bagagli, perch l non ci voleva
restare, nemmeno un istante di pi. Doveva telegrafare a Frank.
A quel pensiero, di ci che gli avrebbe detto, di come poteva anche
solo cominciare a spiegargli ci che provava, lo shock delle parole
sulla bocca dell'infermiera, il sangue di Julia che non c'era verso
di fermare, un grande fiume in piena che inzuppava salviette,
lenzuola e indumenti fino a farli assomigliare a reliquie di santi, il
bambino nato morto tutto contratto e grigio come un pezzo di cera
appoggiato alla spalla della madre defunta, la notte che le era
toccato passare, la paura, il dolore, la rabbia... sentiva il dolore salire
dentro di lei finch tutto si fece grigio e le montagne fuori dalla
finestra scomparvero nel nulla. Per non avrebbe pianto. No.
Non c'era tempo.
La prima cosa da fare era cambiarsi (aveva ancora addosso gli
stessi vestiti del giorno prima) e mettere qualcosa nello stomaco.
Per non aveva voglia di suonare per chiamare una domestica.
Quel pensiero la paralizzava. Se avesse suonato, si sarebbero ricordati
che lei era ancora l, sarebbero arrivati e sarebbero entrati
in stanza e l'avrebbero guardata e le avrebbero parlato e avrebbero
annuito e le avrebbero fatto domande impossibili (voleva un
piatto di minestra, un panino, burro, marmellata sul pane?) e lei
quello non poteva permetterlo. N tanto meno aveva voglia di
scendere in sala da pranzo o in cucina dove sarebbe stata in bala
di lui, dei servitori o dei parenti che ormai dovevano essere arrivati
o di chiunque altro, e in quel momento si rese conto che non
aveva voglia nemmeno di vedere i bambini. Il pensiero di John e
Martha, con tutti i loro bisogni, le loro esigenze e le loro paure e
l'obbligo che gravava su di lei di completare ci che erano riusciti
a farsi raccontare dalle domestiche quando avevano saputo che
Teddy e Joe avevano il divieto assoluto di giocare e che la loro
mamma era indisposta e che non la si doveva disturbare in nessun
caso, le fece provare di nuovo quel senso di paralisi. Ebbe la visione,
molto realistica, di se stessa che sgattaiolava fuori dalla finestra,
scivolava gi dall'albero pi vicino e se la filava via tagliando
per i campi fino alla strada e poi in citt e alla banchina che portava
al treno che portava... dove?
Da Frank. Ecco dove portava quel treno. Da Frank.
Si slacci i bottoni del vestito, se lo sfil dalla testa e lo lasci
cadere a terra accanto a s, poi and in bagno e apr l'acqua della
vasca. Le piastrelle erano fredde sotto i suoi piedi nudi. Sent che
puzzava, il sudore sotto le ascelle e fra le gambe, l'odore della paura
e dell'incertezza. Quando allung la mano verso il rubinetto, vide
che tremava, se ne accorse e lo registr, cercando di considerare
la cosa con la stessa freddezza come se fosse stata la mano di
qualcun altro, ma non ce la fece. Come mai le tremava la mano? fu
costretta a chiedersi. Per via di Julia? Perch la vita l'aveva abbandonata
e lo shock era cos insopportabile che lei stessa ce la faceva
a stento ad alzarsi e continuare a vivere? Perch non poteva restare
l ma nemmeno tornare da Edwin? O c'era qualche altro motivo,
qualcosa cui non osava dare un nome, l'oscuro momento cruciale
della sua vita che lottava per uscir fuori? Chiuse il rubinetto
e si raddrizz. Ma dove aveva la testa? Non aveva tempo per un
bagno. Il bagno era una follia, una cosa ridicola. La debolezza di
una donna che non riusciva a chiarirsi le idee.
Si tolse la biancheria e si dette una rapida passata con la spugna,
non azzardandosi a guardarsi nello specchio per paura di vedervi
qualcun altro, qualcuno che avrebbe confortato i bambini e
assistito al funerale fino all'ultimo, indugiando sui propri sentimenti
come sui grani di un rosario, rinchiudendosi in un'altra persona.
Ordinare fiori. Celarsi dietro un velo nero. Quel genere di
persona. Mentre si vestiva e cominciava a piegare i vestiti e sistemarli
nella valigia, mentalmente scriveva il telegramma per Edwin,
e la successiva lettera. Edwin, Julia  morta. Anzi, no:  successa
una tragedia terribile. Julia  morta durante il parto. Non posso rimanere
in questa casa un minuto di pi.  troppo doloroso. Parto col
primo treno, vieni a prendere i bambini. Tua moglie.
Una volta fatta la valigia, si mise il cappello e il cappotto, and
alla porta e sbirci nel corridoio. Il marito di Julia aveva
fatto fortuna con l'argento (aveva una sua compagnia mineraria da qualche
parte, fra i meandri di quelle montagne)(2) e quella casa era un monumento
alle sue velleit di parvenu, una grande costruzione senza
capo n coda con stucchevoli decorazioni in stile Regina Anna
con venti camere da letto e una serie di corridoi bui. Era l'antitesi
di ci che Frank aveva realizzato per lei, e lei l'aveva sempre trovata
orribile. Fino a quel momento. In quel momento era proprio
ci che ci voleva, luci fioche che dalle applique si allungavano sui
muri, scale che portavano chiss dove, i corridoi che parevano sotterranei
come se l'architetto volesse riprodurre le gallerie delle miniere.
Nell'ingresso non c'era nessuno. Tutto tranquillo.
La stanza dei bambini era al secondo piano, proprio sotto la
sua. A quell'ora dovevano aver gi cenato e in una serata normale
sarebbero stati nel tinello a giocare attorno al fuoco, a leggere,
a disegnare, ma con la casa precipitata nel lutto probabilmente si
trovavano in camera loro. Si stava facendo buio e John comunque
non amava granch stare all'aperto e Martha era ancora troppo
piccola per stare senza sorveglianza, tanto che si era portata
dietro Lucy per badare a loro due. Probabilmente Lucy era con
loro. Ed erano in camera. Martha doveva essere gi sotto le coperte
e Lucy le stava leggendo una favola, mentre John probabilmente
era seduto al suo tavolino minuscolo davanti alla finestra
con le imposte ormai chiuse, a disegnare, facendo finta di non
ascoltare. Quel pensiero la calm mentre scendeva la scala, le
orecchie tese al minimo rumore (qualche bisbiglio, una porta che
sbatteva da qualche parte) e si dirigeva in fondo all'ingresso verso
la stanza dei bambini.
Fino a quel punto era andata avanti senza fermarsi a pensare al
di l dello slancio del momento e dell'idea fissa che si era messa in
testa, ma ora, la mano sul pomo della porta, esit. Per un lungo
istante rest l, in ascolto, finch non le giunse la voce di Lucy e la
sua sommessa cantilena della lettura. Ci fu una pausa, poi la voce
di Martha, un indistinto gridolino interrogativo. Mamah se la vedeva,
sua figlia, quattro anni ancora da compiere, l dietro quella
porta, a cinque secondi dal suo abbraccio, il suo visetto tutto concentrato
(Perch? chiedeva sempre. Perch vivono in una scarpa?
Perch facevano i merli? Perch?) e si sent le gambe molli. Come
madre era un disastro, senza cuore, un'incapace, peggiore di qualsiasi
matrigna in una delle fiabe dei Fratelli Grimm. Se ne stava andando.
Abbandonando i suoi stessi figli. Lasciandoli l, in quella
casa colpita dal lutto, insieme a una domestica irlandese, lei stessa
poco pi che una bambina.
Con grande circospezione, per evitare anche il minimo rumore,
pos la valigia accostandola al muro in modo che non fosse visibile
dalla porta. La voce di Lucy era sempre l, piena e sonora, il
suono pi dolce del mondo, il suono della tranquillit e della sicurezza,
materna (materna), ma insomma, che cosa c'era in lei di sbagliato?
Perch non poteva semplicemente aprire la porta e mettersi
al posto giusto, accanto ai suoi figli? Perch non amava Edwin,
ecco perch. Perch l'aveva sposato alla vigilia del grande precipizio
che aveva segnato il suo trentesimo compleanno, entrambi i suoi
genitori scomparsi proprio quell'anno, a quel punto lui era entrato
nella sua vita e lei aveva pensato di potersi seppellire nella normalit
e non accorgersi mai della differenza. Invece Ellen Key la
differenza la conosceva. Ellen Key, che lei conosceva a memoria
perch Ellen Key era la vera luce, la liberatrice, la saggezza del mondo
e lei ne stava traducendo l'opera in inglese in modo che tutte le
donne americane potessero conoscerla e seguirla pervenendo alla
propria liberazione. Nessuno doveva vivere in una casa di bambole,
nessuno. E se una donna diventa madre senza aver conosciuto la
pienezza dell'innamoramento, lo vive come un'umiliazione; perch
n il figlio, n il matrimonio, n l'amore possono bastarle, soltanto
il grande amore pu appagarla. E dov'era quel grande amore? Dov'era
l'anima gemella? A Oak Park. Che l'aspettava.
In quel momento John disse qualcosa e la sua voce, sovrapponendosi
a quella di Lucy, trasform in una canzone la storia, la filastrocca
per la quale ormai era troppo cresciuto, in tono beffardo
e impaziente, anche se stava ascoltando, continuava a farlo, la matita
colorata sospesa a mezz'aria. Poi si intromise Martha (Perch?)
ma la porta era troppo spessa, solido mogano massiccio, e lei non
cap bene n il senso n la risposta. Solo un mormorio. Sentendosi
in colpa, vergognandosi, ritir la mano e per un attimo esamin
la pelle pallida e le linee sul palmo nella fioca luce sotterranea. Non
tremava. Non pi. La sua mano era ferma e decisa come quella di
un killer, del taglialegna con l'ascia appoggiata al ventre del lupo o
della strega con il forno acceso, e la port alla maniglia della valigia
sussurrando un addio nella nuova lingua, la lingua dell'eroismo
e del sacrificio, e si allontan verso l'ingresso.
Il cielo non era ancora del tutto scuro, aveva un color cobalto
scuro che verso est sfumava nel nero, un cielo occidentale, bucherellato
dai luccicanti puntini delle stelle, ma a terra le ombre
erano fitte. Nessuno l'aveva vista nell'ingresso posteriore, anche
se tutte le volte che sentiva un passo o la voce di uno dei servitori
si fermava dov'era. Non aveva nessuna voglia di fornire spiegazioni,
ormai era al di l delle spiegazioni, e la valigia l'avrebbe
tradita comunque. Ci fu un momento sulla porta di servizio in
cui aveva pensato che era tutto perduto, la governante che usciva
dalla cucina con un vassoio carico di panini e il necessario per
il t, per il marito e qualche altro parente che si trovava nel salottino,
ma lei riusc a nascondersi dietro uno degli alti cassettoni
addossati al muro finch la donna, gli occhi fissi sul vassoio e
gi abbigliata in un luttuoso nero, pass oltre. A quel punto raggiunse
la porta in un rapido balzo e si ritrov fuori nella notte incombente.
Sul vialetto si trovavano un'automobile e due carrozze e lei se
ne tenne ben alla larga, anche se non le importava che gli autisti la
vedessero. Per loro lei non era nessuno, una donna anonima con
una valigia, che indossava il suo cappotto migliore, il viso seminascosto
dalla tesa del cappello, che attraversava il vialetto dietro di
loro e si portava sulla strada. Il suo piano, che andava elaborando
mentre spostava il peso della valigia da una mano all'altra, era di
andare in albergo e vedere se trovava una macchina che la portasse
a Denver. Da Denver poteva prendere un treno diretto a est, verso
Chicago, e alla stazione ci sarebbe stato Frank a prenderla fra le
braccia. Anche lui avrebbe avuto una valigia, e sarebbe salito sul
treno insieme alla folla di passeggeri e viaggiato con lei fra le colline
e le praterie dell'indiana e dell'Ohio e la parte nord dello stato
di New York, gi gi lungo l'Hudson fino a Manhattan. L avrebbero
trovato una nave, un grosso piroscafo con un alto fumaiolo
ormeggiato a uno dei moli del basso West Side, una nave per Brema,
e una volta arrivati in terra tedesca avrebbero preso un treno
per Berlino, dove lui doveva incontrare Herr Wasmuth per mettere
a punto il portfolio per la pubblicazione e propagare la sua fama
in tutta Europa. Era di quello che avevano parlato, pi e pi
volte: Berlino. Ed eccola l, davanti a loro.
Con quell'immagine in mente, camminava lungo la strada schivando
le buche e passando dalla luce all'ombra sotto i lampioni, il
vento dalle montagne che le arruffava il collo del cappotto: loro
due, insieme, voltando le spalle a tutte quelle... complicazioni. Se
lui era disposto, naturalmente. Se ne avesse avuto il coraggio. Se
l'amava come diceva di amarla. Per un momento ebbe paura: stava
rischiando tutto, riprovazioni e imbarazzi di ogni genere, e se
lui si tirava indietro? E se non ce l'avesse fatta a fare quello che doveva?
Se non fosse riuscito a trovare i soldi necessari? E se la presa
di Kitty su di lui era pi forte di quanto lei pensasse? Ma no, no,
tutto ci non contava niente. E anche se cos non era, ormai era
troppo tardi. Allung il passo, sentendosi una fuggiasca.
Si ferm all'ufficio postale a mandare un telegramma a Edwin
per dirgli dei bambini e si costrinse a essere fredda e precisa e a
non pensare a nient'altro che a ci che doveva fare, poi telegraf a
Frank. Gli scrisse che stava arrivando. Che tutto ci di cui avevano
sognato nelle loro lettere adesso era l davanti a loro. Che lei gli
apparteneva. E che era arrivato il momento di dimostrarle che anche
lui apparteneva a lei. Poi trov uno che la port fino a Denver
e quando fu a Denver compr un biglietto di sola andata per New
York via Omaha, Burlington, Chicago, Elkhart, Cleveland, Buffaloe Albany e si dispose all'attesa in stazione.
Erano da poco passate le nove di sera e la stazione era praticamente
deserta. Alz lo sguardo sulla faccia di luna dell'orologio e
guard la lancetta dei secondi compiere un giro dopo l'altro, uno
scatto dopo l'altro, quasi restia ad abbandonare ciascun segnetto,
mentre lei con la mente correva avanti, allargandosi in cerchi concentrici
sempre pi ampi e passando da un argomento all'altro, lo
stomaco annodato attorno a un nocciolo raggrinzito di paura e agitazione.
E fame. Perch non aveva mangiato. Non avrebbe potuto.
Non ce l'aveva fatta n con lo stomaco n con il tempo. L'orologio
ticchettava. C'era una donna in piedi alla biglietteria che stringeva
la mano di una bambina dell'et di Martha. Due uomini, lo stesso
identico completo grigio di pessimo taglio, seduti di fronte a lei sulla
panchina dallo schienale alto, il cappello in grembo, la studiavano
di nascosto. Uno dei due accarezzava distrattamente il feltro,
come se si trattasse di un gattino... Ma chi era, un investigatore privato?
Un rappresentante di biancheria? Un marito che stava abbandonando
la moglie?
Mancava ancora un'ora e mezza all'arrivo del treno, o almeno
all'ora prevista di arrivo, e lei non si dava pace, non riusciva a fermare
la fuga dei pensieri e il battito propulsivo del cuore, e non sarebbe
riuscita a rilassarsi o anche solo a pensare in maniera lucida
fino a che il cuccettista non l'avesse accompagnata al suo scompartimento
e lei non vi si fosse chiusa dentro. Butt un'occhiata alle
spalle dei due uomini, verso le porte che davano sulla strada,
quasi aspettandosi che all'improvviso apparisse Lucy con i bambini
per mano, tutti e tre in lacrime che la supplicavano di non andar
via. Oppure il marito di Julia. O lo sceriffo. Non stava infrangendo
qualche legge? Probabilmente s.
Alla fine, tanto per fare qualcosa, per distrarsi, per alzarsi da
quella panchina su cui le pareva di essere da una vita anche se vide
con un certo sconforto che erano passati non pi di cinque minuti,
decise di entrare nel ristorante. Si sent addosso gli occhi dei due
uomini per tutto il tempo che le ci volle per attraversare il pavimento
di marmo, i passi che le riecheggiavano nelle orecchie come colpi
di pistola, ogni passo una richiesta di conforto, poi spinse la porta
ed entr nel ristorante. Che era un posto cavernoso, male illuminato.
A tutta prima, varcata la soglia, non riusc a vedere granch, poi
per un cameriere emerse dalla penombra e le indic un tavolo appoggiato
alla parete. Agli altri tavoli c'era una manciata di persone,
quasi tutti uomini, che bevevano e mangiavano panini e cotolette,
e al tavolo di fronte al suo una coppia di mezza et, abiti sgargianti,
che si sorrideva fra una gran quantit di piatti e bottiglie di salsa.
Tutti alzarono lo sguardo quando lei entr e pos la valigia accanto
a s, e in quel momento prov vergogna ma anche un brivido
di eccitazione. Non era sua abitudine uscire in pubblico da sola.
C'era sempre stato Edwin l al suo fianco, con la sua aria di decoro,
o i bambini dietro cui ripararsi, Frank che andava avanti e indietro
come se fosse il proprietario di ogni centimetro quadrato di
ogni posto in cui metteva piede. Adesso era sola.
Aveva pensato di prendere una tazza di t e magari una focaccina,
ma non appena si fu seduta ed ebbe scorso il men si rese
conto di avere una gran fame. Il cameriere le port un piatto di sedano
e olive, poi un cestino con pane e burro. Lei respinse il tutto
senza esitazione e ordin una bistecca a cottura media con patate
fritte, verdure miste e insalata verde con salsa al Roquefort. Desiderava
qualcosa da bere? Una birra, forse? Un bicchiere di vino?
Il cameriere, un uomo di mezza et con i bottoni della giacca
tesi dalla pancia e un taglio di capelli che sembrava gli fosse stato
fatto in totale assenza di luce, se ne stava in piedi accanto a lei.
Indossava un vestito liso e vagamente sporco che sembrava preso
in prestito da un becchino e la guardava con l'aria di chi la sa
lunga, persino un po' insolente, come se sapesse tutto di lei, come
se tutte le sere donne sposate che stavano abbandonando i figli
per fuggire con il loro amante gli sfilassero davanti, una dopo
l'altra, annegando nell'alcol pensieri e sensi di colpa che le schiacciavano
come una giacca di piombo. Lei non abbass lo sguardo:
non si sarebbe fatta intimidire. Quell'uomo era uno zotico, un
domestico, una persona che non aveva mai visto prima d'allora e
non avrebbe rivisto mai pi. Vino rispose. Una bottiglia di
Mosella.
Aveva imparato ad apprezzare il vino la prima volta che era stata
in Europa, in luna di miele, quando lei ed Edwin avevano fatto
il giro della Germania, e per quanto non potesse certo dire di essere
un'intenditrice, ne sapeva quanto bastava da affidarsi ai vini
tedeschi che conosceva. E quello, fresco e pulito come l'acqua di
una fonte alpina, le fece effetto immediatamente, allentando la tensione
delle spalle e riscaldandola l dove aveva pi freddo, nel cuore.
E che importava se era una donna sola che beveva in un locale
pubblico? Era una persona indipendente, no? Ellen Key ci avrebbe
forse pensato due volte? O anche una qualsiasi donna europea,
quanto a quello? Accompagnava il pasto con un goccio di vino, libera
da sensi di colpa, ansie, dal panico che prima la stringeva nella
sua morsa, tagli la sua bistecca, si scol il bicchiere e non abbass
mai lo sguardo. Che la guardassero. Che la guardassero per
bene. Perch di l a poco sarebbe stata sul treno, sfrecciando nella
notte, lasciandosi alle spalle tutto ci.
Quando il treno si ferm alla stazione di Chicago, Frank la stava
aspettando sulla banchina. Suo malgrado, malgrado il vino e il
leggero dondolio del vagone e i pensieri amorevoli e positivi su cui
aveva fatto di tutto per concentrarsi, aveva passato una notte insonne
e una giornata che l'aveva sfibrata con le sue mille trafitture
di coscienza e di incertezza, e quando lo vide l, solido, innegabile
in tutto il suo fulgore, si sent invadere dal sollievo. Adesso sarebbero
stati insieme e quella notte avrebbe dormito il sonno degli
esaltati, pelle contro pelle in modo che ogni sua cellula e ogni suo
poro potesse assorbirlo da capo a piedi... I freni stridettero. La stazione
vacill, poi si raddrizz. In quel momento i loro sguardi si
incontrarono e lui le scocc quel suo sorriso capace di conquistare
il mondo e si avvi sulla banchina verso di lei, talmente sopraffatta
dal tumulto delle proprie emozioni che le ci volle un momento
per rendersi conto che era venuto a mani vuote.
Non la prese fra le braccia, non si poteva mai dire chi era l
a guardare, lei se ne rendeva conto, ma le sembr cos rigido e formale
che per poco non le saltarono i nervi. Mamah le disse soltanto,
poi sent la sua mano che la prendeva per il gomito e la guidava
fra la ressa di persone, in fondo a un corridoio e poi in una
specie di ufficio, una stanzetta con una scrivania, uno schedario e
un ventilatore a soffitto, e con sorpresa si rese conto che doveva
aver affittato la stanza per un'oretta cos da potersi parlare in privato.
Ma perch? Perch non aveva con s una valigia? Perch non
era salito sul treno con lei?
Le chiuse la porta alle spalle e lei tutto a un tratto ebbe paura,
sicura che stesse per respingerla, per erigere un muro di scuse, per
abbandonarla come lei aveva abbandonato Edwin e i suoi stessi figli
ora privi della mamma. Frank, che c'? gli chiese ansimante,
una vampata provocata dal pungolo chimico del panico, lo iodio
che le correva nelle vene, acido, fuoco liquido. Dov' la tua valigia?
Che succede?
Va tutto bene le disse attirandola a s. La baci. La teneva
cos stretta che quasi non riusciva a respirare. Ho solo bisogno di
un altro po' di tempo, tutto qua, un paio di giorni appena, tre al
massimo... per, per trovare i soldi. Buon Dio,  stato tutto cos improvviso...
Lo strinse a s, appoggiandogli il mento sulla spalla, e il suo
odore, dei suoi capelli, dei suoi vestiti, del suo corpo che conosceva
cos bene, le fece l'effetto di un tranquillante. Si fidava di lui.
Completamente. Lui era suo, lei era sua. Tuttavia si stacc. Improvviso?
Ormai ne stiamo parlando da un anno e passa. Io ho lasciato
Edwin a giugno.
Il tuo telegramma, dicevo. Sono stato... ero, insomma, da quando
mi hai telegrafato non ho fatto altro che correre da un posto all'altro,
vendendo stampe, sollecitando anticipi dai clienti, cercando
di fare qualcosa, qualsiasi cosa, con i progetti in corso. Ho bisogno
di pi tempo, tutto qua.(3)
Per un attimo questo la ammans, poi per si irrigid di nuovo.
E io? Che cosa devo fare io?
Andare a New York come stabilito. C' un albergo che conosco,
ho gi riservato le stanze. E ho prenotato anche un biglietto per
due persone per venerd sul Deutschland. Non ti preoccupare. Non
ti preoccupare di niente, arrivo appena possibile. Ti serve denaro?
S rispose lei s, mi serve e le implicazioni della cosa le risuonarono
nelle orecchie con tutto l'obbrobrio di un romanzo da
quattro soldi, dunque quello era diventata, una donna che si fa dare
denaro in cambio dei propri favori?
Ecco fece lui, le apr il portafoglio e si baciarono fino a che
lei non sent il suo caldo turgore pronto a scivolare dentro di lei,
poi lui seduto accanto a lei nello scompartimento del treno tenendole
la mano, il capotreno dette un grido e Frank salt gi sulla
banchina e la salut con la mano da dietro il vetro mentre le ruote
si mettevano in moto e un attimo dopo la stazione era scomparsa.
Se ci fu un momento per il quale era valsa la pena di affrontare
tutto ci, un singolo momento che lei avrebbe potuto fissare in
una fotografia e conservare in un album di ricordi fu quando, uscita
dalla cabina di prima classe in alto sopra le acque arrossate dal
sole dello Hudson, lo vide l in piedi, le braccia aperte pronte ad
accoglierla. L'aveva fatta aspettare tre giorni in quell'albergo di New
York e lei non era mai uscita dalla camera, nemmeno una volta, per
timore di ci che c'era fuori. Oppressa dai pensieri. I bambini le
mancavano. Dormiva male. Ormai Edwin doveva essere tornato a
Oak Park e la notizia doveva essersi diffusa, tutti i pettegoli e le
malelingue della citt a fare due pi due, chiss se le avrebbe messo
un investigatore alle calcagna? Sarebbe stato cos meschino, cos
vendicativo? Anche Kitty, la povera scialba Kitty, ormai doveva
sapere la verit. E naturalmente, sebbene la notte prima Frank fosse
andato da lei, erano stati costretti a salire a bordo separatamente,
a prendere addirittura taxi separati, per non scoprire le loro carte.
Per tutta la mattina aveva avuto i nervi a fior di pelle, ogni persona
su cui posava lo sguardo un potenziale traditore, l'impiegato
al banco, il portiere che le aveva aperto la portiera del taxi, lo stesso
tassista, e si sentiva nuda l in piedi sul molo mentre aspettava
che caricassero i suoi bagagli cos da poter poi salire sulla passerella
e confondersi in mezzo alla folla. Finch non arriv a quel
punto, finch non sent la nave alzarsi e abbassarsi maestosamente
sotto i suoi piedi, continu a temere che da un momento all'altro
saltasse fuori qualcuno a gridare: Eccola l! La madre snaturata!
L'adultera! Fermatela!
Frank aveva addobbato la stanza, fiori ovunque, porcellane,
una scelta delle sue stampe giapponesi disposte artisticamente negli
angoli. Vedeva la luce del sole entrare dagli obl come in un universo
privato, l'odore dei fiori che le acuiva i sensi, le geishe nei loro
abiti elaborati che le sorridevano benevole da dentro le loro cornici
e il Monte Fuji, lontano e ammantato di bianco(4), che dava
un'aura di concretezza a quel delirio di felicit da cui era stata investita.
Ora niente pu pi fermarci disse Frank con un ampio
sorriso. La prese per il braccio e prima che lei potesse pensare la
fece volteggiare per la stanza sulle note di un'orchestra immaginaria,
canticchiandole all'orecchio. Poi le fece il panegirico degli intrattenimenti
come se li avesse organizzati lui, le ballonzol attorno
mentre lei metteva via le sue cose, insistette per fare una passeggiata
sui ponti mentre la sirena suonava e la nave si staccava dal
molo e i gabbiani si libravano sulla brezza leggera che saliva dal fiume.
E poi andiamo a mangiare vociava. Facciamo un banchetto
per festeggiare. Tutto, tutto quello che il tuo cuore desidera. Perch
questo  il primo giorno di tanti che ne verranno, il primo giorno
di libert di fare ci che ci piace. Non  fantastico?
Lo pensava anche lei, e le venne in mente Goethe, alla traduzione
cui si era applicata per lui mentre le ore si consumavano come
braci in quella solitaria camera d'albergo, Faust, pensando a
Faust: Chiamalo gioia! recit, stringendoglisi al fianco. Cuore!
Amore! Dio! / Non so che nome dargli! Il sentimento  tutto!.
E cos fu, fino al secondo giorno di navigazione, quando Frank
prese il colore della salsiccia di fegato e non riusc ad alzarsi dal letto.
Non diventer mai un pirata le diceva con voce flebile e soffocata.
Lei lo guardava dare di stomaco riverso su un catino di smalto,
lo guardava dimenare braccia e gambe e barcollare fino al bagno,
lo guardava dormire e gemere e tirarsi le coperte sopra la testa
come per nascondersi dal beccheggio, dalle sbandate e dalle alte
onde che infuriarono attorno a loro per tutte le due settimane
del viaggio. Lei gli stette sempre accanto, accudendolo, leggendogli
a voce alta, facendolo esercitare in qualche semplice frase di tedesco
(Ich spreche ein wenig Deutsch; Ein Tisch fiir zivei, bitte; Moment!
Es fehlt ein Handkoffer!) e lui era proprio come un bambino,
come John quando aveva l'influenza, come Martha. Riusciva a
mandar gi solo brodo. Aveva sempre freddo, avvolto come un poveretto
nelle sue coperte. Si lamentava di continuo. Edwin, quel
sasso, quella roccia, era un ammiraglio in confronto a lui. Ma tutto
ci contava poco; perch il sentimento era tutto e Frank era un
pozzo di sentimenti, una banca di sentimenti, con un capitale ingente.
Lei leggeva per lui finch la lingua incespicava sulle parole,
gli metteva pezze bagnate sulla fronte, gli massaggiava le spalle e i
muscoli dei polpacci contratti dai crampi. Lui era in uno stato penoso,
mentre lei era forte e lo diventava ogni giorno di pi.
Arrivati a Brema si riprese. Mangiava cos tanto a ogni pasto,
gnocchi, Sptzle, Sauerbraten, Schmierkdse, cetriolini sottaceto e
crauti e grosse fette di Pumperniekel ben imburrate, da farle temere
che scoppiasse. Quando raggiunsero Berlino era tornato quello
di sempre, tutto impettito accanto a lei, il bastone volteggiante e le
code del mantello sventolanti al venticello che lui sembrava generare
da solo, e quando fecero il loro ingresso all'Hotel Adlon sulla
Unter den Linden tutti si voltarono a guardare se per caso non fosse
entrato il Cancelliere in persona. And dritto al banco, trascinandosi
dietro lei, gir il registro dalla propria parte con un gesto
ampio e senza pensarci due volte firm con la sua calligrafia decisa
Frank Lloyd Wright e Signora.

Note.
1. Nome di fantasia. La storia non ci rivela la vera identit di questa povera donna, anche
se un viaggio a Boulder, in Colorado, e una ricerca nelle cartelle dell'ospedale avrebbero
forse dato qualche frutto. Ovviamente, O'Flaherty-San e io stiamo bene qui a Nagoya,
e tutto ci che vogliamo  il marchio della verosimiglianza avvalorato da accurate indagini.
Albert Bleutick, vedi nota a p. 35.
2. Diciamo che si chiamava Roaring Fork Mines, e immaginiamo che lui se ne fosse tirato
fuori, o almeno avesse diversificato i propri investimenti, prima del tracollo del 1893.
3.  difficile non considerare il comportamento di Wrieto-San sotto questo profilo quanto
meno irresponsabile, per non dire criminale. Sembrava che con i suoi clienti instaurasse
sempre un rapporto conflittuale, in cui riteneva di doversi in qualche modo sminuire semplicemente
per procurarsi i mezzi per praticare la sua arte, per cui se doveva fregarli, come
si dice, con sfondamento dei costi e anticipi su anticipi, era convinto che tutto ci gli
fosse dovuto. Inutile dire che poi abbandonava quelle persone e i progetti che non aveva
veramente intenzione di portare a termine, se non affidandoli a qualcun altro. Com' che si
dice, prendi i soldi e scappa?
4. Come rappresentato da Katsushika Hokusai, 1760-1849, nella sua serie Trentasei vedute
del Monte Fuji. Wrieto-San ne possedeva almeno un esemplare, Il Fuji dal Tempio Honganji di Asakusa, Edo.

 Capitolo 3.
LO SPIRITO DELL'ONORE.

Il fatto che ad aprire la porta fosse stato uno dei figli (Catherine,
con il suo contegno da signorina, piena di aspettative, qualche buona
notizia, una lettera dal padre, un pacchetto di cui era in attesa,
un'amica di scuola che veniva a spettegolare sui compagni) rese solola situazione peggiore. Mamma l'aveva chiamata Catherine attraversando
tutta la casa di corsa per raggiungerla in cucina. Mamma,
c' qui un uomo che ti vuole vedere. Dice che  del Tribune.
Era tutta presa dalla cena, tagliare l'arrosto, schiacciare le patate,
pulire le carote e le cipolle facendo la spola fra la ghiacciaia,
il lavandino e la cucina e poi daccapo, ed era vestita da casa, col
grembiule, i capelli raccolti alla bell'e meglio perch non le dessero
fastidio. Non aspettava ospiti. Di sicuro non uno sconosciuto.
E men che meno un giornalista.
Che cosa vuole? Non sar per l'abbonamento, no? Poi, come
parlando a se stessa: Siamo indietro anche l?.
Catherine se ne stava sulla soglia, uno sguardo d'attesa in volto.
Si strinse nelle spalle. Non me l'ha detto.
Kitty rimase a guardare a lungo la figlia, che intanto si era appoggiata
allo stipite, spensierata, graziosa, gli occhi della madre e
la statura del padre, ancora con la divisa della scuola, un nastro fra
i capelli, il riflesso dell'ultimo pallido raggio di sole che entrava dalla
finestra sul medaglione appeso al collo. Aveva quindici anni, quasi
sedici, pi o meno l'et che aveva lei quando aveva incontrato
Frank. Quel pensiero la immobilizz un istante, facendola sentire
nostalgica e protettiva al tempo stesso, poi Frank era nei suoi pensieri
e vi risuonava come una campana. Frank? Era per Frank?
L'uomo l'aspettava nell'ingresso, un passo dentro la soglia. Poteva
avere una trentina d'anni, un vestito che gli cadeva male addosso
pi o meno a scacchi e la cravatta allentata. Le fece un
sorriso come un bambino che riceve un dono speciale. La signora
Wright? disse.
S rispose lei, con uno sguardo perplesso. E per quanto avesse
il sospetto che la sua richiesta, quale che fosse, le sarebbe stata
sgradita (glielo leggeva negli occhi, quella certa aria di superiorit,
come se sapesse qualcosa che lei ignorava) sent la propria voce che
diceva: Volete entrare?. Lo fece accomodare davanti al camino
con il fuoco acceso. Fuori la luce si andava offuscando. Una folata
di vento fece volare le foglie sul prato ormai ingiallito. Era il sette
novembre, una data che non avrebbe dimenticato per tutta la vita.
Bene fece lui allungando le mani verso il fuoco mentre lei se
ne stava l rigida e Catherine sgattaiolava nella stanza con un'espressione
preoccupata in volto vi ruber soltanto un minuto.
Tir fuori dalla tasca un taccuino e una matita e si gir verso di lei.
Il mio nome  Adler, Frederick Adler, e sono del Tribune. Fece
una pausa per darle modo di soppesare quell'informazione. Volevo
sapere... volevamo sapere, i miei colleghi e io, cio... se avevate
qualcosa da dire. Insomma, ufficialmente.(1)
Da dire? ripet lei. A che proposito?
Vostro marito.
Una punta di inquietudine cominci a prendere piede in qualche
angolo riposto dentro di lei. Sent una vena pulsarle in gola.
Mio marito? Che gli  successo? Poi, senza che potesse trattenersi,
ebbe un'intuizione e pens che fosse morto. O ferito. Gravemente
ferito. Vide le ossa rotte, il sangue sul selciato. I suoi occhi
corsero alla figlia. Non ...?
Il viso dell'uomo si indur.  qui a casa?
Be', no. E via per lavoro. Gi da... Ma insomma, c' qualche
problema?
No fece lui nessun problema e Catherine, la povera Catherine,
le dette un'occhiata che la fece sentire come se dei selvaggi
con l'osso nel naso la stessero cuocendo a fuoco lento sui carboni
ardenti. Speravo soltanto continu frugandosi nel cappotto ed
estraendone un giornale, il Chicago Tribune, che le porse come
se si trattasse di una copia della Bibbia su cui giurare davanti alla
corte in un chiarimento.
Il titolo l'aggred urlando, mute lettere, bianche e nere, che tuttavia
urlavano lo stesso, forte come la sirena dei pompieri:
L'ARCHITETTO WRIGHT A BERLINO CON UN'AMICA. E il sommario,
persino pi strillato: La signora Cheney registrata come consorte.
In quel momento squill il telefono. Tutto quello che le riusc
di fare fu tener stretto il giornale, evitare di lasciarlo cadere a terra,
di buttarlo nel fuoco, di strillare tutta la sua rabbia e il suo odio.
Catherine disse, sforzandosi di controllare la voce per cortesia,
puoi sentire chi .  Rimase a guardare sua figlia mentre attraversava
la stanza, si avvicinava al telefono nell'ingresso e sollevava la
cornetta. Solo una volta che Catherine si fu allontanata, quando fu
fuori portata, e al sicuro, solo allora Kitty si gir verso il cronista.
Alz la testa, indietreggiando inconsapevolmente di un passo fino
ad appoggiarsi alla mensola del camino e all'iscrizione che Frank
vi aveva fatto incidere, LA VERIT  VITA(2), perch quello che stava
per dire non era affatto la verit. S disse s, ci ha scritto la settimana
scorsa dal suo editore, Wasmuth Verlag, per dire che si sarebbe
trattenuto a Berlino a lavorare ai disegni per il portfolio.
Respir a fondo. L'uomo scribacchi qualcosa sul taccuino, parole
eterne, la sua dichiarazione ufficiale, la sua testimonianza. Ma
lei non aveva ancora finito. Ovviamente continu dev'esserci
stato un equivoco. Capite, la signora Cheney (una sua cliente, sapete)
la signora Cheney si trova in Colorado.
Due giorni dopo, col telefono che squillava con tale insistenza
che aveva dovuto scollegare i fili per non impazzire e i bambini che
si aggiravano per la casa come se li avessero presi a frustate, cupi,
pallidi e abbacchiati come lei stessa, accett di vedere i giornalisti.
Non foss'altro per porre fine all'assedio. Erano ovunque, onnipresenti
come le mosche, un nugolo che sciamava per la propriet sebbene
lei avesse mandato mille volte la domestica a chiedere che se
ne andassero; alzava gli occhi dalla cucina e vedeva uno sconosciuto
in strada che gesticolava, attraversava il soggiorno e nell'aiola fuori
c'era un uomo che la fissava sventolando un taccuino e pronunciando
parole incomprensibili. Gente che sbirciava dalle finestre e
suonava il campanello giorno e notte, tanto che pens di scollegare
anche quello per far tacere il cicalino che le ronzava nella testa.
Aveva sospeso l'asilo in casa. Non mandava nemmeno i figli a
scuola per risparmiarli, e quella era la cosa pi crudele di tutte. Pensare
che i suoi figli dovessero subire quell'umiliazione era insopportabile:
come aveva potuto, proprio lui, fare questo ai suoi bambini?
Come aveva potuto essere cos egoista? Frances era in lacrime:
la sua classe stava preparando la recita di Hiawatha e
l'insegnante aveva detto che avrebbero dovuto esserci tutti, anche
i timidi o i ritrosi, e che ognuno avrebbe dovuto imparare a memoria
il proprio pezzettino o avrebbe bloccato il gruppo intero.
Ma mamma, io devo andarci continuava a insistere. Devo fare
Minnehanna. E poi, poi la piccola scoppi a piangere, dodici anni
e singhiozzava da spezzare il cuore Robert McKenrick fa
PauPuk Keewis! La vita di Catherine era a pezzi. E anche quelle di
John e di David, a scuola era tutto un bisbigliare, le sembrava di
poterselo immaginare benissimo, la crudelt dei bambini, le conversazioni
che si interrompevano non appena uno di loro entrava
nella stanza, dita che indicavano, occhiate furtive...
Ma era meglio non pensare a tutto ci, perch gi da basso stavano
arrivando i giornalisti e lei non doveva cadere nella loro trappola,
se l'era ripromesso. Quelli volevano lo scandalo, volevano una
moglie che urlava improperi, la scenata di una pazza, ma lei non
gli avrebbe dato quella soddisfazione. Si ravvi i capelli, che erano
ancora il suo vanto, il colore di un penny nuovo di zecca e nemmeno
un filo bianco, e indoss uno dei semplici abiti lunghi con il
colletto all'olandese che le aveva disegnato lui, quello azzurro, come
il colore dei suoi occhi. Era il vestito di Frank, il suo marchio
su di lei, e lei l'avrebbe portato con orgoglio, con modestia, rispondendo
alle loro domande senza amarezza o ironia. Era suo marito
e lei l'avrebbe difeso, anche se farlo le sarebbe costato.
Il campanello, quel campanello infernale, continuava a suonare
mentre lei si vestiva e non smise fino a che il reverendo Kehoe
non venne a bussare piano alla porta della camera da letto. Era stato
cos gentile da offrirsi di fare da intermediario, accogliendo austero
i giornalisti alla porta d'ingresso e facendoli accomodare nell'atrio
e poi nella stanza dei giochi, lo spazio pubblico pi ampio
della casa e il suo cuore domestico(3). Aveva deciso di affrontarli l,
piuttosto che in soggiorno o nello studio di Frank: dopo tutto si
trattava di una stanza dei giochi, dedicata alla famiglia e pensata
per i bambini da un padre affettuoso, che non era affatto un cascamorto,
uno che li aveva abbandonati, ma un'anima smarrita e
indotta in tentazione. Sebbene avesse il cuore in subbuglio e
lo stomaco pure (nemmeno un'ora prima aveva rimesso la
colazione) era
quella la linea che aveva intenzione di adottare.
Apr la porta e il reverendo si fece da parte per farla passare.
Vi stanno aspettando le disse, gli occhi fervidi di convinzione nel
corridoio buio, il collarino uno spettrale squarcio bianco sotto il
mento. Padre di otto figli, era profondamente religioso e rigido come
il ferro. Lei aveva assistito a tutti i suoi noiosi e monotoni sermoni
domenicali per dieci anni, in cui lui sceglieva i punti salienti
dell'esegesi biblica, aveva donato per le sue opere pie, aveva partecipato
dietro sua richiesta, o della moglie, a diversi tediosissimi
t e feste benefiche, e ora lui era l a ricompensarla. Era un ministro
di Dio e le sarebbe stato accanto in quel difficile frangente,
perch non aveva un marito che la sostenesse, o non ce l'aveva pi.
Era quello il destino che l'aspettava, vivere come una vedova per
il resto dei suoi giorni? Oppure Frank si sarebbe stancato di
Mamah e sarebbe tornato da lei? Le attravers la mente l'immagine
fugace di lui chino su un piatto di gnocchi in qualche palazzo prussiano
con pelli d'orso sui pavimenti e teste di cervo appese sopra
il camino, mentre Mamah sorseggiava champagne da un calice di
cristallo rovesciando la testa indietro in una risata, quella sua spensierata
risata cristallina che aveva il potere di raggelare le donne e
far girare la testa agli uomini.
Tutto bene, Catherine? Siete pronta ad affrontare ci che vi
aspetta?
S rispose lei, cos piano che non era nemmeno sicura di essere
stata sentita.
Altrimenti possiamo cancellare tutto. Basta che voi diciate una
parola e mando via tutti.
Ma lei doveva andare fino in fondo, doveva fare quello che poteva
per migliorare la situazione, porre fine alle voci e alle ipotesi,
per il bene dei suoi figli e anche per il proprio. E pure per quello
di Frank. I bambini dovevano tornare a scuola. Lei doveva riprendere
le proprie occupazioni. E per quanto si sentisse una reietta, si
sentisse come se stesse andando a farsi lapidare pubblicamente e
avrebbe preferito essere in un qualsiasi altro posto, gli disse di no
e fece l'ingresso nella stanza con portamento eretto e a testa alta(4).
Signora Wright! esclam uno a voce alta, ma il reverendo lo
zitt con uno sguardo di fuoco e lei non voleva guardarli, erano cos
numerosi, perfetti sconosciuti raccolti l nel sancta sanctorum di
casa sua con l'unico proposito di distruggere lei e la sua famiglia,
persone che le erano odiose, n pi n meno che se fossero stati assassini,
dal primo all'ultimo. Le ci volle un minuto per ricomporsi
(baffetti, non vedeva altro che baffetti, un mare ondeggiante di peli
facciali) poi con voce ferma e chiara attacc a leggere la dichiarazione
cui si era dedicata per buona parte dei due giorni precedenti.
In questo momento il mio cuore  con mio marito cominci.
Torner qui non appena gli sar possibile. Nutro per Frank Lloyd
Wright una fiducia che forse travalica ogni comprensione, ma lo conosco
come nessun altro al mondo. In questa circostanza  innocente
quanto me. Era il suo cuore quello che sbatteva contro le costole
come un cucchiaio sul fondo di una pentola? E loro, dal primo
all'ultimo, la stavano guardando con occhi increduli, persino
diffidenti? Che importava. Quelle erano le sue parole e loro cos le
avrebbero riferite, erano l per quello, quello era il loro scopo, la loro
funzione nella vita, riferire. Riferivano tutti contenti ogni porcheria,
dunque ora potevano riferire che lei ne faceva piazza pulita.
La sala era assolutamente silenziosa. Un tizio vuot la pipa nel
palmo della mano e fece per alzarsi a buttare la cenere nel camino,
poi per ci ripens. Lei dette uno sguardo alle finestre, desiderando
potersi levare in volo nella stanza e volatilizzarsi come vapore,
ma le finestre erano ben chiuse, offuscate da una strana luce tremula,
come se mentre lei parlava un diluvio biblico avesse inondato
Oak Park e silenziosamente le acque fossero salite a sommergere
tutti loro per sempre. Forse fu quel pensiero, il pensiero di
tutta quell'acqua, che all'improvviso la fece rendere conto di quanto
fosse assetata. Involontariamente deglut, deglut tutto, la paura,
la speranza, la vergogna, e and avanti.
Parl degli sforzi di Frank, giovane architetto arrivato a Chicago
senza niente e diventato poi grazie al lavoro duro e alla sua
applicazione il grand'uomo che era, di come le sue difficolt attuali
fossero solo un altro intoppo sul suo cammino, che lui avrebbe lottato
per superare con la tenacia della sua volont. Frank Wright
non mi ha mai ingannato in tutta la sua vita disse, e lo credeva
davvero, almeno in quel preciso istante.  onesto in tutto ci che
fa.  lo spirito dell'onore.
C'era silenzio. Capiva che tutti quanti stavano cercando di digerire
quell'ultimo pezzo di informazione, i volti tesi e imbarazzati.
Poi attaccarono con le domande, con il reverendo Kehoe che
dava la parola all'uno e all'altro. Pensate di avviare le procedure
per il divorzio? si inform uno nella prima fila, e lei gli rispose con
spontaneit, appassionatamente, con autentica convinzione, come
se negli ultimi dieci minuti si fosse convertita e mai in vita
sua avesse nutrito un pensiero malevole verso suo marito. Tutto ci che
sono come donna proclam a parte i miei buoni natali, lo devo
all'esempio di mio marito. Non ho alcuna esitazione a dichiararlo.
Si pu dunque pensare che io possa intentare un'azione legale?
Poi assicur loro che sarebbe tornato non appena fosse riuscito a
dominarsi e a vincere la battaglia che stava eroicamente combattendo
per lei e per i suoi bambini. E che una volta tornato (e questo
lei lo credeva sinceramente, al di l della passione del momento)
tutto sarebbe tornato come prima.
E la signora Cheney? chiese uno spilungone insolente in fondo...
E chi era? Il signor Adler. Quello che aveva divulgato la faccenda
e l'aveva colta alla sprovvista in casa propria. Be', la cosa non
si sarebbe ripetuta, questo era certo.
Gi, e lei?
Quando torner, vostro marito, voglio dire, che ne sar di lei?
Eccoci: il momento della verit. Vedeva benissimo che tutti quanti
si preparavano. Ci fu un collettivo voltar di pagine, dita che stringevano
mozziconi di matita. Era quello il motivo per cui erano l.
Mamah, la vistosa Mamah, con la sua risata da sala da ballo e
la sua figura da ragazza alta e slanciata, sorse nella sua mente e
l'attravers, e lei fu a un passo dallo scivolone, ma tenne duro. Per
quanto riguarda la signora Cheney rispose, mentre il reverendo
Kehoe le lanciava uno sguardo intenso, che lei ignor ho fatto di
tutto per escluderla dai miei pensieri. Non  altro che una forza
contro cui dobbiamo misurarci. Non ho mai pensato di respirare
la sua stessa aria. Si tratta semplicemente di una vamp... Ne avrete
sentito parlare, no?
S, certo che ne avevano sentito parlare. Loro ci vivevano di
quelle cose, battevano vicoli e bordelli e i covi pi luridi, pi sordidi
per tirarle fuori e mostrarle alla luce del sole, lo facevano per
mestiere. Per una buona storia. Ed eccola l, la storia migliore che
potevano trovare: l'unica colpa di Frank era di essere caduto sotto
l'incantesimo di una vamp e lei, Catherine, Kitty, sua moglie, gli
era vicina con tutto il cuore.
Nonostante tutto, per, era stata abbandonata e lo sapeva. Frank
non scriveva. N un telegramma n una comunicazione di altro genere,
sebbene dovesse aver saputo dei giornali, doveva aver saputo
della situazione in cui l'aveva messa, ma evidentemente adesso
per lui era diventata un'estranea, peggio che un'estranea, perch
agli estranei scriveva in continuazione, per questa o quella questione
di lavoro, contrattando sulle sue preziose stampe oppure ordinando
i vari abiti su misura, o cappelli, o assi di cipresso o una
nuova sella per il cavallo che non poteva montare visto che era in
Europa. Che cosa aveva fatto lei per meritarsi un simile trattamento?
Tanto disprezzo? E quel silenzio, soprattutto quel silenzio che la
faceva impazzire?
Era appena passato il Natale quando finalmente scrisse, a Lloyd,
supplicandolo di andare in Europa ad aiutarlo con i disegni per il
portfolio, e Lloyd and dritto da lei, perch era obbediente e leale
e aveva preso le sue parti (come tutti i figli e Frank, quando fosse
tornato da loro, avrebbe dovuto affrontarne le conseguenze). All'inizio
lei si oppose all'idea. Anzi, ne fu sdegnata. Frank l'aveva
abbandonata e ora voleva portarle via anche il figlio maggiore? E
poi, cosa avrebbe fatto, avrebbe trasferito tutta la famiglia in Germania
o in Italia o dovunque si trovasse, sostituendo a lei Mamah
Cheney? No, gli disse, assolutamente no, e pass un triste pomeriggio
a letto, ora singhiozzando nel cuscino, ora fissando il soffitto,
sentendosi sola e afflitta come mai in tutta la sua vita. Sarebbe
rimasta l per tutta la settimana se Llewellyn non si fosse presentato
alla sua porta trascinandosi dietro uno dei suoi giocattoli mezzi
rotti e chiedendole tutto d'un fiato perch era cos triste e dichiarandole
subito dopo che aveva fame. Mamma, fra poco  pronta
la cena? ed era Frank da capo a piedi, nessuna traccia dei Tobin,
l'immagine esatta di Frank. Perch io ho fame. Voglio una fetta
di torta. Posso avere una fetta di torta?
Poco dopo (la cena l'aiut a rimettersi in sesto, vedere i bambini
seduti attorno al tavolo a parlare dei fatti della propria vita, vita
che non aveva niente a che fare con i dissidi coniugali e quel posto
vuoto a capotavola) cominci a vedere le cose sotto una luce
diversa. Era un segnale positivo, no? Quanto meno Frank si faceva
vivo, la famiglia doveva essergli mancata cos come lui era mancato
a loro, il primo Natale separati, la casa triste senza di lui, doni
e canzoncine suonavano falsi, ogni decorazione appesa all'albero
gravata dalla sua assenza. Lloyd aveva diciannove anni, l'et di
Frank al suo primo apprendistato da architetto, e quella per lui poteva
essere un'opportunit di lavoro, di avanzamento, di rapporto
con il padre e un'occasione per vedere il mondo: non poteva negargliela(5).
Poi le venne in mente anche un'altra cosa, e chi poteva
biasimarla se si trattava di un pensiero puramente egoista? Lloyd
sarebbe stato la sua spia. Avrebbe rimediato al silenzio, sarebbe stato
i suoi occhi e le sue orecchie, avrebbe ridimensionato il divario
fra lei e Frank, dandole motivo di continuare a sperare,
perch Mamah non era niente, soltanto un capriccio, e lui
sarebbe tornato a
casa, lei lo sapeva. E sarebbe stato Lloyd (come avrebbe potuto resistergli,
a suo figlio?) a riportarglielo.
Lloyd part a met gennaio, in una giornata cos tetra e grigia
che il cielo sembrava il coperchio di una bara, tanto poca era la luce
che emanava. Come avessero fatto i giornali a venirlo a sapere
lei non lo cap mai, ma alla stazione di Oak Park c'era un giornalista
che li aspettava e che si intromise fra lei e il figlio, Solo qualche
domanda se non vi dispiace. Be', naturalmente le dispiaceva, certo
che le dispiaceva, e dispiaceva anche ai bambini, in piedi sulla banchina
con l'aria mesta, lei che si asciugava gli occhi e Lloyd curvo
sotto il peso delle valigie. Gli raccomand di mandarle un telegramma
non appena fosse giunto a New York e poi ancora all'arrivo
a Firenze, perch a quanto pareva era l che si trovava Frank,
a crogiolarsi al sole italiano insieme all'amante mentre la sua famiglia
si gelava le ossa nell'implacabile inverno di Chicago.
L'articolo sul giornale del giorno dopo (IL FIGLIO DI FRANK
LLOYD WRIGHT POTREBBE RIPARARE LA ROTTURA FAMILIARE; Il ragazzo
si  imbarcato oggi per l'Italia su richiesta del padre, fuggito
con la moglie di Edwin Cheney) fu un'altra intrusione, un'altra umiliazione
in quella lunga serie. Si sentiva sporca. Si sentiva come se
la colpa fosse sua. Ma come sarebbe stato trovarsi un altro uomo,
sentirselo fra le gambe, le sue labbra sul collo, sui seni? Non riusciva
nemmeno a immaginarselo. Per quanto si sforzasse, riusciva
a immaginarsi soltanto Frank, suo marito, l'unico uomo che avesse
mai conosciuto. Poi per pens a lui insieme a Mamah e tutta la
scena si dissolse nella vergogna. Non ce la faceva a guardare in faccia
i suoi vicini, non sopportava il pensiero di incontrarli per strada,
in chiesa o dal droghiere, di vedere le loro facce fintamente atteggiate
a piet o gli occhi che la sfuggivano come se avesse la peste,
cos smise di uscire.
Pian piano, via via che le settimane e i mesi passavano, scopr
che si stava abituando alla sua assenza. La primavera sal zitta zitta
sugli alberi, le giornate si facevano pi calde e il sole si allungava
sul prato, e lei and fuori a rivoltare la terra dell'aiola come qualsiasi
vedova, zitella o donna abbandonata (e da qualche parte l attorno
dovevano essercene migliaia, legioni, un intero esercito, ma
non a Oak Park, non a Saints' Rest dove ogni donna aveva un uomo
fra le braccia e le panche delle chiese erano tutte gremite di
anime rette e pure) poi arriv giugno, l'iscrizione dei figli a scuola e le
lunghe, gloriose giornate estive. Da Lloyd riceveva lettere a cadenza
regolare, ma ora anche lui le sembrava distante, una persona conosciuta
in una vita precedente. Come Frank. Che viveva a Fiesole
con il figlio e un disegnatore stipendiato, lavorando assiduamente
per convertire i suoi progetti nel formato richiesto dall'editore,
mentre Mamah si era fermata a Berlino, dove insegnava inglese in
una scuola. Che si fosse gi stancato di lei? Non voleva concedersi
quella speranza, perch prima che se ne rendesse conto era di
nuovo autunno, i ragazzi erano tornati a scuola e suo marito era
uscito dalla sua vita ormai da quasi un anno. Un anno. Un intero
anno. Ma quanti anni aveva ognuno, ogni coppia, da poterli dilapidare
in quel modo?
Non voleva sperare, non voleva credere, ma poi arriv la lettera
da suo figlio che annunciava il ritorno a casa di Frank, da solo,
prima a New York e poi a Chicago, nella casa di Oak Park che aveva
costruito per lei e per i figli, i suoi figli, di lui e di lei. Tornava a
casa. Era gi in viaggio. Sarebbe stato l prima che le foglie cambiassero
colore e il gelo ricoprisse il prato di brina. Dovette riprendere
fiato: dentro di lei il gelo era gi arrivato, ghiaccio, un muro rigido,
e la lettera, due fogli di carta sottile, lo sciolse in un ruscello
che dilav via tutto davanti a s, una piena dolcissima. A casa. Tornava
a casa. E quando finalmente arriv, con l'automobile di uno
dei suoi clienti che cercava di nascondere il volto per la vergogna e
non voleva scendere dalla macchina(6), si avvi baldanzoso su per il
vialetto come se non fosse mai stato via e i bambini gli corsero incontro,
Llewellyn aggrappandoglisi alla vita e Frances saltellandogli
fra le braccia, mentre i cronisti scarabocchiavano i loro foglietti
sgualciti e lei era l con il sorriso che le bruciava sul volto.
Se mai ne aveva nutrite, le sue illusioni si infransero ben presto;
non appena lontano dagli occhi dei giornalisti, le rivolse uno
sguardo s e no, e dopo cena, la loro prima cena in famiglia da un
anno a quella parte, si dispose a dormire nello studio. Non nel letto
di lei, il loro letto, ma nello studio. Lei ci aveva pensato un bel
po' sulle sistemazioni per la notte, perch non era disposta a
voltar pagina e ad accoglierlo a braccia aperte dopo che si era portato
a letto quella sgualdrina, gli avrebbe spiegato per filo e per segno
quello che pensava, una vera e propria lavata di capo, ci voleva
tempo per risanare le ferite, certo che ce ne sarebbe voluto, ma
quello era suo marito, l'uomo che amava, e sarebbe arrivato anche
il momento della riconciliazione, della tenerezza, del perdono. Lo
vedeva avvicinarsi a lei, il vecchio Frank, con aria contrita, bisognoso:
doveva supplicarla, supplicare per averla. Ma lei era una povera
illusa, no? Quello non era il vecchio Frank e non lo sarebbe
mai stato. Era come un nemico combattente, gelido come la morte
in inverno, e se restava sotto il suo stesso tetto era solo per le apparenze.
E a dispetto dei titoli strillati dai giornali (WRIGHT TORNA
DALLA MOGLIE DI OAK PARK, La famiglia riaccoglie l'architetto fuggito
in Europa con la moglie del vicino) era tutta un'impostura. I figli
facevano da cuscinetto, lui non la guardava mai negli occhi. E
tutte le volte che lei cercava di andare un po' pi a fondo, di sondare
il terreno, di scrutargli il volto per capire come lui la vedesse,
saltava in piedi e usciva dalla stanza.
Dopo una settimana vi fu una sera in cui dal Canada arriv la
prima avvisaglia di freddo e dopo cena si sedettero tutti attorno al
fuoco ad ascoltare la sua bella voce passare da una storia all'altra,
ora dilungandosi lirica sul gioco della luce mattutina sugli olivi a
Fiesole o descrivendo i pescatori che lanciavano le loro reti nelle
onde di Piombino in cerca di sardine, ora intonando una canzone
e improvvisando una filastrocca per Llewellyn. Lei non gli toglieva
gli occhi di dosso. Un sorriso falso sulle labbra, rideva a beneficio
dei figli, ma tutto in lui, il suo volto mobile, l'espressione accattivante,
la postura da uomo sicuro di s, perfettamente a suo
agio, per nulla pentito, irremovibile nel suo intento, la faceva infuriare.
Doveva mettere le cose in chiaro con lui. Era determinata.
E non aveva intenzione di uscire da quella stanza, nemmeno per
mettere a letto Llewellyn, senza avergli parlato da sola.
Finalmente la comitiva si sciolse, i bambini si diressero ognuno
verso la propria camera, i libri e i compiti, finch non rimase
che Llewellyn. Il pi piccolo sembrava allo stesso tempo sconcertato
e affascinato dal padre, quell'apparizione di cui aveva tanto
sentito parlare negli ultimi dodici mesi, a sei anni cercava di mettere
insieme i frammenti indistinti dei propri ricordi con la presenza
reale di quel personaggio deliberatamente giullaresco l davanti
al fuoco, come ci si poteva aspettare che non fosse confuso?
Volle star seduto tutto il tempo in grembo a Frank, richiedendone
l'attenzione, toccandogli il volto e le mani e premendogli ripetutamente
il capo sul petto come per assicurarsi che fosse proprio l;
lei si accorgeva che Frank era a disagio e in circostanze diverse sarebbe
intervenuta. Ora smettila di agitarti gli avrebbe detto. Oppure:
Non  ora di andare a letto?. Invece non disse nulla. Rimase
l a guardare. Fino a che Frank, esasperato, le lanci un'occhiata.
Ma a quest'ora non dovrebbe essere gi a letto?
S, infatti rispose lei, senza tuttavia alzarsi per prendergli il
bambino dalle braccia da brava moglie e madre, senza n moine n
coccole e nemmeno un sorrisino.
Io non voglio andare a letto si intromise Llewellyn. Voglio
restare qui con pap.
Frank sospir. Be', e allora perch non ce lo porti?
Perch non lo fai tu? Sei suo padre, no?
Non cominciare fece lui, e a lei venne voglia di ridergli in faccia.
Chi era lui per dirle quello che doveva fare? Era lei che doveva
vedersela con i conti da pagare, la casa, i bambini, e persino sua
madre.
Llewellyn disse brusca fila a letto. Subito!
Il bambino prese un'aria smarrita, era stanco, irritabile, ma anche
smarrito. Era l l per piantare un capriccio, lei lo vedeva benissimo,
ma il tono di voce della madre lo dissuase. Molto lentamente,
come se dovesse scendere da chiss quale inaccessibile altezza,
cercando l'appoggio prima di ogni passo, lasci il grembo
paterno e attravers la stanza, il capo chino e le spalle curve a segnalare
la sconfitta. Vengo su fra un momento gli disse lei, addolcendo
la voce. Poi, guardando Frank: Devo parlare un minuto
con tuo padre.
Ma Frank era gi in piedi, pronto a eluderla, e lei dovette alzarsi
dalla sedia e prenderlo per un braccio per trattenerlo l in stanza
con lei. Mi devi spiegare gli disse, sforzandosi di controllare
la voce che cosa sta succedendo. E me lo devi spiegare adesso.
Lo sguardo che le dette era assolutamente vuoto. N seccato
n arrabbiato, solo indifferente. Non appena sar riuscito a sistemare
le cose, me ne vado rispose.
Te ne vai? Che significa? Sei appena arrivato...
Le parve di sentire dei passi in corridoio. Ci fu un tonfo sul pavimento
di sopra. La casa ticchettava e ronzava attorno a lei come
uno spazio sconosciuto, un posto che non aveva mai abitato, in cui
non era mai stata felice.
Lui liber il braccio dalla sua stretta. Voglio il divorzio disse.
Lei lo ignor. Non lo voleva ascoltare. Non lo voleva sentire.
Ma dove andrai? sent dire dalla propria voce. Dove starai?
Il volto di lui si chiuse. Cap che ci stava pensando da un pezzo
a quella rottura, quella rottura finale, tutta la fanfara del
ritorno a casa nient'altro che una finzione in modo da potersi mostrare
debitamente contrito alla gente, cos che la gente gli desse qualche
incarico e continuasse a idolatrarlo invece che trattarlo da quel
paria che era. Da mia madre rispose.
Da tua madre? Vuoi trasferirti da tua madre? Sei impazzito?
Hai perso il senno?
Vende casa sua. Non vuole pi stare qui. Vuole esit prima
di dire quella bugia vuole tornarsene in campagna, in Wisconsin.
Per stare vicina ai suoi, alle sorelle e ai fratelli.
Per un momento rimase zitta, cercando di capacitarsi di tutto
ci. C'era un calcolo, un'algebra delle emozioni pi astrusa di qualsiasi
operazione sui libri di scuola dei figli. Stupidamente, disse:
Non dici sul serio. Stai scherzando. Dimmi che  solo uno scherzo
crudele.
C' un pezzo di terra che sta comprando da quelle parti, vicino
alla Hillside School. Mi ha chiesto di costruirci sopra una casa
e qui si ripet, segno sicuro che si trattava di una bugia per stare
vicina ai suoi. Da vecchia. Vuole un posto per la sua vecchiaia.
Poi, tutto a un tratto, l'equazione fu risolta: il valore di y era
chiaro se x era uguale a Mamah. Non  per lei, vero? Tu vuoi costruire
una casa per quella, per la tua, la tua...
Avanti, dillo. Chiamala pure come vuoi. Tanto lei  qualcosa
che tu in vita tua non puoi nemmeno immaginarti, e mi dispiace
dirlo, Catherine, per  cos.
Sent che dentro le si rimescolava tutto come se fosse finita in
un frantoio, e che stava arrossendo, lo sapeva, e la sua faccia era
brutta, tutta rossa, brutta e astiosa. E com' lei, allora? Eh? Tu sei
il santone, il grande spirito... raccontami!
Adesso era calmo e quella calma la spavent pi di ogni altra
cosa: significava che non gli importava niente, che era gi altrove.
Mi dispiace le disse.
La voce l'abbandon, non voleva fare una scenata, non voleva
che i bambini la sentissero, ma non riusc a trattenersi: No, no.
Adesso me lo dici, che cos'ha lei che io non ho? Dimmelo!.
Il silenzio cal sulla casa. La sera scese e ricopr il tetto come
una creatura uscita dalla foresta primitiva che un tempo sorgeva l,
in quel luogo, mentre gli indiani picchiavano le loro squaw e
scuoiavano i loro nemici con coltelli di pietra. Lui si raddrizz. La guard
dritto negli occhi.  la mia anima gemella, Catherine. Riesci a capirlo?
La mia anima gemella.

Note.
1. Una bizzarra anticipazione di ci che un giorno avrebbe dovuto fronteggiare Olgivanna. Vedi p. 104.
2. Sulla mensola, a lettere di sette centimetri e mezzo, si legge: Amico caro, davanti alle
pietre di questo focolare non parlerai male di alcuna creatura. Negli anni giovanili, da quell'esteta
del diciannovesimo secolo qual era, Wrieto-San era affascinato da simili espressioni
aforistiche, come pure da tocchi decorativi antiquati come il fregio classicheggiante nell'ingresso.
Abbandon tutto ci ben presto per lo stile pi pulito e moderno di cui fu un
pioniere. Che, inutile dirlo, non aveva bisogno di alcuna amplificazione verbale.
3. Si tratta, ovviamente, di uno dei primi progetti di Wrieto-San pi famosi, aggiunto
alla propria residenza nel 1893 appositamente per la sua prole in crescita.  uno spazio notevole,
grandioso, con il soffitto alto a botte, un camino attorniato da mattoni rossi e pannelli
di legno che rivestono le pareti, comprese le strombature delle finestre. Mi immagino
un fuoco vivace che arde nel focolare come sfondo simbolico
del primo travaglio della signora Wright.
4. Conferenza stampa. Viene da chiedersi chi le abbia inventate, e ci si interroga pure
sulla curiosa propensione di Wrieto-San a infliggerle senza darsene pensiero alle donne che
proclamava di amare.
5. Lloyd Wright, 1890-1978, alla fine divenne anche lui un bravo e famoso architetto,
sebbene gli tocc lavorare all'ombra del padre. Collabor e diresse numerosi progetti di
Wrieto-San, fra cui Hollyhock House, e progett per conto proprio numerosissimi edifici;
fra i pi ammirati, la Samuel Navarro House sulle Hollywood Hills e la Wayfarers Chapel
a Palos Verdes, in California. Se noi apprendisti spesso sentivamo tutto il peso della personalit
di Wrieto-San, posso solo immaginare quale fosse la portata di quel peso per il suo
primogenito. Ma d'altra parte, il genio non  mai leggero, no?
6. W. E. Martin, fratello di Darwin, che fu uno dei pi celebri mecenati, nonch vittima,
di Wrieto-San. Scandalizzata, la moglie di Martin si rifiut di viaggiare insieme a loro,
e Martin scelse strade secondarie, nella speranza che nessuno lo riconoscesse. Wrieto-San
invece, con i capelli che gli scendevano sul colletto e vestito come l'uomo sulla confezione
dei Quaker ats, con pantaloni alle ginocchia e cappello da cowboy, provoc un gran
trambusto sulla banchina reclamando il bagaglio con voce stentorea e gridando: Tutti a
bordo, si va a Oak Park in macchina! . Wrieto-San non era tipo da muoversi furtivamente,
imbarazzato, o da mostrare una faccia contrita: lui era l'eroe che tornava. Sempre.
 
Capitolo 4.
TALIESIN.

Era sempre il solito busillis', come realizzare ci che vedeva con
gli occhi della mente, come erigere dalla terra qualcosa di bello che
la gente potesse guardare e ammirare per tutto il secolo successivo,
senza aver prima trovato i soldi per portarlo a compimento. Soldi.
Era sempre un fatto di soldi. Tanti anni fa, si era fatto fare un
prestito da Sullivan(1) per comprare il terreno per la casa di Oak
Park, e se non poteva certo pensare di venderla con Catherine dentro,
aveva gi escogitato l'espediente di riorganizzare gli spazi in
modo da poterne affittare una met e cos poter contare su un'entrata
fissa. Doveva anche provvedere a lei e ai figli, era una sua responsabilit
ed era intenzionato a farsene carico, nessuno avrebbe
potuto accusarlo di inadempienza da quel punto di vista, lo fustigassero
finch volevano su Mamah, storcendo il naso e cambiando
marciapiede per evitare di incontrarlo, come se avesse la lebbra.
E poi avrebbe dovuto trovare un modo di raggranellare un po'
di quattrini, non solo per la ristrutturazione, ma anche per la nuova
casa che nei suoi sogni e anche nelle ore di veglia cominciava gi
a prendere forma, un luogo lontano da tutta quella confusione, un
luogo dove lui potesse vivere e lavorare in pace fino a quando tutta
quella faccenda non si fosse esaurita.
Quella era proprio una cosa che non riusciva a capire, il modo
in cui tutti quanti gli si erano scagliati addosso neanche fosse un
folle con un'ascia in mano, un seguace di Kropotkin o qualcosa di
simile. Un anno prima aveva lasciato uno studio ben avviato per
andarsene in Europa a imparare dell'altro e adesso non aveva pi
nulla, e come faceva a farsi affidare un lavoro se nessuno era disposto
a trattare con lui in buona fede o anche solo a guardarlo negli
occhi per paura di contrarre il suo stesso contagio morale? Come
pensavano che potesse vivere, quei modelli di virt imprigionati
nelle loro piccole vite infelici e nei loro matrimoni morti e privi
di amore come i tappeti che ricoprivano i pavimenti di quei buchi
insulsi che loro chiamavano casa? Non c'era n carit cristiana
(uno scherzo triste e niente pi) n perdono. Era arrivato a casa da
neanche tre giorni quando il reverendo George M. Luccock della
First Presbiterian Church, uomo che conosceva appena, fece un
sermone contro di lui che, naturalmente, i giornali si fecero un punto
di riportare. Le parole gli bruciavano ancora nella memoria
(Quando un uomo abbandona la moglie e la famiglia per andarsene
con un'altra donna, quell'uomo ha perso ogni senso morale e religioso
e deve essere esecrato e biasimato) sebbene avesse accartocciato
il giornale e l'avesse gettato nel fuoco come la cartaccia che
era. Esecrato e biasimato. Ma perch non gli lasciavano vivere in
pace la sua vita come meglio credeva? Chi dettava le regole a cui
lui doveva obbedire? Le regole valevano per gli altri, per le persone
normali, persone prive di qualsiasi visione, di originalit, di ogni
idea sul mondo se non quelle che i reverendi Luccock e i loro simili
gli avevano inculcato a forza.
Be', a Oak Park era stato al gioco finch aveva potuto, il padre
affettuoso e il marito contrito tornato in seno alla famiglia, che virilmente
decorava l'albero di Natale, spaccava la legna per il camino,
tirava il collo all'oca e si stringeva i bambini al petto, ma i suoi
occhi guardavano molto pi lontano di quanto chiunque di loro potesse
mai immaginare. E mentre l'anno vecchio se ne andava e lui
spargeva la voce ovunque che era in cerca di lavoro, incarichi o anche
soltanto prestiti e la casa della madre veniva messa in vendita e
Kitty bruciava e i giornali se ne andavano in cerca di nuovi scandali,
lui non riusciva a pensare ad altro che alla nuova propriet in Wisconsin,
alla collina, la sua postazione, il suo rifugio. Da ragazzo aveva
scorrazzato su quei versanti, si era seduto in cresta a contemplare
la vallata che si stendeva sotto di lui mentre le nuvole correvano
davanti al sole, gli insetti ronzavano e i cervi sbucavano fuori dalla
penombra per brucare l'erba alta ai margini dei boschi. Era un posto
magico, sereno, aperto e limpido come gli orizzonti sgombri sopra
di lui e la morena glaciale sotto i suoi piedi, che guardava da una
parte sul fiume Wisconsin e dall'altra l'estrema propaggine del Paradise.
Ed era saldamente piantato in mezzo alla vallata dove s'erano
sistemati i suoi nonni, subito sopra la scuola delle zie e la casa che
aveva costruito per sua sorella, la posizione migliore del mondo per
la casa con fattoria e laboratorio che vedeva sorgere sotto i suoi occhi,
una costruzione di legni locali, stucco ambrato e pietra, una gialla
pietra dolomitica posata grezza, cos come natura l'aveva creata.
Un luogo che rifletteva la luce. Da circondare di frutteti e orti. Da
abitare come se ci fosse sempre stato.
Darwin, il buon vecchio Darwin, aveva trovato i soldi, un prestito,
ovviamente, garantito da un'ipoteca sulla propriet di Oak
Park. Per 25.000 dollari, quanto bastava a riscattare la collezione
di stampe che aveva lasciato da Little(2), pagare il lavori di Oak Park,
ricomprare i diritti per l'America del portfolio Wasmuth e consentirgli
di preparare il terreno a Hillside. Nella casa per la madre.
O questo almeno fu ci che raccont a Darwin. Giurando anche
che avrebbe rinunciato a Mamah, visto che Darwin disapprovava
n pi n meno che tutti gli altri, anche se avrebbe dovuto avere
un po' pi di buon senso. Era tuttavia una brava persona e anche
un uomo generoso. E sapeva riconoscere il genio quando lo incontrava.
Mamah. Rinunciare a Mamah? Nessuno aveva nemmeno l'idea
di ci che c'era fra lui e Mamah, di sicuro non Darwin Martin che
fissava con sguardo vacuo da dietro il tavolo da pranzo la sua Hausfrau tutt'altro che dimenticata, o Kitty, la cui idea di matrimonio
sembrava non andasse al di l della cucina e del bucato e di occuparsi
dei bambini, vestirli e accudirli. Da quando era tornato sentiva
dolorosamente, irrimediabilmente la mancanza di lei, una sensazione
bruciante, continua e fisica come se gli avessero amputato
un arto, gli bastava mettere piede fuori dalla porta di casa o respirare
per pensare a lei, desiderarla, preoccuparsene, e non appena
ebbe in mano il denaro scapp nuovamente in Germania a raggiungerla.
Ovviamente non poteva ammetterlo con Darwin o con
Kitty o con chicchessia, doveva tornare a Berlino per seguire la
stampa del portfolio, una questione puramente lavorativa ma assolutamente
necessaria se non si voleva mandare in fumo un anno
di lavoro, e Dio sa quanto lui detestasse le traversate oceaniche...
Questa volta furono pi discreti. Si incontrarono in un albergo
vicino al Tiergarten, discreto e poco appariscente quanto l'Adlon
era chic e rinomato. Gli ci volle quasi un'ora per trovare il posto,
fermando i passanti a chiedere indicazioni nel suo tedesco stentato
e sempre pi inadeguato, mentre il pungente odore animale invadeva
i vicoli e poco pi in l vari personaggi ammiccavano e gli
lanciavano richiami, e quando finalmente arriv a destinazione,
quando entr nell'atrio e si present al banco era cos agitato, cos
impaziente e arrabbiato con se stesso (e tale era il desiderio di lei
e del suo tocco) che dovette prendersi un minuto per ricomporsi
prima di seguire il fattorino su per le tre rampe di scale fino alla
porta della sua camera. Alzare la mano e bussare, armeggiare con
quelle banconote poco familiari e farne scivolare una nella mano
dell'uomo (ma che aveva quello scemo da guardare, e che significava
quella parodia di un sorriso, o si trattava forse di una smorfia?)
gli cost uno sforzo ai limiti delle sue possibilit. Ma ce la fece.
La porta si apr. E lei era l.
Frank gli disse, e anche lui pronunci il nome di lei, ma vi fu
un attimo di esitazione prima che lui la prendesse fra le braccia, un
senso di imbarazzo che provarono entrambi, la sensazione di essere
all'aperto, come se l'edificio non avesse pareti e il vento lo attraversasse
mentre in alto il cielo mutava continuamente; lei gli sembrava
diversa, molto diversa, i colori pi accesi, i capelli pi chiari
di come li ricordava... Aveva sognato quel momento per tutto il
viaggio Sull'Atlantico, il suo profumo e la sua pelle sotto le sue dita,
l'espressione del volto e quel suo modo di rovesciare la testa indietro
quando rideva, e di come lui l'avrebbe portata a letto, subito
a letto, e invece le cose non andarono cos. Si sentiva disorientato,
insicuro. Il sospetto lo percorse come un brivido, doveva aver
visto qualcun altro, sicuramente, una bella donna, una donna sensuale,
tutta sola in una capitale europea che sventolava la bandiera
del libero amore...
Che cosa gli aveva detto, come prima cosa? Che bello vederti,
s, certo. Mi sei mancato. Quanto mi sei mancato. Ovvio, anche qui.
Poi per, di punto in bianco, aveva annunciato: Sto imparando lo
svedese.
Erano l un po' impacciati in mezzo alla stanza, ancora abbracciati,
ma ora lei lo port verso il divano e il tavolino basso, dove
aveva sistemato dei fiori, qualche panino, una bottiglia di vino,
anche se lui non aveva sete e non beveva, o quasi mai. Lo svedese?
le fece eco. Poi ebbe un lampo: Per Ellen Key?.
Le brillarono gli occhi. L'ho conosciuta. E una persona straordinaria...
Te l'ho detto che mi chiama la sua figlia americana? Non
 fantastico? 
Era gi quasi buio quando era arrivato, il tempo che ingrigiva
la citt resa ancora pi cupa dal cielo invernale, e l'oscurit della
sera che pian piano invadeva la stanza finch lei non dovette alzarsi
e accendere le luci. Poi and a sedersi sul divano accanto a lui e gli
prese la mano nella sua parlando di cose da niente, raccontando,
lasciando perdere tutto il resto. L'amore libero gli aveva fatto comodo,
certo, ma se aveva fatto comodo a lui, perch non anche a
qualcun altro uomo, qualche Lothar, o Henning o Heinrich?
Stava ridendo, quella sua risata piena, per una storia che lui le
aveva raccontato su sua madre e le continue discussioni con Kitty,
la madre di Kitty e pure la nonna, la gola rovesciata all'indietro e
gli occhi che roteavano divertiti, quando lui le chiese: Non  che
ti vedi con qualcuno, no?.
Il viso le si immobilizz. Che cosa stai dicendo? Vedere chi?
Chi pensi che veda? Vado da casa in biblioteca e ritorno. La portinaia,
Frau Eisermann, l'hai notata? Quella donnetta con i baffi?
Non intendevo lei. Io intendevo...
Uomini?
No, rispose lui, no. Solo... chiedevo. La tua vita sociale. Ti
sentirai sola. Mi preoccupo per te. 
Lei si allontan come per osservarlo meglio. Non ho una vita
sociale. La guard portarsi il bicchiere di vino alla bocca, bere un
sorso del liquido giallo chiaro (era un Johannisberger, gli disse, un
vino speciale per occasioni speciali, anche se per lui erano tutti
uguali) e poi posarlo. Aspetto il divorzio, se  questo che vuoi sapere
continu poi, scandendo ogni parola. E aspetto te. Gli
piant gli occhi addosso. Soltanto te.(3)
Non voglio che aspetti, o almeno non qui. Si sporse avanti
sulla sedia. Era il momento delle dichiarazioni, era il momento di
baciarla, ma lui si trattenne. Voglio che tu venga a casa. Prima
possibile.
Gli fece un sorriso incerto, non privo di una punta di amarezza.
Abbass la voce. Hai visto i miei figli?
No. Non ce l'ho fatta ad arrivare in fondo alla strada...
Non rispondono alle mie lettere.  Edwin. Me li ha messi contro.
Ne sono sicura. Lasci vagare lo sguardo per un momento,
poi lo riport su di lui. E se torno dove vado a stare? Non posso...
A Oak Park non ci rimetto pi piede, lo giuro.
A quello ho provveduto io sent la propria voce che diceva,
e improvvisamente fu tutto chiaro: era un problema edilizio, tutto qua,
da risolvere attraverso un progetto, materiali, disegni. Sai quella collina
in Wisconsin? E nostra. Ottanta ettari, liberi e sgombri. Voglio
costruire per te qualcosa che far impallidire tutto quello che ho fatto
fino a ora. Qualcosa di nuovo, completamente nuovo.
Mi mancano tanto. Soprattutto la piccola, la mia Martha. Continuo
a chiedermi che cosa penseranno, che sono in carcere o cose
del genere? O forse morta? Che non li amo pi?
Lui aveva la soluzione, tutte le soluzioni. Portali a Hillside.
Tutto quello che vuoi.
Edwin non me lo permetter. Mai. Piuttosto la morte. Lo conosco.
Per le vacanze scolastiche. Per l'estate. Gli piacer da morire...
e anche a te.
Ci fu un momento di silenzio. Nessuno si muoveva. Tutto era
immobile, e l'attimo del loro incontro cominciava ad affossarsi sotto
il peso di tutto ci. Si sent ancora una volta perso. Due settimane
di nave e altre due al ritorno per quei pochi giorni, quei pochi
minuti che stavano gi scivolando via, Mamah come un'estranea
per lui. Da disperarsi. La stanza lo soffocava. Non sapeva che cosa
dire. Poi per (una cosa stranissima che si sarebbe ricordato per
tutta la vita con un misto di gratitudine e stupore) dentro il Tiergarten
un leone rugg, un suono pauroso, minaccioso e fortissimo
che lacer l'oscurit a dispetto dei muri, delle sbarre, delle gabbie
e di tutte le persone che se ne stavano comodamente sedute a cena
al sicuro nei loro appartamenti sui viali alberati. La verit in faccia
al mondo. Mamah disse, sentendosi tutto a un tratto pieno
di energie, di forza, e di amore, anche di amore. Pensaci, pensa a
come sar, noi due di nuovo insieme... Muoveva le mani davanti
a s, come cercando di catturare l'immagine prima che volasse via.
Ascoltami continu facendosi insistente. Pensa a Villa Medici
a Fiesole. Ti ricordi quelle pareti che sembravano spuntare dal
terreno come alberi, e ti ricordi come ci sentivamo, com'eravamo
contenti, come ci batteva sopra la luce e davanti ai nostri occhi soltanto
panorami, diversi a ogni ora del giorno, un miracolo alle undici,
alle tre, alle sei di sera? E questo che voglio regalarti. Il tuo rifugio.
Con me. E che importa ci che diranno gli altri. Fremeva,
acceso da quelle parole, la visione di quel posto ancora inesistente
che sorgeva davanti a lui nel luminoso luccichio della creazione.
Voglio che tu torni disse, e se la sua voce era imperiosa e perentoria
era perch adesso non la stava pi implorando, non si trattava
pi di scuse, le scuse erano per gente dappoco, gente spaventata,
gente senza un fine e un obiettivo.  ridicola, questa
separazione. Ti voglio l. Subito. Non appena ci sar il tetto. Promettimelo.
Basta con tutto questo.
Lei non rispose. Si limit a fissarlo per un lungo istante. Poi si
alz, lo prese per mano e lo port in camera da letto.
Due settimane e mezzo dopo era di nuovo a Oak Park, di nuovo
in quella farsa, dove niente e tutto era cambiato. Kitty era furibonda
come sempre, sbatteva gli oggetti in cucina, prima di entrare
in una stanza raddrizzava le spalle come un pugile che sale sul
ring, gli lanciava sguardi di fuoco, un intero repertorio di cipigli e
occhiatacce e crocifissioni visive, biasimandolo tutte le volte che
poteva. Perch mai aveva dovuto tornare in Germania? Erano problemi
cos insormontabili che Herr Wasmuth, non poteva sbrigarsela
per conto suo, visto che dopo tutto l'editore era lui, no, non
era lui? Ma lei era l? Aveva dovuto correre da lei, per andarci a letto,
per farle le sue promesse? E dov'erano i soldi per pagare i conti?
Aveva una sia pur minima idea delle umiliazioni che le toccava
subire solo per mettere qualcosa in tavola? E poi c'erano i bambini
con i loro bisogni, le loro richieste e il loro incessante andare su
e gi per le scale, tutto l'assurdo carrozzone, i creditori che spuntavano
fuori come pupazzi a molla, nessun lavoro in vista, niente.
Tutto vero, certo, per ne valeva la pena, lo si poteva sopportare,
perch adesso era sicuro di Mamah, sicuro che sarebbe tornata
e l'avrebbe raggiunto, e lui aspettava solo che la neve si sciogliesse
e la terra si scongelasse per poter iniziare a fare ci per cui
viveva: costruire. Nel frattempo, dirigeva i lavori a Oak Park, andava
in cerca di clienti, addolciva la madre ed evitava Kitty il pi
possibile, facendo lunghe passeggiate con il bastone come unica
compagnia, andando a cavallo e imperversando per le strade sulla
sua auto senza curarsi che chi incontrava si scansasse o meno. E
poi, naturalmente, disegnava, schizzi, prospetti, sezioni, piante, finch
la casa, la casa sua e di Mamah, cominci a rivelare la propria
forma. Guardava le strade grigie fuori dalla finestra, dove la neve
diventava nevischio e poi una pioggia gelida che cadde dalla fine
di marzo per buona parte di aprile, fango, la stagione del fango, poi
per torn il vento da nord e cadde altra neve, cancellando ogni
traccia di primavera.
Cominciava a pensare che fosse arrivata una nuova era glaciale
per il suo tormento, scherzandoci pure sopra con Billy Little, il
carpentiere che si era portato dietro a Spring Green per star l a
guardare i campi innevati, ma alla fine le giornate cominciarono ad
allungarsi, tornarono gli uccelli, gli alberi si accesero di gemme e il
croco buc le ultime chiazze residue di neve. Fece sapere in giro
che stava cercando manodopera per costruire una casetta modesta,
per sua madre, rigorosamente per sua madre, perch se la voce
fosse giunta alla stampa gli sarebbero stati tutti addosso, fiutando
la verit dei fatti, e Dio solo sapeva che finimondo avrebbe
tirato in piedi la comunit, e come carpentiere capo ingaggi Johnnie
Vaughn, un irlandese. Johnnie era capace di parlare, masticare e
maneggiare un martello per ore e ore apparentemente senza respirare,
e per quanto di rado un parlatore  anche un buon
lavoratore(4), Johnnie rappresentava l'eccezione, un
organizzatore brillante
che sgobbava senza posa e conosceva tutti gli artigiani e i manovali
nel raggio di venti chilometri. Fu lui che introdusse Ben Davis, il
bestemmiatore pi creativo che il mondo abbia mai conosciuto, a
badare ai lavori in pietra e ai carri con le lastre che arrivavano dalla
cava, e Ben a sua volta raccomand i due uomini migliori della
contea, il vecchio Pa' Signola, il ceco, e Padre Larsen, il norvegese,
e nessuno mai riusc a capire chi dei due fosse il pi vecchio.
Avevano le dita larghe e piatte, la schiena curva e i capelli di un candore
immacolato da patriarca. Pa' e Padre. Conoscevano la pietra,
nient'altro che quello, erano infallibili e onesti e Frank si riteneva
fortunato di averli con s. Bravi uomini, tutti bravi uomini, e giorno
dopo giorno il cameratismo e lo scopo comune si trasformarono
in gioia e dedizione all'opera.
Era giugno, le fondamenta erano state gettate e la pietra saliva
su fino ai camini e delimitava i quattro cortili cominciando a rendere
visibile l'ossatura della casa, pietra e basta, nient'altro che pietra,
druidica, antidiluviana, organica nel senso migliore e originale
del termine, e lui lavorava fianco a fianco degli uomini, cantando,
il corpo scattante, gioioso come non lo era mai stato. Era ci
per cui era nato. Era l'unica cosa che avesse un senso. L'unica.
Una mattina presto stava dando indicazioni all'uomo che veniva
dalla segheria, il carro fin troppo carico e i cavalli che lottavano
per non scivolare sul pendio fangoso che saliva dalla strada,
chiedendosi perch mai non avessero preso uno appena appena
pi competente che se ne stesse seduto l con le redini in mano a
guardare quelle groppe possenti, lucide di sudore e punteggiate
di mosche, lavorare al posto suo, quando qualcuno gli batt un
colpetto sulla spalla e lui si gir e vide Johnnie Vaughn l in piedi
con un gran sorriso e un altro tizio accanto a lui. Questo secondo
uomo, alto e dalle spalle tonde, dimostrava una trentina d'anni, la
tesa del cappello calcata gi sulla montatura degli occhiali, un braccio
appeso al collo che usciva da un'ingessatura bianca. Signor
Wright, stava dicendo Johnnie, capo, voglio presentarvi il nuovo
uomo, il miglior carpentiere di tutto lo stato del Wisconsin, migliore
anche di me, migliore di tutti. Aspettate di vederlo all'opera.
Giusto? Giusto, Billy?
Bisogna fidarsi del proprio istinto, era quello che si diceva sempre
e ripeteva a tutti quanti. Nel corso degli anni aveva assunto, licenziato,
esortato, supplicato e denunciato all'autorit giudiziaria
un migliaio di uomini, e si vantava di essere capace di valutare un
uomo al primo sguardo. Quello che vide gli piacque, la tuta consunta
lavata e rilavata fino a mostrare la trama, la camicia di flanella
con le maniche arrotolate e la maglietta di cotone bianca che si intravedeva
sotto il colletto, perfettamente pulito e ordinato, persino
la fascia al collo, persino il gesso. Ma come avrebbe fatto a lavorare
con un braccio rotto? Stava per chiederglielo, invece sorrise
e disse: Un altro Billy?.
L'uomo tese la mano, la sinistra, gli strinse goffamente la sua e
con un colpo del mento fece risalire il cappello cos che i suoi occhi,
grigi come l'acqua della cisterna, lo guardarono da dietro le lenti.
Billy Weston disse, aggiungendo poi: Mastro carpentiere.
Lo so cosa state pensando, signor Wright si intromise Johnnie.
Per quel gesso fra due settimane non ci sar pi e io vi posso
giurare che Billy  in grado di lavorare pi di qualsiasi altro uomo
qua dentro con un braccio legato dietro la schiena... be', insomma,
vedrete quello che intendo. E un brav'uomo. Garantisco
io per lui.
Proprio in quel momento Ben Davis, che stava scendendo per
prendere a male parole l'idiota sul carro, si produsse in una sequela
di imprecazioni polisillabiche che mettevano in dubbio la sanit
mentale del soggetto, i costumi della madre e la sua comprensione
del concetto di consegnare il carico dove serviva (Sulla cazzo di
cima di quella cazzo di cazzutissima collina!) e quello gli rispose
per le rime.
Lascia perdere! intervenne Frank. Tu... porta il carro laggi
e fai un altro giro... l, dove abbiamo buttato gi la ghiaia. E se
non ce la fai nemmeno cos, scarica gi in basso. Fece una pausa
per dargli un'occhiata carica di significato. Non ha senso ammazzare
quelle bestie per un carico di tronchi.
Quando torn a girarsi, i due erano ancora l, pazienti,
accanto a lui, ma Billy si era tolto il cappello e lo teneva, con la mano buona,
lungo il fianco. Per lui una mano o l'altra fa lo stesso, signor
Wright continu Johnnie come se nessuno li avesse interrotti ...
uno di quelli che chiamano ambi, mmh, ambi...
Destri.
Ecco, proprio cos. Lui  quella roba l. Diavolo, sa piantare
chiodi con un martello per mano, bang-bang-bang.
Il carro scivol all'indietro con uno stridio abrasivo e Ben
Davis si abbandon a un'altra sequela di imprecazioni. I cavalli rimasero
l irrigiditi. Lentamente, centimetro dopo centimetro, l'uomo
lasci che indietreggiassero finch il peso del carro liber le ruote
dai solchi consentendo cos di ricominciare ad avanzare.
Pensi di riuscire a lavorare con quel braccio? chiese Frank
a Billy, rivolgendoglisi per la prima volta.
Billy abbass lo sguardo sulla punta dello stivale e tracci un
disegno sulla terra bagnata. Posso farcela.(5)
Bastarono un giorno o due per capire fino a che punto avesse
inteso essere modesto. Billy lavorava almeno come due uomini normali:
tutte le volte che alzavi lo sguardo lo vedevi l, il braccio ingessato
abbagliante sotto il sole, che trasportava assi, maneggiava
qualche attrezzo, si prodigava ovunque servisse una mano. Si disf
della fascia da collo il primo giorno e alla fine della settimana il gesso
sembrava ormai un prolungamento naturale del suo corpo, esattamente
come il braccio che vi era racchiuso, la mano forte e sicura
e le dita che la completavano. Ogni taglio fatto con la sega, ogni
singolo chiodo che piant (e con la mano sinistra) passavano l'esame,
e in pi lavorava con tale concentrazione che quasi mai riuscivi a
vederlo seduto a pranzo o anche solo a bersi un caff, e quelle rare
volte scappava via subito. Era nervoso e muoveva i piedi, lo sguardo
sempre al di l del cortile dove la struttura ormai cominciava
a crescere sopra i travetti del pavimento come se riuscisse a vedere
l'opera completa e non volesse fermarsi fino a che non fosse finita.
Si arrampicava come un acrobata, la cintura per gli attrezzi penzolante,
il gesso agganciato a un montante e piantava un chiodo via
l'altro. Era il primo al mattino e l'ultimo ad andarsene alla sera, e
dopo un po' Frank gli chiese se la moglie non sentisse la sua mancanza
e Billy, occhi bassi, trascinando la punta della scarpa nella segatura,
rispose: Non molto, credo.
Alla fine del mese c'erano gi persone di vario genere che venivano
a vedere il posto (il villino di Frank, lo chiamavano) e Frank
cercava di sistemare tutti quanti visto che avrebbe dovuto vivere l
in mezzo a loro e, ovviamente, la sua reputazione l'aveva preceduto.
Probabilmente, dopo quello che i giornali avevano scritto di lui,
si aspettavano che sputasse fiamme e parlasse con lingua biforcuta,
e di sicuro i contadini locali e le loro mogli erano l per giudicarlo,
ma avrebbero reagito allo stesso modo nei confronti di chiunque
avesse comprato ottanta ettari nei dintorni, costruendo una casa e
un fienile con l'idea di coltivare la terra e di ricavarci da vivere. Il
fatto che fosse uno dei Lloyd Jones, figlio di Anna, nipote di James
e Jenkin e tutto quanto, non migliorava minimamente la sua posizione.
Anzi, casomai peggiorava le cose, in quanto avrebbe aumentato
le loro aspettative nei suoi confronti, glielo leggeva negli occhi
mentre li accompagnava in giro, un rigido contadino gallese dopo
l'altro, spiegando con tutta la sua pazienza la teoria sottostante al
progetto, decorare le colline con frutteti, orti e pascoli. E che cosa
gli dicevano quelli una volta che li aveva portati di qua e di l affannandosi
a spiegare con tutto il fiato che aveva in corpo? Bella grande
per vostra madre sola, no? O anche: Vi coster una fortuna.
Impiccioni e ancora impiccioni. Era un personaggio pubblico
e quella era un'opera pubblica, per quanto lui si sforzasse di non
fare troppo clamore. La sera gli operai tornavano a casa dalle mogli.
Parlavano in segheria, alla cava, al negozio di alimentari, dal
droghiere e in chiesa. La verit era che l'intera comunit sapeva cosa
stava succedendo, che gli piacesse o meno, e per quanto nessuno
accennasse a Mamah, nessuno osava farlo, le voci giravano come
un'ampia rete appiccicosa che tutti i ficcanaso della contea tessevano
tirandone i fili tutti insieme. Era solo questione di tempo
prima che arrivasse a curiosare il primo cronista.
Si trovava sotto la casa, nello scantinato dove sarebbe stata installata
la caldaia per l'acqua e il riscaldamento nei mesi invernali,
il metronomico tap-tap-tap del martello di Billy Weston sopra la sua
testa intanto che dava un'ultima controllata al posto, quando arriv
quel momento. Passi sul pavimento. La voce di un uomo che
si insinuava fra un colpo di martello e l'altro. Salve... Dico, salve!
Il martello si ferm. S?
Sono passato di qua per, mmh, insomma, sono del Trib. Mi
chiamo Adler. Voi lavorate qui, per Wright?
Gi.
Be',  bello articolato questo posto, no? Un progetto piuttosto
originale, che ne dite?  quella che si chiama architettura moderna,
giusto?
Nessuna risposta. Frank sentiva i colpi di martello degli altri
carpentieri al lavoro, un suono a pi voci e incessante come la pioggia
battente. Si sentiva l'odore della terra, della pietra, di assi appena
tagliate.
Si direbbe che Wright abbia grandi piani per questo posto.
Pausa. Ha mai parlato di quella tale Cheney?
Nessuna risposta.
E se l'avesse fatto, voi non lo verreste certo a raccontare a me,
giusto?
Credo proprio di no.
Be', quant' che costa, secondo voi? Almeno finora, dico. Mi
sa che stiamo parlando di un bel po' di soldini. Silenzio. Colpi di
martello. Non credo di aver mai visto tanta pietra per una singola
abitazione, e nemmeno una squadra simile di uomini. Neanche
stesse costruendo uno di quei grattacieli di Chicago, non vi pare?
No, non mi pare proprio.
E cosa vi pare, allora?
Segu un altro silenzio, poi il ritmo cadenzato del martello di
Billy Weston, che parlava per lui: tap-tap, tap-tap-tap.
Frank non parl con quel tale, n per quanto ne sapeva lui lo
fece nessun altro. E se avesse scoperto che qualcuno aveva aperto
bocca, come rese noto a tutti, da Ben Davis e Johnnie Vaughn fino
all'ultimo manovale ingaggiato a giornata per trasportare carichi
sulla collina, quel qualcuno avrebbe dovuto cercarsi un altro
lavoro. Niente scuse. Si aspettava lealt, assoluta e totale, e lealt
significava tenere la bocca chiusa, come Billy Weston. Il giorno dopo
tuttavia, cosa che gli fece lo stesso effetto del pungolo sul toro
prima di farlo entrare nel rodeo, il giornale usc con un articolo a
tutta pagina con il titolo: L'ARCHITETTO WRIGHT COSTRUISCE IL NIDO
D'AMORE PER LA SIGNORA CHENEY.
Lo stupiva sempre la rapidit con cui passavano i giorni quando
un lavoro andava come doveva andare, le mattine che arrivavano
dolci e calde, il sole che descriveva il suo arco in alto nel cielo tostando
tutti loro come tanti mulatti, i temporali che arrivavano nel
tardo pomeriggio a infradiciare i pali e trasformare il terreno in una
minestra e la casa intanto che cresceva attorno al suo scheletro fino
a raggiungere i confortevoli tetti bassi e le gronde sporgenti che in
inverno si sarebbero appesantite di lame di ghiaccio. Non aveva mai
avuto bisogno di molto sonno, cinque o sei ore a notte, il resto era
roba da dormiglioni, e alle prime luci dell'alba era gi in piedi e andava
su e gi per la collina, a sentirne l'odore e il terreno sotto i piedi,
impaziente di andare avanti, il riposo domenicale una specie di
privazione. Tendeva l'orecchio ai corvi, alle ghiandaie, ai rigogoli,
si chinava e si faceva scorrere la terra fra le dita immaginandosi le
aiole fiorite che avrebbe piantato in primavera, i ciliegi, i peschi e i
meli, gli asparagi, il rabarbaro e i meloni.
Quasi sempre Billy Weston era gi l e lo salutava con un laconico
Giorno, la sua sagoma curva che emergeva dalla bruma dei
campi, il gesso ormai levato e il braccio che si abbronzava e si irrobustiva
al sole, la cintura con gli attrezzi che gli pendeva dalla
mano sinistra e il cappello calato sugli occhiali. Parlavano a voce
bassa bevendo il caff e mangiando un panino appena sfornato fino
a che non cominciavano ad arrivare anche gli altri (per l'esattezza,
lui parlava e Billy ascoltava) ed erano le conversazioni migliori, che
gli sgombravano la mente consentendogli di vedere, e di l a poco
anche Billy cominci a vedere. Taliesin stava venendo su e non era
soltanto per lui, sua madre e Mamah, ma anche per Billy e tutti gli
altri membri della comunit, uno splendore che avrebbe modificato
l'inventario dei grandi edifici del mondo e che la gente avrebbe
fatto la fila per vedere, meravigliandosi per gli anni a venire. Lasciava
vagare il suo sguardo sui campi immersi nella foschia, sentendosi
avvolto dal proprio genio come da un mantello. Era il pi
grande architetto del mondo. Senza dubbio(6).
Quando arriv il divorzio di Mamah, alla fine della prima settimana
di agosto, l'esterno era in buona parte finito, almeno per
quello che poteva essere finito trattandosi di un lavoro ancora in
corso. Il tetto era terminato e gli operai stavano fissando le scandole.
I due Billy si arrampicavano come scimmie. Gli uomini urlavano
e scherzavano e Johnnie Vaughn ribatteva colpo su colpo alle
imprecazioni di Ben Davis gi in basso. Qualcuno tir fuori il
giornale, che lui si era rifiutato anche solo di guardare (altre bugie,
insinuazioni, un linciaggio) e quel giorno al pranzo di mezzogiorno
lui ebbe da dire due o tre cosette sulla stampa con grande divertimento
di Billy Weston e qualcun altro, ma una volta che tutti
se ne furono andati a casa non pot trattenersi dallo spiegare quei
fogli e dare almeno un'occhiata alla pagina. Ed ecco l Mamah, di
profilo, con una specie di cuore di S. Valentino nell'angolo superiore
della foto sopra un cammeo di Edwin, con la sua bocca disegnata
e la sua grossa testa calva. La sua Egira spirituale si conclude
con il divorzio, annunciava l'articolo, dopo di che proseguiva con i
toni profetici di una veggente cieca assicurando al lettore
diligente e disinteressato che l'affinit con Mamah si era esaurita, che
la moglie aveva ribadito la propria fiducia in lui, che era felicemente
tornato in seno alla famiglia.
Quella sera cen al Tan-y-deri con la sorella e di tutto ci non
disse nemmeno una parola, n lo fece lei. La cena fu davvero squisita
e anche Jennie fu squisita, una compagnia squisita, come pure
il marito, Andrew, la conversazione che variava deliziosamente da
un argomento all'altro, proprio come piaceva a lui, botta e risposta,
tesi e antitesi, grandi sorrisi e opinioni forti, e la vista
di Taliesin sulla cresta di fronte era la cosa pi bella che avesse visto in vita
sua. Ma il giornale sproloquiava e quel pensiero gli bruciava dentro
come un attacco di acidit di stomaco e avrebbe voluto prenderli
a frustate quegli uomini che si guadagnavano da vivere frugando
nei panni sporchi delle persone, quei cosiddetti giornalisti,
perch non erano altro che dei ruffiani. Cretini. Che non capivano
niente e mai l'avrebbero capito.
La cosa dolorosa era il pensiero di ci che questo faceva a
Mamah e alla sua reputazione, o almeno ci che ancora ne restava.
Non bastava che l'avessero trascinata nel fango per il divorzio, ma
farla passare per un capriccio passeggero era semplicemente una
crudelt. E una falsit, una falsit totale. Per un momento, seduto
sotto il portico della casa di Jennie a contemplare le colline ammantate
dall'ombra, prese in considerazione l'idea di assumere un
legale, uno di quegli avvocati d'assalto, e citarli per diffamazione.
Voleva che andassero da lui strisciando. Che si dimenassero, soffrendo
e torcendosi le mani. Che pubblicassero una smentita, che
una volta tanto dicessero la verit. Mamah ovviamente continuava
a dire che non faceva niente, che lei (e lui) erano troppo superiori
ai pettegoli per farvi caso, ma lui sentiva benissimo la sofferenza e
l'incertezza nella sua voce quando si parlavano al telefono grazie a
una linea diretta che arrivava fino a Chicago. (E se quei grand'uomini
della stampa erano cos onniscienti e occhiuti, com' che non
sapevano che lei era l, a poco pi di trecento chilometri da lui? Discreta.
Riservata. In attesa che arrivasse il momento giusto.)
Tre settimane dopo part da Taliesin e and a Chicago con la
spider, tutto solo, cercando il pi possibile di passare inosservato
sulle strade, considerato il colore dell'auto e quella specie di grido
di sorpresa che emettevano le gomme a ogni curva. Cercava
anche di vestirsi in modo poco vistoso, lasciando perdere mantello e pantaloni alla zuava e scegliendo invece cappelli a tesa stretta
e cravatte soffocanti che, pensava, l'americano medio indossava
per andare a una partita di baseball o a uno spettacolo di fuochi
d'artificio, ma ci nonostante si guardava attorno con aria
colpevole tutte le volte che doveva fermarsi per far passare un pedone
e cambi direzione due volte per paura che lo stessero seguendo.
Alla fine, dopo una serie di movimenti diversivi, si ritrov in un'anonima
pensioncina dove era sicuro che nessuno l'avrebbe riconosciuto,
n avrebbe riconosciuto l'ex signora Cheney, registrata
con il suo nome da ragazza.
La strada era completamente deserta. Una grande nuvola bianca
vaporosa danzava sopra il tetto, i passeri se ne stavano appollaiati
sui rispettivi posatoi e un paio di piante di plastica facevano
capolino dietro i vetri delle finestre al pian terreno. Sebbene la costruzione
in s fosse una mostruosit tutta decorata e se fosse andata
a fuoco il mondo ne avrebbe ricavato solo giovamento, lui non
ci fece caso, non in quel momento. Fischiettava un motivo risalendo
il vialetto, e mentre caricava in macchina le borse, l'accompagnava
fuori dalla porta e la faceva accomodare sul sedile accanto
al suo era l'uomo pi discreto e innocuo della terra. Poi ingran la
marcia e guid con grande attenzione nel familiare dedalo di stradine,
prudente e circospetto come un giudice, almeno fino ai limiti
della citt, quando dette gas e lasci che da l fino al Wisconsin
la Yellow Devil si dimostrasse all'altezza della sua reputazione.

Note.
1. Louis H. Sullivan, il grande architetto di Chicago, per cui Wrieto-San aveva lavorato
come disegnatore dal 1888 al 1893, dopo di che era stato licenziato per aver progettato
case per conto proprio (Wrieto-San, con il suo tipico spirito individualista, sostiene di essersene
andato). In ogni caso, era sempre pronto a prendere soldi a prestito, anche se poi
sembrava fadcare a entrare nell'ordine di idee che bisognava restituirli.
2. Francis W. Wrieto-San gli aveva chiesto in prestito 10.000 dollari per pagarsi il viaggio
in Germania, lasciandogli come garanzia aggiuntiva il grosso della sua collezione di ukiyo-e.
Nel 1902 aveva costruito una casa per Little, che sarebbe diventato uno dei suoi rari clienti
ricorrenti; lo ingaggi infatti per costruire la Northome sul lago Minnetonka, il lago nel
Minnesota che in seguito avrebbe fatto da sfondo all'arresto di Wrieto-San in compagnia di
Olgivanna. Un gioco a incastri.
3. Edwin aveva chiesto il divorzio per abbandono del tetto coniugale. La legge dello
stato prevedeva che il divorzio diventasse definitivo solo dopo due anni di assenza. Poich
Kitty si rifiutava ostinatamente di concedere il divorzio a Wrieto-San, probabilmente
Mamah riteneva di non avere altra scelta che restarsene in Europa, lontano dagli sguardi
indiscreti della stampa americana. Ma lontano anche dal suo amore. E dai suoi figli. E
dalla sua vita.
4. A met degli anni trenta avevamo un parlatore fra gli apprendisti, uno appena uscito
dal college di nome Ken Milligan. Parlava in maniera cos compulsiva (e distratta) che
Wrieto-San voleva a tutti i costi che lavorasse da solo. Una mattina, Wrieto-San arriv al
cantiere con uno stuccatore locale, che guarda caso era sordo, e con quella sua aria scaltra
gli assegn Ken come collaboratore. Tre giorni dopo Ken si present a cena, alz lo sguardo
dal piatto e annunci a tutta la tavolata: Sapete, credo proprio che quel tipo nuovo non
capisca una parola di quello che gli dico... ma che cos', polacco o di dove?.
5. Anni dopo, Billy mi confid che non aveva la minima idea del perch lo avessero assunto,
a meno che non fosse per i suoi attrezzi. Credo che fossero un po' a corto disse e
io avevo di tutto grazie a mio padre, supporti, morsetti, succhielli, scalpelli, incorsatoi e raschietti,
pialle, squadre, goniometri, ogni tipo di sega mai inventato, pi tutto ci che avevo
collezionato negli anni fra i tanti lavori. Si pu dire che io avevo un sacco di attrezzi e loro
ne avevano bisogno.
6. Ci mi fa venire in mente la storia di una delle tante cause civili che videro coinvolto
Wrieto-San. Il giudice gli chiese la professione e lui dichiar di essere un architetto, anzi,
il pi grande architetto del mondo. Il pi grande? gli fece eco il giudice. Come potete
affermarlo? Be', Vostro Onore rispose Wrieto-San perch sono sotto giuramento.

 Capitolo 5.
FATTO PER LA MEDIA.

Nevicava. Aveva continuato cos, interrompendosi e ricominciando,
pi o meno per tutto il giorno. Frank era al settimo cielo, il
volto soffuso di gioia pura ogni volta che entrava o usciva dalla stanza
(come un ragazzo, irrequieto, parlava di andare in slitta, che slittata
si sarebbero fatti quella sera quando gli uomini se ne fossero andati,
ma lei aveva abbastanza caldo, voleva che le accendesse il fuoco?)
e per tutta la giornata ci fu una specie di lento languore che la
fece sentire coccolata, come un gatto raggomitolato in grembo, anche
se, fosse stato per lei, avrebbe preferito essere ancora in Italia,
con il sole che le scaldava le spalle e le campanule dai colori vivaci
sul muro dietro di lei. Faceva freddo. Fuori e anche l dentro. I carpentieri
e i gessisti e tutti gli altri continuavano a battere fragorosamente
in una delle stanze sul retro (battere e ancora battere) e il vento
del nord con tutti quei romantici fiocchi di neve in sospensione
si infilava nelle fessure fra le assi del pavimento e passava dalle finestre
come se fossero prive di vetri. Lei era seduta accanto al fuoco,
una coperta sulle ginocchia, e durante il giorno si scaldava con t,
cioccolata, caff e brodo caldo, in una mano The Torpedo Under th
Ark di Ellen Key, il quaderno di appunti tutto sottolineato nell'altra,
dipanando caparbiamente il significato dell'originale svedese e
lasciando la mente libera di cercare l'equivalente inglese(1).
A un certo punto (era ormai pomeriggio inoltrato, la luce cominciava
a farsi fioca, il fracasso dei lavoratori lentamente si
smorzava fino a che per lunghi intervalli la casa sprofondava nell'agognato
silenzio) si accorse che la sua concentrazione vacillava. Continuava
ad alzare gli occhi dalla pagina e a guardare fuori dalla finestra
dove la neve cancellava i muri alla cui costruzione Frank aveva
dedicato tanto tempo e tanta fatica, tutta quella linearit (quella
mascolinit, la scienza dell'oggetto) spianata sotto le morbide
curve femminili. Anche i campi erano scomparsi. Gli spuntoni neri
degli alberi smussati e addolciti. Rotondit. Il mondo era pervenuto
alla rotondit dalla sera alla mattina.
Un giorno prima, appena il pomeriggio di ieri, anche se sembrava
un'eternit, tutto sembrava aspro e spigoloso, l'erba ruvide stoppie
marroni, gli alberi come pugnali, e lei aveva chiesto a Billy Weston
di andare a prendere la macchina per andare a Spring Green, perch
voleva uscire di casa per qualche ora anche solo per vedere qualcosa
di diverso, qualsiasi cosa. E poi naturalmente stava arrivando il
Natale e doveva trovare qualcosa per i bambini, o quella almeno era
la scusa. Se n'era stata per conto proprio per quasi tutto l'autunno,
facendo di tutto per condurre una vita silenziosa, produttiva, lontano
dai riflettori della stampa e dagli occhi dei moralisti di campagna
che magari potevano considerarla una minaccia alla decenza. Una
donna perduta. Una cacciatrice di mariti. Una femminista. Di frasi
fatte ne avevano centinaia, come se avessero il diritto di trinciare giudizi,
ma lei cercava di non essere aspra. Per amore di Frank. In cuor
suo, lui aveva deciso di vivere l fra di loro, in piena autosufficienza,
coltivando la terra e allevando le bestie da macellare, producendo.
elettricit con la diga che intendeva costruire alla base della collina,
dove passava il torrente sotto la strada, abbattendo degli alberi, deviando
un ruscello per l'acqua e per costruire, sempre costruire, e
non sarebbe stata certo lei a turbare quell'equilibrio.
Si fece lasciare da Billy alla periferia della cittadina; ogni uomo,
donna e bambino nel raggio di centinaia di chilometri conosceva
la mcchina di Frank come conoscevano i propri barrocci e
carri agricoli, e ci che lei voleva pi di tutto era l'anonimato. Una
donna vestita normalmente, infagottata per combattere il freddo,
che prendeva un t in albergo e curiosava nei negozi in cerca di regali
per Natale. Invece non fu cos. Nell'istante in cui mise piede
fuori dalla macchina, nella casa dall'altra parte della strada le tendine
si scostarono e il tempo di percorrere i tre isolati fino all'emporio
tutte le teste si giravano a guardarla. Scelse un arco con le
frecce per John, pensando che avrebbe potuto esercitarsi a tirare a
Oak Park e, gi pensando all'estate ventura, magari cacciare nei
campi di Taliesin, conigli, per esempio, o scoiattolini, bestioline simili.
Trov un completo da disegno e un cavalletto per Martha, per
incoraggiarla nelle sue inclinazioni artistiche, visto che sembrava
avere un talento per la composizione, lo diceva anche Frank. Ottimo.
Era andata bene e a suo modo era stato anche piacevole. Ma
la donna che l'aspettava continuava a serrare le mascelle come se
avesse un tic e non la guardava negli occhi. Nemmeno la parvenza
di quattro chiacchiere, anche solo per educazione. E mentre prendeva
il t e un panino all'albergo, standosene rigorosamente sulle
sue, erano continui mormorii e occhiate in tralice e pareva che ogni
volta che alzava lo sguardo ci fosse qualcuno che la stava fissando.
Non ne fece cenno a Frank, non c'era nessun bisogno di inquietarlo
per un nonnulla. Ma la cosa accrebbe la sua determinazione
a continuare il suo lavoro. Il mondo aveva disperatamente
bisogno di Ellen Key, e non solo quei contadini testardi e le loro
mogli bigotte, ma il mondo in generale. La gente, soprattutto le
donne, dovevano assolutamente imparare a pensare con la propria
testa invece di seguire ciecamente i dettami di una societ patriarcale
che negava loro non soltanto il diritto di voto ma anche quello di amare seguendo i propri istinti. Per un attimo si vide nei panni
di una specie di Giovanna d'Arco dell'erotoplastica, che brandiva
una spada scintillante e li ridimensionava tutti quanti, poi, per
quanto fosse esausta e la casa gelida come un igloo, torn al libro
che aveva in grembo ed eccolo l, giusto davanti a lei, nella lingua
natia di Ellen Key: fili lska, amare. Amare. Non c'era fine pi nobile
nella vita, compito pi grande: perch non lo volevano capire?
Stava allungando la mano per prendere la penna e annotare
quel pensiero, la casa ormai silenziosa, la neve dietro le finestre ed
Ellen Key sulle sue labbra, quando sent la voce di Frank, resa acuta
dall'esasperazione, che le giungeva da dietro la porta che si apriva
sul cortile. No stava dicendo no che non  qui.
In anticamera si sent il rumore di qualcuno che batteva i piedi
per scrollarsi la neve dagli scarponi, poi risuon chiara la voce
di un uomo, uno sconosciuto: Ma  vero che vive qui o no? Si dice...
ma  pi che un si dice, qualcuno riferisce, testimoni... che
 cos. Proprio ieri....
Non sono affari vostri. N di chiunque altro.
Non volete nemmeno confermare o smentire?
Non dir una parola.
La verit  che mentre noi parliamo la signora Cheney si trova
sotto questo stesso tetto, vero?
Si sent improvvisamente l'acuto cigolio della porta che si apriva
sui cardini, sovrastato dalla voce di Frank, consolatoria ma ferma:
Mi spiace davvero che con questo tempo abbiate fatto tanta
strada per niente, per voglio ricordarvi che non sono stato
io a invitarvi e mi spiace anche di non potervi invitare a
fermarvi, spero
che troviate la strada per tornare in citt nonostante il fiero clima
invernale. Lo spirito stagionale e quelle cose l, sapete? Un po' il
clima del buon Charles Dickens.
C' qualche cosa che posso fare per indurvi a...?
Non dir una parola.
Poi la porta venne richiusa e lei sent i passi di un solo uomo che
tornavano indietro nel corridoio: Frank, tradito dal ritmico ticchettio
dei suoi tacchi rialzati. Mise da parte ci che stava facendo e si
alz dalla sedia mentre lui entrava nella stanza e automaticamente si
chinava a prendere l'attizzatoio per ravvivare il fuoco, che lei aveva
accudito per tutto il pomeriggio ed era pi che sufficiente. Hai sentito
un po' di quelle sciocchezze? le chiese senza girarsi.
Non capiva bene perch mai dovesse essere inquieta, per lo
era. Tutto a un tratto si sentiva persa e abbandonata, colma di un
dolore che la divorava. Julia era morta, i figli lontani, il matrimonio
a pezzi, e per che cosa? Per quella vita da pusillanimi? Per nascondersi
dietro una porta chiusa? Ma perch non ci lasciano in
pace? disse con voce strozzata. Si aspettava che la prendesse fra
le braccia, ma siccome lui non lo faceva gli si avvicin e lo strinse
goffamente, un braccio sulle spalle, l'altro attorno alla vita. Mi
sento come una criminale, come se fossi braccata. Perseguitata.
Come Jean, Valjean.
Lo so disse lui. Mi dispiace.
Gli dispiaceva. Be', anche a lei, ma di che cosa poi dovevano
dispiacersi? Vivevano insieme, fedeli ai loro principi. Era tutta colpa
dei giornalisti, erano loro che stavano fomentando quel clima
di odio, e per di pi sotto Natale; non gli lasciavano nemmeno festeggiare
il Natale in pace. Senza pensare, senza nemmeno sapere
quello che avrebbe detto fino a che le parole non le furono uscite
di bocca: Ma perch non raccontiamo la verit e basta?.
Lo sent irrigidirsi, poi si sottrasse al suo abbraccio e torn a
chinarsi per ravvivare il fuoco che non ne aveva alcun bisogno.
Non so rispose. Dovremmo farlo. Dio sa che dovremmo farlo.
Ma i vicini... Sono cos... cos chiusi nel loro moralismo, cos rigidi
nella loro cocciutaggine... impossibile dire come reagirebbero.
Lei lo prese per il polso, costringendolo a guardarla. Ma non
capisci, questo  proprio l'atteggiamento che ha schiacciato le donne
per tutti questi secoli. Non abbiamo niente di cui vergognarci
...Tu ti vergogni? Perch io no.(2)
Il volto di lui si mantenne inespressivo. Distolse lo sguardo.
No, certo che no. Solo che... dobbiamo essere prudenti, muoverci
con cautela. Dare ai vicini il tempo di abituarsi.
Ma lei non lo stava ascoltando. Era tutta presa da un'idea. Perch,
che so, perch non convocarli qui, i cronisti, tutti quanti, e fare
un comunicato, un comunicato ufficiale? Cos almeno potremmo
dare la nostra versione ai giornali, lasciare che parli per noi Ellen
Key, esporre i principi in cui crediamo. Educarli. In fondo, non
 di questo che si tratta? La cosa la esaltava. Le brillavano gli occhi.
Tu mi ami, non  vero?
Lui annu.
Be', allora facciamolo. Proclamiamolo apertamente al mondo.
Lui annu nuovamente, ma si capiva che non era affatto convinto.
Per un bel pezzo rimase l con l'attizzatoio in mano, come se
avesse dimenticato cosa doveva farne, poi lo pos con attenzione
e si ritir per andare a lavarsi prima di cena.
Lei non si fece scoraggiare. La sensazione di euforia l'accompagn
per tutta la cena, intanto che Frank parlava e parlava,
l'episodio con il giornalista gi dimenticato, esponendo i suoi piani
per una mezza dozzina di progetti e anche per la cena di Natale,
e poi potevano farsi un giro in slitta, l'avrebbero fatto quella sera
stessa, ma lei ascoltava con un orecchio solo. Ormai aveva deciso
il da farsi, ci che doveva fare: avrebbe preso l'iniziativa, sarebbe
uscita dall'ombra, mostrandosi al mondo. Dentro di s stava gi
formulando il discorso, rivolta a un pubblico che non c'era, figure
indistinte, le gambe accavallate, i taccuini in bilico sulle ginocchia...
La cuoca serv il dolce. Frank stava ancora parlando. Fuori, la
neve volteggiava gi dal cielo. Era un momento magico, intimo, vero,
di affetto e di pace, fino a che non arriv a romperlo l'improvviso
piagnucolio acuto del telefono. Resta comodo, Frank fece lei.
La prendo io.
Attravers la stanza, sollev la cornetta e rispose: Pronto?.
La signora Cheney? ronz la voce all'altro capo del filo, una
voce stranamente familiare, una voce maschile, che lei identific
prima ancora di rispondere: si trattava del tizio che era stato l a casa
poco prima, il giornalista che provava il suo piccolo tranello.
Avrebbe potuto rispondere No, oppure Qui non c' nessuno
con quel nome, avrebbe potuto continuare a giocare. Ma non aveva
senso, non pi. S disse. Sono qui.(3)
La mattina di Natale si alzarono di buon'ora, accesero i camini,
batterono i tappeti e spolverarono i soprammobili. Alla colazione
provvedette lei stessa, nonostante le arti culinarie per lei fossero una
sorta di mistero (uova, prosciutto e patate fritte: le uova non abbastanza
cotte, il prosciutto rinsecchito e le patate tutte nere), e alle
otto, quando arriv la cuoca, la aiut a stendere la pasta per tre torte,
dopo di che segu la ricetta per preparare due teglie di biscotti
all'uvetta. Il Natale l'avevano festeggiato all'alba, un semplice scambio
di doni sotto l'albero, una spilla di giada e platino per lei e un
cappello nuovo e una sciarpa per lui, e se non lo si poteva proprio
definire formale, quel primo Natale insieme nella loro casa nuova,
di l a un'ora stavano lavorando sodo tutti e due. Frank pass almeno
met mattinata a sistemare e risistemare il soggiorno, uscendo
due volte sotto la neve a procurarsi qualche altro rametto di
agrifoglio o di sempreverde, ed era agitatissimo, lei lo capiva benissimo,
passava da una stanza all'altra, quasi abbaiandole contro tutte
le volte che transitava dalla cucina. Era un perfezionista, questo
lei lo sapeva, era una delle cose che le piacevano di lui, una riprova
della sua sensibilit artistica, ma certe volte poteva essere un tantino
eccessivo. Come quella mattina. Il che rendeva tutto pi difficile
per lei. Poi c'era la questione di come vestirsi, con Frank che alla
fine aveva optato per la sua tenuta da gentiluomo di campagna
con giacca di tweed e pantaloni alla zuava, la sua cravatta da artista
e un paio di pesanti calzettoni di lana, mentre lei aveva scelto una
semplice camicetta ricamata in una tinta cru e una gonna appena
pi scura: voleva essere alla moda, naturalmente, ma anche discreta.
Sobria. Rilassata. Un'ospite affabile a suo agio in casa propria.
Il primo giornalista arriv dalla stazione di Spring Green in carrozzino
poco prima delle undici e lei fece di tutto per farlo sentire
il benvenuto, mentre Frank andava su e gi per la stanza, il fuoco
splendeva e scoppiettava e dietro le finestre si stendevano i campi
nella morsa del gelo. Poi ne spuntarono altri due, che si fecero tutta
la strada di contea scivolando come pattinatori sul ghiaccio prima
di approdare cautamente sullo sdrucciolevole pendio del vialetto.
Lei serv i biscotti e del caff appena fatto, si inform sui familiari
(era la mattina di Natale, e loro erano lontani dai rispettivi
focolari, ma per il dovere si faceva questo e altro, vero?) e di l a poco
il contingente fu al completo, otto uomini in tutto, di et e carattere
diversi, ognuno intento a immagazzinare il minimo dettaglio
del luogo, che poi avrebbe dovuto ricostruire a memoria una volta
tornato alla propria scrivania a Chicago, Madison, Spring Green.
Una volta che furono tutti riuniti e comodamente seduti, Frank,
che fino a quel momento aveva dissertato sui suoi pezzi d'arte nel
suo solito modo disarmante mentre lei faceva gli onori di casa e la
squisita bellezza della stanza esercitava il proprio incantesimo, richiam
l'attenzione di tutti e cominci a leggere il comunicato predisposto
nella sua bella voce limpida. Era una dichiarazione di principi,
senza traccia di scuse, ben argomentata ed esposta, che presentava
le idee di Ellen Key in forma assolutamente pratica, come
via al vivere e all'amare autentico. L'avevano messa a punto insieme
dopo una mezza dozzina di bozze la notte prima, la vigilia di
Natale trascorsa in un'intensa fuga di dizione, sintassi e retorica rivoluzionaria
(era veramente bravo a scrivere, e sarebbe stato anche
un ottimo politico) e tutti e due avevano convenuto che fosse lui a
parlare per entrambi e che dovessero dire qualcosa che mettesse fine
una volta per tutte a voci e illazioni. In piedi accanto a lui, osservando
i volti dei cronisti mentre lui li arringava, si sentiva cos
piena di orgoglio e di legittimit che avrebbe potuto guidare un
corteo da un capo all'altro del paese.
Parl con franchezza del suo primo matrimonio, di come si fosse
sposato troppo giovane, della distanza intellettuale che si era venuta
a creare fra lui e la moglie via via che la sua arte andava maturando
e di come si fosse sempre sforzato di vivere onestamente e ispirandosi
ai pi nobili precetti. Uno degli uomini (lei si focalizz immediatamente
su di lui, quello con le spalle strette, una striminzita
giacca azzurra fresco lana, gli stivali fradici e il naso che colava) annu
in segno di approvazione. Bene, pensava lei, bravo! Poi Frank
parl di lei e dei principi su cui si fondava il loro amore (La signora
Cheney per me non  mai esistita; per me  sempre stata Mamah
Borthwick, una persona ben precisa e distinta, che non apparteneva
a questo o a quell'uomo) e lei si sent percorrere da un brivido, perch
era proprio cos, esattamente cos: lei non apparteneva a un uomo
ma era una persona a s, con gli stessi diritti di qualsiasi uomo
sulla terra. E Frank era l in piedi davanti a tutti che lo proclamava.
Si serviva del bastone da passeggio per sottolineare qualche punto,
impetuoso e appassionato come un oratore al senato. Alla fine, concludendo,
si dilung sulla propria arte e su ci che significava essere
additati all'opinione pubblica e giudicati secondo parametri che non
erano i suoi e ai quali non aveva mai professato di aderire.
Dopo di che (e come erano interessati, altro che se lo erano, nel
senso pi pieno e pi ampio, ciascuno di loro potenzialmente un sostenitore
di Ellen Key) vi furono le domande, sia per Frank che per
lei, approfondite, schiette richieste di chiarimenti e indicazioni. Le
pareva che quegli uomini volessero capire, volessero darle una mano,
soprattutto, a diffondere il suo messaggio al mondo, e cos si lasci
andare finch le parole le sgorgarono dal cuore. E lo stesso fece
Frank. Esaltato dal momento, si produsse in improvvisazioni sulla
rigidit del matrimonio privo di amore e sulle restrizioni che la societ
cerca di imporre senza differenza ai mediocri e ai grandi spiriti.
In linea generale disse a un certo punto, andando avanti e indietro
per la stanza mentre i loro occhi lo seguivano come un sol uomo
vorrei dire questo: leggi e regole sono fatte per la media. L'uomo
comune non pu vivere senza regole che governino la sua condotta.
Vivere senza regole  infinitamente pi difficile, ma  ci che l'uomo
veramente onesto, sincero e pensante  costretto a fare.
A quel punto l'ometto con la giacca azzurra fresco lana alz la
mano e butt l una domanda, dopo essersi pietosamente soffiato,
strusciato e ripulito il naso col fazzoletto, chiese con una voce roca
e cavernosa: Ma le vostre famiglie, i vostri figli, lontani da voi
il giorno di Natale, proprio il giorno di Natale?. Si interruppe per
soffiarsi nuovamente il naso mentre tutti aspettavano pazientemente
che andasse avanti.  cos che l'uomo veramente onesto, sincero
e pensante si crea le regole? E loro? I piccoli?
Vi fu silenzio. Un uomo si alz in piedi bruscamente. Un altro,
la voce fremente di emozione, gli fece eco: Gi, e loro?.
Lei si sent stringere dentro come da una morsa. Tutto a un tratto
vide John in pigiama e Martha in camicia da notte rotolare gi
dal letto per correre da un capo all'altro della casa cinguettando
come due uccellini, l'albero tutto addobbato e l'espressione dei loro
volti alla vista di ci che Babbo Natale e le magiche circonvoluzioni
aeree della slitta trainata dalle renne volanti aveva lasciato per
loro. I suoi bambini. Natale. Non sapeva che dire.
Ovviamente siamo in contatto con loro sent Frank che diceva
al suo fianco.
In contatto? gli ributt l'uomo con la giacca azzurra fresco
lana, e il suo tono era inconfondibilmente sarcastico.
E abbiamo mandato doni. Cartoline e via dicendo. Quanto ai
miei figli, i due pi grandi, Lloyd e John, fra non molto verranno
a lavorare con me nello studio di Chicago... e i figli della signora
Borthwick, mmh...
Un altro giornalista, un tipo corpulento con i capelli in disordine
e la faccia di un colore grigiastro, gli sugger i nomi: John e
Martha.
S, John e Martha riprese Frank e tutto a un tratto lei si sent
di nuovo affranta. Pensavamo di portarli qui da noi quest'estate,
non appena si chiudono le scuole. Per un mese, almeno per un mese.
Vero, Mamah?
In un modo o nell'altro (improvvisamente faceva fatica a respirare)
riusc a rispondere affermativamente, ma intanto vedeva
benissimo che ognuno degli uomini presenti nella stanza la osservava
con la stessa freddezza con cui avrebbe potuto osservare un
cadavere all'obitorio pronto per l'autopsia.
Non appena se ne andarono, Frank si ritir nel proprio studio
e lei si seppell in cucina, lavorando gomito a gomito con la cuoca
alla preparazione dell'oca, dell'intingolo, del ripieno, del budino e
dei contorni, ben decisa a fare festa a dispetto del disastro di quella
mattina. Perch di disastro si era trattato, su quello non aveva
dubbi. Alle cinque lasci libera la cuoca di raggiungere i familiari
e si sobbarc di buon grado la preparazione della cena: era ben lieta
di avere un'attivit, qualsiasi cosa che le distogliesse i pensieri
dal modo in cui la guardavano quegli uomini, come se fosse una
specie di Scrooge al femminile. O peggio ancora, addirittura un'altra
specie, la madre che apparentemente non provava niente per i
figli, nemmeno nel giorno pi solenne dell'anno. Sfog la propria
frustrazione sul tagliere, le posate e le pentole. Lav, fece a pezzi,
schiacci e punzecchi l'oca, la innaffi di vino e fece del proprio
meglio per stufare le verdure in padella senza bruciarle e quando
si sedettero a cena, la cena di Natale (erano in dodici, compresi i
Porter con i figli, la madre di Frank, qualche operaio e una coppia
di Chicago con l'aria di essere gli ultimi fra gli amici di Frank a voler
avere a che fare con lui in quelle circostanze), si sforz di apparire
serena e gradevole e la sua risata conquist tutti, ma fu comunque
il Natale pi triste che lei ricordasse.
Pass una notte insonne, timorosa delle conseguenze (era stata
una pazza a rivolgersi alla stampa, un'idiota, una sognatrice; avrebbe
dovuto nascondersi in cantina, avvelenare loro il caff, mentre
Frank, spensierato e artisticamente distaccato come sempre, russava
in quel suo tipico modo, come se un muro d'acqua cadesse in
una fossa e poi ne sorgesse a inondare un uomo che tutto solo suonava
un ottavino. I giornali del giorno dopo pubblicarono ampi resoconti,
e fu persino peggio di quanto lei si fosse immaginata. Il
 Weekly Home News di Spring Green era feroce, incendiario, definiva
Frank e lei una minaccia alla morale della comunit e un insulto
a ognuna delle famiglie che ne facevano parte e il Tribune,
a partire dalla perfida scelta delle parole che componevano il titolo
(passare il natale a difendere lo spirito dell'egira)(4)
riusciva a combinare un tono profondamente sdegnato all'aperta derisione.
Apparivano come due persone ridicole. Pompose. Egoiste.
E peggio ancora: genitori inetti e negligenti.
Il giorno dopo, le cose erano gi peggiorate.
Aveva iniziato a lavorare alla traduzione fin dal mattino presto,
talmente concentrata che aveva saltato completamente il pranzo
e c'era mancato poco che lasciasse spegnere il fuoco, quando
Frank entr con i suoi pattini da ghiaccio in mano. Per oggi basta
lavorare annunci.  il momento di fare un po' di attivit fisica,
qualcosa di sano, eh? Che te ne pare di un giretto sul ghiaccio?
Che ne dici?
Le ci vollero poco pi di dieci minuti per vestirsi, poi infilarono
la porta e si incamminarono sul vialetto scricchiolante che Billy
Weston aveva spalato in mezzo al cortile. Tutto era immobile,
l'aria nuova, la casa accogliente e confortevole, sotto le sue grondaie
sporgenti, come uno chalet a Kitzbuhel. Il fumo saliva dai camini.
In alto volava pesante un corvo, le ali cigolanti come cardini
male oliati. Frank faceva strada, con i suoi lederhosen e un berretto
tirolese, la lunga striscia svolazzante della sciarpa che andava da
una parte all'altra, seguendo l'oscillazione delle spalle, ed era talmente
allegro che fece una deviazione nella neve alta per staccare
uno dei ghiaccioli che pendevano dal tetto e lanciarselo dietro le
spalle come se fosse una granata.
Scesero gi per il sentiero camminando come gamberi sul suolo
ghiacciato, il disco pallido del sole fermo sugli alberi alle loro spalle
e il fiume che si apriva davanti a loro, poi attraversarono la strada
e imboccarono il viottolo dall'altra parte, tutto immacolato e perfetto
sotto i cumuli di neve scolpiti. Lei respirava a pieni polmoni il
profumo dei pini, li contempl schierati lungo il fiume come sentinelle,
forti, vivi, che cedevano i propri colori a quel mondo monocromo,
e si sent invadere dalla gioia. Era esattamente la vita che voleva,
lavoro e svago mescolati insieme, autosufficienza, attivit all'aria
aperta, Ellen Key, Frank. Era troppo perfetto. L'ideale di qualsiasi
donna, di ogni donna. Ogni donna aveva diritto a sentirsi cos.
Fece una piccola sosta per riposarsi contro il tronco di un albero
e a scrollarsi la neve dagli stivali, desiderando solo urlare la
propria gioia al mondo, e Frank si gir a guardarla. Tutto bene?
le chiese. Gi a corto di fiato? Era una foto, una foto incorniciata,
ma dov'era l'obiettivo per catturarla?
No rispose lei per niente. Anzi, non vedo l'ora di arrivare
in fondo e sfidarti in una gara, due giri di pista, senza nessuno, uomo
o donna, fra noi.  Sentiva il sangue cantare nelle vene. Lo divorava
con gli occhi.
D'accordo fece lui, sfoderando il suo sorriso. Scommettiamo.
Il vincitore, e temo proprio che sar io, ricever un massaggio
gratis dal perdente. Ci stai?
Ma certo, certo: anche in caso di sconfitta, non avrebbe perso.
Ci sto disse, abbandonandosi a una risata.
Scendendo lungo il declivio in mezzo agli alberi vedeva i pattinatori
sul fiume, sagome scure che scivolavano da sole o allacciate
a un'altra, le loro voci che risuonavano sul ghiaccio. Sulla riva opposta
c'era un fal acceso, famiglie riunite con tanto di cotolette, bibite
gassate e fiaschette di qualcosa di un po' pi forte. Un setter irlandese
continuava a correre in tondo nel mezzo della pista ora sgombra,
abbaiando, mentre due bambini gli sfrecciavano accanto e poi
tornavano indietro per farsi inseguire. Sembrava la scena di un dipinto
di Bruegel. O anche di una stampa di Currier & Ives. Si stava
allacciando i pattini quando un uomo dai capelli scuri con folte
sopracciglia nere, un grosso maglione fatto a mano e pantaloni con
le toppe, pass vicino al bordo e le ringhi qualcosa prima di allontanarsi
rapidamente. Ma cosa le aveva detto? E chi era?
Frank era alla sua sinistra, poco lontano, impaziente di scendere
in pista come un bambino, un pattino gi a posto e l'altro quasi,
e un momento dopo le scivol accanto gracchiando: Forza, forza,
che cosa stai aspettando?. Si raddrizz, ancora incerta sulle gambe,
lui la prese per mano, il vento le accarezzava il viso ed eccoli l,
tutti e due in mezzo alla gente, un giro largo della pista e poi lei cominci
a capire, o meglio, glielo fecero capire. Le persone, fra cui
qualcuno che lei riconobbe, si stavano spostando dalla parte opposta,
da sole o a gruppetti, affollandosi sulla neve calpestata per togliersi
i pattini, inerpicarsi sul bordo e incamminarsi sulla strada. Se
ne stavano andando in massa. Voltando loro le spalle.
Snobbandoli. Poi, mentre quella nozione cominciava a mostrarsi sul volto di
Frank, l'uomo dai capelli scuri si avvicin a loro e disse, questa volta
in modo perfettamente comprensibile: Dovreste vergognarvi.
Vergognarci di cosa? gli ribatt Frank, ma quello si stava gi
allontanando da loro verso la riva opposta del fiume, tornando indietro
veloce come un razzo un attimo dopo, cos veloce da farle temere
che volesse investirla (aveva addirittura gi alzato le braccia per
attutire il colpo), ma all'ultimo momento fren sollevando uno spruzzo
di ghiaccio. Tornatevene da dove siete venuto, vecchio pervertito
grid, rosso in faccia con gli occhi fuori dalle orbite. Voi e la vostra
concubina. In quell'istante svan tutto, la gioia che la
pervadeva per il semplice piacere della giornata e anche per tutte le sue speranze,
e nonostante Frank lo prendesse a male parole e si fosse staccato
da lei per inseguirlo in un accesso di furia, quello volteggiava
davanti a lui imprendibile, un pattinatore decisamente pi abile. Pervertito,
pervertito! risuon la sua voce, finch il fuoco non si spense
da solo, le rive si spopolarono, i due bambini presero il loro cane
e si avviarono su per la strada fino a scomparire.
Quando lei e Frank rientrarono (aveva voluto pattinare a tutti
i costi fino a quando non ne aveva avuto abbastanza, sul ghiaccio
solo loro due e quel tipo che li guardava torvo), ad aspettarli trovarono
Billy Weston, con l'aria cupa del Fato. Aveva in mano il
giornale, che spieg per loro sul tavolo della cucina. CHIESTO L'AIUTO
DELLO SCERIFFO PER MANDAR VIA WRIGHT, diceva il titolo, e per
quanto lei facesse per ignorarlo, per ritrovare l'atmosfera di quando
stava scendendo a valle fra i boschi al fianco di Frank, non ce
la fece e se lo port in camera per confermare ci che gi sapeva:
tutta la comunit era insorta contro di loro. Non solo: avevano inviato
una petizione allo sceriffo perch arrestasse lei e Frank per
oltraggio alla morale. Oltraggio alla morale, santo cielo. Una cosa
da Medioevo. O da Salem. Una caccia alle streghe degna di Salem.
La cosa la devast. Rimase seduta nella poltrona accanto alla
finestra, una coperta tirata fin sotto la gola, a fissare e fissare quel
giornalucolo finch le parole persero ogni senso. La casa ticchettava
e gemeva. Il vento si infilava fra le assi del pavimento. Freddo,
talmente freddo che il fuoco era solo un bagliore contro le pietre
annerite del camino e la caldaia gi in cantina inefficace come
se si trovasse dall'altra parte del mondo.
Con buona pace di Ellen Key. Con buona pace della diffusione
delle idee illuminate. Lei e Frank quella sera si ritirarono presto, le
orecchie tese verso eventuali rumori di passi nel cortile. Per la seconda
notte di fila non riusc a dormire. Rimase sveglia per ore, gli
occhi fissi nel buio, a pensare a quell'uomo sul ghiaccio, vedendoselo
davanti, la smorfia delle labbra, il fuoco dell'odio. Finalmente,
alle prime luci dell'alba, cadde in un sonno profondo e senza sogni.
Non ci fu nessun massaggio. Non quella notte. E neanche per
molte di quelle che la seguirono.
Alla fine, lo sceriffo non si vide(5). E nemmeno nessun altro.
L'inverno avanzava, Taliesin cresceva secondo il progetto e
oltre e Mamah era sempre silenziosa e produttiva, aveva abbandonato i giornali
con i loro motivi e fini complicati giurando che se mai le fosse
capitato di incontrare un giornalista avrebbe cambiato marciapiede
per evitarlo. Quanto agli abitanti della cittadina, anche per
quello scelse di restare nell'ombra, non uscendo quasi mai da
Taliesin, nemmeno per andare al mercato. Se non erano pronti per
un pensiero evoluto, se sentivano di doverla insultare sul giornale
locale e lanciare strali contro di lei dai pulpiti delle loro chiese, be',
peggio per loro. Chi ci rimetteva contro le forze della paura e dell'ignoranza
erano loro e lei poteva farci ben poco, se non continuare
il suo lavoro e lasciare che Ellen Key parlasse per lei, nella
traduzione pi precisa e letterale che era capace di fare.
Molto lentamente, con l'arrivo e il procedere del nuovo anno,
la gente cominci a interessarsi ad altro, alle proprie famiglie, al
tempo, alla vita in fattoria, la mungitura, le vacche che partorivano,
il lavoro nei campi e le coltivazioni. Cominci a vedersi senza
troppo clamore con qualcuna delle donne pi ricettive, un invito
per il t o una passeggiata in collina, raccogliere fiori selvatici per
poi copiarli con gli acquerelli, e se qualche volta le capitava di accennare
a Ellen Key in tono casuale, stava ben attenta a non fare
proseliti e nessuno, nemmeno Diana Milquist, la moglie del dentista
e la sua migliore amica nel circondario, disse mai una parola
sulla sua situazione familiare. Quell'estate, il 1912, John e Martha
stettero l un mese e lei si sforz in ogni modo di essere una buona
madre, anche se si capiva benissimo che Edwin aveva fatto di
tutto per metterglieli contro, e d'altra parte loro sembravano poco
interessati alla vita di campagna. Come confess a Diana, nonostante
tutto il piacere che le aveva fatto averli a Taliesin, vederli ripartire
era stato un piccolo sollievo; ci la rendeva forse una pessima
madre? No, la rassicur Diana (che non aveva figli, avendo
riportato un danno all'apparato riproduttivo a causa di un incidente
d'infanzia), no, niente affatto.
Ad agosto The Torpedo Under th Ark venne pubblicato in una
piccola ma preziosa edizione da Ralph Fletcher Seymour di Chicago,
riscuotendo largo favore dalla stampa, anche se qualche giornale
tutte le volte tirava fuori la vecchia storia della sua fuga con
Frank e tutte le sciocchezze connesse (L'ex signora Cheney, fuggita
con Wright, pubblica un nuovo libro; adotta le idee di Ibsen e
dell'autrice svedese sul matrimonio senza amore). Ma le ripercussioni
furono relativamente circoscritte ed Ellen Key arriv comunque al
pubblico di lingua inglese. Lei e Frank festeggiarono con un viaggio
a Milwaukee e brindarono (lei con un bicchiere di
Liebfraumilch, lui con uno di eau vive, attinta direttamente dal rubinetto)
al successo del libro e alle future traduzioni, nonch al libro che
avrebbe scritto lei stessa, per il quale stava cominciando a raccogliere
le idee, un testo che avrebbe affrontato questioni quali
l'amore, il matrimonio e la libert con tutta la tipica schiettezza
americana. Per le donne americane, donne come lei, come Diana
e come le tante casalinghe oppresse di Oak Park costrette a vivere
nella menzogna giorno dopo giorno nel trascorrere inutile delle loro
vite vuote. E pur non ritenendosi un'eroina, un'ambiziosa e nemmeno
particolarmente radicale, pi ci pensava e pi prendeva forma
nella sua mente. Non riusciva ancora a visualizzarsi il titolo del
libro, solo una confusione di lettere, come in un cruciverba, per
vedeva benissimo il proprio nome sotto, Mamah Borthwick, o magari
Mamah Borthwick Wright, e si immaginava una serie sempre
diversa di donne di et varie vestite alla moda che assorbivano le
sue parole nei salotti, nelle cucine, all'ombra delle tende sotto i portici,
gli sguardi accesi e i volti rapiti.
Arrivarono i giorni della canicola. Venne il tempo del raccolto,
poi pass. Gli alberi cambiarono colore. Scopr di essersi abituata
senza sforzo alla routine della vita di Taliesin, le mattine passate al
tavolino a scrivere, il pomeriggio e la prima serata a dare una mano
nelle faccende domestiche, cercando di sobbarcarsene il pi
possibile in modo da consentire a Frank di dedicarsi ai suoi progetti
architettonici(6), contenta di passare tranquillamente le serate
a casa. Con Frank. Con l'uomo che amava. In effetti, fra l'autunno
e l'inverno arriv al punto di sentirsi cos a proprio agio a casa da
non avere pi nessun desiderio di andarsene da Taliesin.
Quando Frank le parl di un viaggio in Giappone nella primavera
successiva, il suo primo impulso fu di dirgli di no, non che avesse
qualcosa contro i giapponesi. Anzi, al contrario: la cultura orientale
la affascinava, con la sua iconografia di draghi e gru e la squisita
sensibilit dei suoi disegni artistici a fronte della fiera tradizione
samurai e della bizzarra sottomissione delle donne nei loro zoccoli
di lacca e le loro vestaglie aderenti che le riducevano a nient'altro
che giocattoli per gli uomini (e loro s che si sarebbero giovate di un
po' di Ellen Key)(7). Il fatto era che finalmente si era assestata. Ed era
soddisfatta. Prov a dirlo a Frank, ma lui non l'ascoltava. Quel lavoro
gli serviva, punto e basta. Aveva bisogno di comprare stampe,
paraventi e statue per poi rivenderle e riversare i guadagni
in Taliesin, dato che gli incarichi si contavano sulla punta delle dita. Per via
di lei. Le fece un lungo discorso, una serie di discorsi, gironzolando
attorno alla questione della colpa, che naturalmente era di tutti
e due, e le assicur che non rimpiangeva niente, ma i fatti erano
quelli: lo ignoravano, lo boicottavano. E poi c'era la prospettiva dell'incarico
pi grosso, il pi grosso di tutta la sua vita, un progetto
che avrebbe spazzato via tutti i loro problemi economici, un albergo,
un albergo a Tokyo che avrebbe fatto impallidire tutto ci che
c'era in Asia, quindi semplicemente non poteva non andarci. E non
aveva intenzione di andarci senza di lei. Mai e poi mai.
Taliesin le manc per tutto il tempo che ne furono lontani, un
dolore che nulla poteva lenire, sebbene le donne giapponesi fossero
molto diverse da ci che si era immaginata (sotto certi aspetti,
la societ era quasi matriarcale, il controllo era saldamente nelle
mani di mogli e madri mentre gli uomini se ne andavano in giro come
scolaretti a giocare con le loro piccole geishe imbellettate e a
bere liquore di riso fino a perdere i sensi) e il cibo, soprattutto quella
frittura che chiamavano tempura, le risultava pi gradevole di
quanto avesse pensato. Era una donna dalla mentalit aperta. Chiese
addirittura la ricetta e una volta tornati a Taliesin prov a cimentarsi,
ma le verdure in pastella e le striscioline di pesce, tuffate
nell'olio bollente sul fondo della padella pi grande che aveva
diventavano tutte nere e assorbivano il grasso come tante piccole
spugne tanto che la frittella pi insapore o la ciambella pi bisunta
al confronto sembravano una delicatezza.
L'esperienza asiatica  stata di grandissimo interesse raccontava
in sintesi a Diana Milquist spiluccando frammenti mollicci di
quello che avrebbe dovuto essere tempura una vera rivelazione. E
solo potessi vedere come vivono quelle persone. Niente  come qui
da noi. O in Europa. Giocherell con un pezzetto di carota ammosciato
che aveva perso la pastella, pensando a quelle condizioni
primitive, soprattutto in campagna. Pens ai giacigli di legno, alla
carta da parati, ai gabinetti, poco pi che un buco per terra.
Niente di niente.
Ma se lei aveva trovato il Giappone un po' faticoso, Frank sembrava
esserne rinvigorito. Aveva comprato stampe fino a riempire
le stanze, giocando con i soldi che come un mago sembrava tirar
fuori da un cappello(8), e al loro ritorno cominci a buttar gi gli
schizzi preliminari per il progetto dell'albergo, sebbene per il momento
non vi fosse nessuna conferma. Trascorse cos un altro anno
a Taliesin, un anno sereno, poi, da dove non se lo sarebbe mai
aspettato, gli arriv un importante progetto per i giardini pubblici
di Chicago, sul modello di quelli che si trovavano in Germania
e in Scandinavia, e lui ci si butt con la tipica determinazione di fini
e di visione. Quell'anno la primavera port con s l'inebriante
effluvio dei fiori delle centinaia di alberi da frutto che aveva piantato,
peri, meli, peschi, albicocchi, pruni e fu solo un bene che i
giardini pubblici (Midway, volevano chiamarli Midway) lo tenessero
lontano da Taliesin buona parte del tempo. Davvero. Proprio
cos. Perch lei lo amava ancora di pi ora che lui aveva bisogno di
lei anche per questioni pratiche, non solo come anima gemella e alter
ego, ma anche come padrona di casa: ora che lui era via per cos
tanto tempo toccava a lei mandare avanti le cose, e lei si consultava
con i dipendenti e dava tutta se stessa perch la casa brillasse
com'era giusto che fosse, in ossequio a lui.
Fu meraviglioso. Lei era la sua mano destra e la sua mano sinistra
e tutto andava per il verso giusto, i giorni passavano, sempre
pi caldi, e i rampicanti si allungavano sui muri soleggiati e le api
imprimevano all'aria un fremito cos vitale che sembrava di sentirselo
nelle vene. Meraviglioso. Semplicemente meraviglioso. Finch
improvvisamente non se ne and la governante. E poi la cuoca.
A lavorare qui non ci vengo pi, le disse la cuoca, non gratis
o pagata soltanto quando lui  in vena di elargizioni. E non con
quello che dice la gente. La donna era l davanti a lei nella cucina
che era stata suo regno esclusivo, braccia lungo i fianchi, seno prosperoso
e fianchi larghi, con i suoi menti multipli e il suo matrimonio
senza amore, priva di gratitudine e di rimpianti.  immorale,
ecco cos'. E un conto  immoralit con la paga, ma all'immoralit
senza la paga proprio non ci sto, mi dispiace, signora, mi
dispiace davvero.
Mamah and alla scrivania e mise insieme tutte le monete e le
banconote che riusc a racimolare, ne fece un fagotto in un fazzoletto
e lo porse alla donna, ma quella non ne voleva sapere e lei non
aveva nessuna intenzione di supplicarla, quello era sicuro. Adesso
per tutto a un tratto si ritrovava a fare la domestica, la donna di
fatica, le varie incombenze quotidiane erano superiori alle sue forze,
e per quanto avesse sparso la voce nel circondario, presso Diana
Milquist e le poche donne che poteva definire amiche, nessuno
si present alla porta di casa per lavorare per Frank Bracciocorto
e la sua discussa amante.
Lei faceva del proprio meglio, ma cominciava a sentirsi perennemente
in affanno, come se albe e tramonti si susseguissero senza
posa, senza tregua, e la prima a risentirne fu la sua attivit di
scrittura. Semplicemente le mancava il tempo. E anche per leggere.
O per riflettere. O per fare una passeggiata in collina, una nuotata
nel lago o qualsiasi altra cosa, visto che ogni momento della
sua giornata era dedicato a evitare che la casa andasse a rotoli mentre
Frank andava e veniva da Chicago. Nel mese di giugno in qualche
modo se la cav, fra spazzolone, scopa e bucati in una frenesia
che la sfin fisicamente, cercando di barcamenarsi come meglio poteva
fra i pentoloni in cucina per preparare da mangiare a Frank e
agli uomini che lavoravano per lui. Ma certo non era una cuoca e
lei era la prima ad ammetterlo, il pane veniva fuori che sembrava
una frittella e le frittelle bruciate e gommose al tempo stesso, il tempo
troppo caldo per stare davanti al fuoco cos che le costine erano
come tizzoni rinsecchiti e le bistecche e l'arrosto carbonizzati.
Poi una sera di met luglio, quando ormai cominciava a disperare,
le mani screpolate, la pelle scura come quella di un contadino, muscoli
e articolazioni che le dolevano giorno e notte, sudore sulla
fronte e sudore sotto le ascelle e fra le gambe, dove poi si asciugava
dando luogo a irritazioni e rendendole penoso ogni movimento,
Frank scese dal treno proveniente da Chicago con il suo sorriso
radioso e disse: Sai, penso di aver trovato una soluzione a questo
piccolo problema domestico.
Lei era andata a prenderlo alla stazione in macchina, alla guida
Billy Weston, e le sembrava che alle sette di sera facesse ancora
pi caldo che a mezzogiorno. Si scost i capelli dal viso cercando
di rassettarsi per Frank (si era anche cambiata il vestito, anche se
ora sulla schiena, che era stata appoggiata al sedile, era
completamente fradicio). Frank stava mettendo la valigia in macchina mentre
Billy provvedeva al bagaglio, ceramiche avvolte in carta marrone,
un altro Buddha intagliato, di cui si intravedevano l'ampia superficie
della fronte orientale e il naso largo e piatto. Era allegro e
pieno di s e anche se non l'aveva abbracciata (e non l'avrebbe fatto
fino a che non fossero stati al riparo da occhi indiscreti) era gi
riuscito a strusciarsi contro di lei un paio di volte e si capiva che
aveva urgente bisogno di lei. Sorrideva. Piegava la testa e
strisciava i piedi per terra, giocherellava con la tesa del cappello come se
volesse sfilarla da sotto la calotta.
S, disse lei, con un lungo sospiro lento facendosi aria con la
mano, e qual ? Qual  la tua soluzione?
D un po', Billy, fece lui, distogliendosi un momento tanto
per tenerla sulle spine, stasera magari guido io, tu puoi stare dietro
o se preferisci tornartene a casa da tua moglie. Le manchi, lo
sai. E anche a tuo figlio. Non si chiede mai dove sia suo pap?
Billy, che era chino su una delle sttue, si raddrizz stringendosi
nelle spalle con un gesto buffo. Certo, signor Wright. Come
volete voi. Una serata a casa? Be', mi sa che capita proprio a proposito.
Ora sorrideva anche lui. E mamma chiss perch gli uomini
sposati di una certa et insistono a chiamare la moglie mamma
immagino che non le dispiacer vedermi comparire. O almeno
non troppo.
Benissimo, allora. Ottimo disse Frank. Fai attenzione con
quella, attento!
Solamente una volta saliti in macchina, ingranata la marcia e
lanciati a tutta birra sulla strada con grande fragore di scappamento
torn alla faccenda. Ti ricordi John Vogelsang, quello della trattoria
gi ai Midway? 
S, se ne ricordava. Vagamente.
Un tipo grosso. Massiccio. Capelli biondi, corti?
Lei fece un mormorio di assenso, ma non ce n'era bisogno. Se
anche l'argomento fosse stato l'imperatore cinese, sicuro come l'oro
si sarebbe dilungato nei dettagli, tutti i dettagli, senza limitarsi.
Bene, la mano sul cambio, il vento in faccia che pareva un
uragano e lei che si teneva il cappello come fosse la cosa pi cara
che aveva al mondo, gli ho parlato del tuo problemino, del nostro
problemino, volevo dire, e lui mi ha raccomandato una coppia,
buoni lavoratori, marito e moglie. Lei cucina e lui serve in tavola
e fa riparazioni e quello che serve. Una specie di maggiordomo
tuttofare.
Sono a Chicago?
S. Sono negri. Da qualche parte nei Caraibi, mi ha detto. Una
delle isole.
E sono disposti a venire quass si concesse una risata e coltivare
le virt emersoniane della vita di campagna?
Il rombo del motore, l'espressione sbigottita sul muso delle vacche,
le nuvole che si sfilacciavano nel cielo. Lui si strinse nelle spalle.
Pare di s. Comunque sono persone istruite... quanto meno lui.
Parla molto bene per essere un negro. Di nome fa Julius, mi pare.
Anzi no: Julian. Julian qualcosa.

Note.
1. Si tratta di un testo femminista, una glossa a Ibsen e ai suoi personaggi femminili. Le
donne, secondo Ibsen, o quanto meno certe donne liberate, erano meno irreggimentate dalla
societ rispetto agli uomini, e pi di loro una forza della natura. Senza ovviamente dichiararci
in nessun modo femministi, sociologi o niente di simile, posso
dire che Daisy Hartnett era senza dubbio una forza della
natura e io troppo legato dall'aspettativa (e da Wrieto-San)
di comprenderla appieno. Oh, Daisy, Daisy, Daisy, Daisy. Dove sono ora le tue cosce
di panna e la tua bocca di farfalla?
2. La stessa identica tattica che avrebbe scelto Miriam in circostanze simili. Si veda il
suo discorso a p. 254.
3. Potr forse stupire l'attenzione tributata alla stampa ai tempi di Wrieto-San, alla luce
di come la si vede oggi giorno. All'epoca tuttavia il giornalismo veniva considerato una
professione nobile e il diritto all'informazione del pubblico apparentemente vinceva anche
sul diritto alla riservatezza, tipicamente americano. Tuttavia, non capisco proprio come mai
Wrieto-San non abbia buttato fuori a calci il giornalista e non abbia strappato il telefono
dal muro. Chi avrebbe potuto biasimarlo?
4. Un termine infelice che i giornali ripresero dallo stesso Wrieto-San, che l'aveva usato
l'anno precedente nel tentativo di giustificare la sua fuga
d'amore in Germania. A proposito della catastrofe continua e
sempre peggiore che furono le conferenze stampa di Wrieto-San:
in Giappone abbiamo un modo di dire, Nakitsura ni bachi, che grosso modo significa
Quando piove, diluvia.
5. Si tratta della medesima persona, tenacemente riluttante, lo sceriffo W. R. Pengally
della Contea di lowa, che successivamente Miriam avrebbe cercato di coinvolgere con le
stesse motivazioni. Inutilmente, come abbiamo visto. Forse quel pubblico ufficiale non voleva
entrare in sottili distinzioni morali tipo chi dovesse andare a letto con chi. O forse era
semplicemente restio a rimestare ulteriormente il calderone. Stando all'articolo di giornale,
che abbiamo esaminato O'Flaherty-San e io stesso, avrebbe detto, piuttosto comicamente
a mio parere: Ho detto loro che avrei fatto del mio meglio per impedire qualsiasi azione
con piume e pece.
6. Non era certo Olgivanna. Stando a tutte le testimonianze, Mamah aveva una sua grazia
ed era accomodante per natura, e lasciava che il direttore della tenuta e la governante
mandassero avanti le cose come meglio credevano. Anche se, quando le sembrava che qualcosa
non andasse come doveva, sapeva essere estremamente decisa nel correggerlo. Come
vedremo pi avanti.
7. Mi astengo da ogni commento.
8. In buona parte, utilizzava gli anticipi che gli avevano dato vari famosi conoscitori di
arte asiatica statunitensi, in particolare i fratelli Spaulding, William S. e John T. di Boston.
Possiamo solo immaginare quale dovesse essere la sua commissione sulle vendite. E i maneggi
per ampliare la propria collezione.

 Capitolo 6.
ARRIVA CARLETON.

L'uomo che li accolse alla stazione, tutto gomiti e ginocchia, un
paio di jeans e una camicia dal colletto aperto, aveva un volto che
pareva una maschera. N un sorriso, n un sopracciglio alzato, nessuna
espressione. Occhi slavati, il che non era una sorpresa: avevano
tutti quell'aspetto smorto lass in campagna, sembravano tanti
zombi, come se quell'urna cineraria che era il cielo gli avesse risucchiato
fuori tutta la vita; questo qui in particolare nascondeva i
suoi dietro un paio di occhiali di metallo. Sotto la sporgenza del
naso sfoggiava un paio di baffi color sabbia, capelli tagliati corti
dello stesso colore e a Julian venne in mente solo la sabbia del fiume,
resa fangosa dalle piogge. Almeno non erano gialli. I capelli
gialli erano un'aberrazione nell'essere umano, e poteva giurare di
non aver mai visto tanti capelli gialli in vita sua come in quel viaggio
in treno fin lass, tutti che lo fissavano come se quello strano
fosse lui, e lui non aveva mai alzato gli occhi se non per dare un'occhiata
a quella uniforme distesa verde, troppo verde, tanto verde
da seppellirci chiunque... era quello il posto da chiamare Greenland(1), non quell'isola piena di eschimesi su in Canada. Comunque
eccolo l, lo zombi. Non disse n salve, n benvenuto, n niente di
civile o anche solo di umano a parte Voi dovete essere i nuovi aiutanti
e Sono venuto a portarvi a Taliesin, e in stazione si tenne
ben discosto da loro, come se temesse che sfiorandoli gli restasse
attaccato il loro colore della pelle.
Sotto la pioggia che apparentemente aveva preso a cadere nell'attimo
stesso in cui il treno li aveva deposti sulla banchina in un'eruzione
di cenere e fumo, Julian lottava con il pesante baule e con
la valigia stracolma di Gertrude, ma quando lei fece per aiutarlo,
con quell'espressione muta e quegli occhi da rana pieni di comprensione
e fiducia, quell'espressione che lui detestava perch lo
soggiogava, lo faceva tornare un gracile ragazzino svogliato, la mand
via. Me la vedo io, donna. Non ho alcun bisogno del tuo aiuto. Per
il momento mettiti l vicino al carro, poi saltaci sopra e vedi se riesci
ad aprire quell'ombrello.  Quelle furono le parole che pronunci,
semplici istruzioni, ma nella sua voce lei riconobbe all'istante
una rabbia strisciante che la indusse ad affrettarsi e la cosa fin l.
E con che cosa lo zombi era andato a prenderli quando qualunque
idiota avrebbe capito che stava per venir gi il diluvio? Con
un carro scoperto tirato da due sauri striminziti e macilenti come
animali domestici, un carro, come se fossimo ancora nel diciannovesimo
secolo, e lui che aveva detto a Gertrude quanto sarebbero
migliorate le loro condizioni andando a lavorare in campagna per
un ricco. Ne aveva abbastanza di Chicago, dove i neri si comportavano
ancora come schiavi e i bianchi erano polacchi e simili, ignoranti,
taccagni e ottusi, e pallidi irlandesi cocciuti. La campagna.
Era quello che avevano tanto desiderato, immaginandosela un po'
come l'isola dove almeno uno se ne aveva voglia poteva andare in
un campo di canna da zucchero e parlare al cielo.
Ma quella campagna era diversa, lo si capiva gi, lui lo cap prima
ancora di scendere dal treno e trascinare il baule e la valigia fino
al carro e caricarli accanto allo zombi, guardando i cavalli dimenare
i loro esili fianchi. Quella era una campagna desolata. Selvaggia.
Avevano cercato di domarla con i muli, gli aratri e le asce,
ma era ancora un buco infernale di alberi e colline spelacchiate a
perdita d'occhio, un posto pieno di orsi e di lupi ululanti, dove nelle
ore spettrali della notte si sentivano bisbigliare gli spiriti dei pellerossa.
E dove per vedere una faccia nera a parte quella di Gertrude
doveva guardare dentro lo specchio, e lui lo specchio non lo
guardava mai perch non gli piaceva granch quello che ci trovava.
E cos si avviarono su per la strada passando accanto ai fienili
color rosso sangue e ai campi coltivati, sotto la pioggia a catinelle
che scendeva scrosciando sull'ombrello inadeguato, attraversando
un ponte sotto cui si allargava il fiume come un grembo materno
che li port dritti nel fetore dei maiali. Avvist la casa prima di lei,
un insieme di baracche tutte macchiate e una casetta di assi di legno,
un uomo sotto l'acquazzone che con una zappa cercava di
sgombrare un fosso per fare defluire fuori dalla porcilaia i liquami
incolori delle bestie, e quando lo zombi tir le redini ed entrarono
nel cortile sent un tuffo al cuore. Sent la propria voce che chiedeva:
 questo il posto?. Non aveva nemmeno girato la testa verso
lo zombi, lasciando che le parole gli rotolassero fuori dalla bocca
come se temesse di perderle.
I maiali che cacciavano i loro musi pieni di fango fra le assi della
staccionata, il puzzo era rovinoso, Gertrude aveva un'aria affranta
e cercava di non respirare, e lo zombi si abbandon a una
risata. Una risata. Come se ci fosse qualcosa da ridere. No disse.
No, questa  la casa dei Reider. E indic un punto in alto sulla
collina, fra l'intrico degli alberi ed eccola l, la casa pi grande del
mondo che sembrava strisciare fuori dal fianco del pendio come
un animale ferito, come la coda di un grande drago dorato, poi
sballottolarono fra le buche e la casa apparve loro; Julian salt gi nel
fango martellato dalla pioggia attorno alle pietre che lastricavano
il cortile, rovinando le sue lucide scarpe nuove di cuoio e infradiciandosi
i suoi vestiti migliori che gli si incollarono ai fianchi, pesanti
e chiazzati sulle spalle.
Ehi, Billy! Una voce che arrivava dal buio di una rimessa
aperta li sorprese e lui vide a chi apparteneva quella voce e nello
stesso tempo l'automobile, una bella macchina costosa al riparo
dalla pioggia, dipinta esattamente come una banana. L'uomo era
alto, le spalle larghe e la vita sottile come quella di una ragazza, le
labbra grosse e due sensuali occhi umidi. Avr avuto una trentina
d'anni, forse, non di pi. La signora Borthwick mi ha detto di dirti
di portarli nelle loro stanze e farli sistemare e poi di farli andare
in casa cos lei gli fa vedere quello che c' da fare.
Ora anche lo zombi se ne stava frmo nel fango, senza scomporsi,
come se fosse in pieno sole. S, certo, Brodelle, appena abbiamo
finito di scaricare qui e riesco a tirar fuori i cavalli dal pantano...
oggi  proprio una splendida giornata, no?
Eh gi disse l'altro, senza nemmeno fare il gesto di dare una
mano e senza dar segno di essersi accorto che c'erano altre due persone,
un uomo e sua moglie, due forestieri che avevano bisogno di
aiuto. Proprio splendida, soprattutto se sei un'anatra.
Si fecero entrambi una bella risata, mentre Gertrude cercava
di scendere dal carro senza inzupparsi le sottane, ma cosa credeva,
che lui l'avrebbe presa in braccio? Be', l'avrebbe anche fatto, tanto
per farla vedere a quei due, ma lei era gi l che sguazzava nel
fango a cercare di riparare lui con l'ombrello, che aveva preso il
baule con dentro tutto ci che possedevano e si erano accodati dietro
lo zombi attraversando il cortile per entrare in una stanza che
sapeva di sapone di liscivia ammuffito e lui era cos furioso con se
stesso per aver rovinato le sue scarpe e per non aver aiutato sua
moglie che mise gi il baule e riattravers il cortile per andare a
prendere la valigia e quando torn indietro lo zombi era
uscito sotto la pioggia a provvedere ai cavalli e ancora
nessuno che avesse
avuto una parola gentile o di benvenuto o anche solo che si fosse
preso la briga di presentarsi. Erano persone superbe e arroganti,
ecco cos'erano, persino il peggiore dei perdigiorno di un bar di Barbados
si sarebbe alzato a dare una mano. E nessuno sull'isola avrebbe
lasciato che un forestiero gli passasse accanto senza augurargli
una buona giornata. Nessuno. Era il minimo della cortesia, e chi
ne era sprovvisto era peggio di una bestia(2).
Oh, Julian, tesoro, sei completamente fradicio. Gertrude era
in piedi in mezzo alla stanza, le sue scarpe infangate gi ripulite e
appoggiate ordinatamente contro il muro. Aveva trovato una salvietta
nel cassetto di un com rimasto semiaperto e si stava sfregando
il collo, dove i capelli le ricadevano sciolti. Ecco, tesoro,
prendi questo e asciugati gli mormor, porgendogli la salvietta
umida, che lui prese senza nemmeno vederla, senza sentirsi addosso
la stoffa perch per un momento la novit della situazione lo estrani
da se stesso e gli fece pensare Non conosco questo posto n queste
persone e qui niente ha l'odore giusto, niente ha odore, niente a
parte il sapone di liscivia e la muffa e la cenere fredda nel camino,
poi cominci a passarsela sulla testa con tanta energia che sembrava
volesse strapparsi i capelli dal cranio.
C'era una giacca bianca da cameriere appesa a un gancio dietro
la porta del bagno (roba da ricchi, water e lavandino, almeno
quelli c'erano) e non gliene fregava niente che fosse due taglie pi
grande. Vieni qua che ci do un colpo di ferro disse Gertrude dandosi
da fare attorno a lui, e lui in un primo momento disse di no,
poi per cedette perch voleva entrare l dentro dritto come un fuso
e senza una piega per far vedere a quella ricca padrona di casa
che lui non era uno scemo di un negro sfaccendato come met dei
negri di Chicago, ma una persona colta con tanto di diploma preso
alla Combermere School di Bridgetown, isola di Barbados (la
Piccola Inghilterra, la chiamavano, la Piccola Inghilterra) e un accento
perfetto come quello del defunto re, anche se sua moglie parlava
come una pezzente di una contadina creola, ma quella non era
colpa sua. Volevano un maggiordomo come si deve, e lui sarebbe
stato un maggiordomo come si deve. E allora s, donna, dacci
un colpo di ferro.
Dopo nemmeno un quarto d'ora qualcuno buss alla porta ed
ecco l lo zombi che li doveva guidare nel dedalo di quella casa e
introdurli al cospetto. Gertrude tenne sempre lo sguardo basso. Si
era messa il suo vestito migliore e il grembiule bianco che aveva
trovato appeso accanto alla giacca, e aveva le labbra strette come
una scimmia, come le succedeva quando era nervosa, cos lui la riprese
sibilandole Scimmia, scimmia fino a che lei non gli dette
un'occhiata fugace. Uscirono di nuovo sotto la pioggia, attraversarono
il cortile saltellando per evitare il fango (muggiti di vacche, e
puzza pure) poi si infilarono in una porta dalla parte opposta sbucando
in un salottino per gli operai. Poi c'era l'ampio spazio dello
studio e due uomini (lui riconobbe quello del cortile) seduti a tavoli
immensi con disegni aperti davanti a loro su fogli di carta grandi
come tovaglie, ma n l'uno n l'altro si degnarono di alzare lo
sguardo. Poi ancora fuori, ma stavolta al coperto, nel loggiato, e di
nuovo dentro l'edificio principale in una grande cucina piena di
pentole con un fornello a legna unto e bisunto e nell'acquaio un
disastro di piatti sporchi e argenteria e grosse mosche azzurrine pigramente
attaccate alle pareti e alle finestre come se non avessero
un pensiero al mondo. Questa  la cucina disse lo zombi e fecero
un giro della stanza seguendo le sue spalle ossute fuori dalla porta
che immetteva in una saletta da pranzo con tante di quelle opere
d'arte, statue, tappeti e pelli di animali (ma quello cos'era, un
tasso?) da riempire un museo, poi fecero una brusca svolta a sinistra
ed entrarono in una grande sala sontuosa ancora pi affollata
di fesserie e bric--brac, con il lago livido l fuori sotto le finestre.
Loro la videro prima che lei vedesse loro. Era seduta vicino alla
finestra su una strana sedia dallo schienale alto che pareva una
nassa per aragoste, i capelli color del rum raccolti in alto che mettevano
in evidenza le sue orecchie simili a conchiglie, pi bianche
del bianco. Tutto attorno a lei cataste di libri, sul tavolino basso alla
sua sinistra e sul pavimento ai suoi piedi e lei a quanto pareva
stava scrivendo qualcosa sul librone che teneva in grembo. Lui lanci
un'occhiata a Gertrude ed eccola l di nuovo con quelle labbra
da scimmia, le mani intrecciate davanti a s come nei banchi laterali
della chiesa, gli occhi spalancati alla vista di tutte le cose belle
in quella stanza, il pianoforte a coda, i tessuti, i dipinti, le lampade
di vetro colorato e i libri nei loro scaffali di legno lucido dove ci
stavano giusti giusti... Voleva riprenderla, ma non lo fece.
Anche lui provava le stesse cose: erano dentro, nel sancta sanctorum,
il posto dove l'lite bianca viveva nell'agio, ed era un mondo
nuovo per entrambi loro, fantastico quanto lo era il sottomarino
del Capitano Nemo o quella nave spaziale che H.G. Wells aveva
mandato sulla luna. Che ne sapevano loro? Venivano da
Barbados. Erano piccoli e ignoranti. E mentre formulava quel pensiero,
rivide se stesso bambino pieno di vergogna ed eccitazione, rannicchiato
fra i nitriti dei cavalli a intrecciare foglie di palma all'esterno
della grande villa del loro padrone, il signor Brighton, e mezzo
villaggio se ne stava l acquattato, tutti imbarazzati, a guardare come
lui e i suoi ospiti bianchi prendevano il t nel patio, come tenevano
il dito mignolo alzato sopra quelle tazze che sembravano
ditali e come le signore inarcavano la schiena e cinguettavano con
quelle loro vocine da uccello, sbocconcellando i pasticcini senza
farne cadere nemmeno una briciola e senza che sui loro immacolati
guanti bianchi restasse la pi piccola macchiolina di crema o
anche solo un grano di zucchero. Quindi era cos che andavano fatte
le cose, pensavano tutti pensando intanto anche alle loro scalcagnate
casette di legno, tutte sbilenche sul loro basamento di roccia
calcarea e immaginandosi seduti l insieme ai vicini, tutti neri,
neri come la notte dell'uragano, il mignolo alzato sulle tazzine piccole
come in una casa di bambole.
Lo zombi si schiar la voce. Mmh, signora Borthwick disse
muovendo la punta della scarpa sul tappeto come se anche lui fosse
nervoso scusate se vi disturbo ma mi avevate chiesto di portare
qui i nuovi aiutanti, e cos...
Lei trasal, un sussulto delle spalle e le conchiglie delle orecchie
a un tratto paonazze, quasi che fossero entrati senza preavviso
mentre era in bagno o a letto, e si gir lasciando cadere a terra
il pesante tomo con un tonfo sordo che si ripercosse in tutta la stanza
salendogli dalla suola delle scarpe (che aveva ripulito alla bell'e
meglio, anche se avevano perso la loro lucentezza, forse per sempre).
Ah s fece lei, alzandosi in piedi e lisciandosi il vestito, due
mani candide che si muovevano nell'aria salve. Poi di nuovo:
Salve. Fece una pausa, respir a fondo. Mi avete colto di sorpresa,
ero cos concentrata nel lavoro... Il suo sorriso pass su loro
tre come il raggio di un faro, poi si ferm sullo zombi. Per,
Billy Weston, che modo di arrivare addosso a una persona.
Erano tutti in piedi sull'orlo del tappeto. Nessuno si mosse.
Poi rise, quella risata spontanea e spigliata, quasi civettuola, e lasci
vagare lo sguardo prima su Gertrude e poi su di lui. La osserv
per vedere se il sorriso sbiadiva, ma non fu cos. E voi dovete
essere i nuovi.
Sent la propria voce che diceva: S, signora ma non era del
tutto presente a se stesso, o almeno non ancora. Stava cercando di
prenderle le misure, aritmetica mentale, di fare la somma delle sue
diverse parti per arrivare a un totale, perch era una donna giovane,
un bel po' pi giovane dell'architetto con quella gran testa di
capelli grigi che aveva dedicato ben tre minuti del suo tempo prezioso
a interrogarli sull'isola prima di assumerli... ma era anche troppo
vecchia, una specie di camaleonte, ora se ne rendeva conto grazie
alla luce che filtrava dalla finestra e danzava sui suoi zigomi,
vecchia che avrebbe potuto essere sua madre, ma con il viso e la figura
di una ragazza ancora in et da avere figli. E quello era un altro
busillis, perch dei figli li aveva, questo era ci che aveva sentito
dire, ben due, entrambi da un altro uomo, e se ne stava l con il
suo bel vestito e la sua crocchia di capelli serici come se fosse chiss
chi, quando invece era una persona normale, normale ed esausta
e vecchia.
E poi, che razza di commento era quello, o domanda o che diavolo:
Voi dovete essere i nuovi? E chi altro potevano essere, l impalati
sul bordo del tappeto, le loro facce nere lucide di sudore che
sbucavano dalla livrea da domestici che lei aveva appeso a un gancio
nel bagno?
Bene, continu, ottimo e fece un passo avanti come per
guardarli meglio. Quindi tu devi essere Julius...
Julian la corresse lui.
Certo, Julian. E tu sei...? Si volt verso Gertrude ed era di
nuovo giovane, graziosa, dolce.
Gertrude aveva le labbra arricciate. Per un istante, lui pens
che stesse per prodursi in una riverenza. Gertrude, signora.
Ah s, s, certo, Gertrude." Il modo in cui lo disse, in cui pronunci
il nome di sua moglie, quasi raccogliendolo come una spilla
di peltro trovata per terra e lucidata sulla manica tanto da farla
risplendere come argento, gli smosse qualcosa dentro. Quindi ti
occuperai di cucinare per noi. Hai gi visto la cucina?
Gertrude annu, poi abbass lo sguardo.
Ti rendi conto che dovrai provvedere a una decina di persone
a pasto, tre volte al giorno... il signor Wright te l'aveva detto questo,
immagino, no? Non aspett la risposta. E che dovrai occuparti
della carne e degli ingredienti, usando ci che produciamo qui alla
fattoria, oltre a badare a tutto ci che riguarda la casa, insieme a tuo
marito, naturalmente. Credi di essere all'altezza di tutto ci?
Oh, certo che  all'altezza, signora. Se ne stava l ritto sul bordo
del tappeto come su un precipizio, e per un attimo fu proprio cos,
le onde che si frangevano sulle rocce gi in basso, le grida dei gabbiani
nell'aria. Conserv la sua posa rigida. Sar anche giovane, ma
 la miglior cuoca di tutta Bridgetown, una vera campionessa.
La donna (come doveva chiamarla, di sicuro non signora Wright,
visto che non era sposata, no?) lo ignor. I suoi occhi avevano il
colore del sidro di una settimana, con qualche puntolino verde di
muffa che ancora affiorava alla superficie. Non abbandonarono per
un momento il viso di sua moglie. Che genere di cibi ti piace cucinare,
Gertrude... qual  la tua specialit?
Lui fece per rispondere in vece sua, ma riusc s e no a proferire
una parola prima che la donna lo zittisse. Sempre senza guardarlo.
Voglio sentirlo da te, Gertrude. Che cosa sai cucinare?
Un'alzata di spalle, una risata. Qualsiasi cosa sar sempre meglio
di quello che so fare io...
Labbra da scimmia, labbra da scimmia. Gertrude gli dette
un'occhiata, raddrizz le spalle e alz lo sguardo. Jug-jug, padellata
al pepe, pesce in qualsiasi modo. E poi i conkie. I miei conkie
sono famosi da un capo all'altro di Baxter Road.(3)
Lui non riusc a trattenersi. E anche cibo dei bianchi sbott ...sa preparare anche cibo dei bianchi. Naturalmente.
Pur di patate snocciol Gertrude. Stinco di maiale con fagioli,
zampone, bistecca in padella, frittelle, quelle cose l.
Eccoci, avevano messo piede in casa e preso quel lavoro da nemmeno
cinque minuti e lui era gi rosso come un ferro nella bottega
di un fabbro di quel posto dimenticato da Dio, parlata da contadini,
ignoranza crassa, l'umiliazione che gli bruciava il volto come
se gli avessero sfregato sopra un mazzo di ortiche: non ce la fece
a trattenersi per salvare la situazione. Zitta sibil, avvicinando
la faccia alla sua, tutto accigliato ora la pianti, donna! Tu non
parli cos. Non lo fai mai. E stava per aggiungere: E questo che ti
ho insegnato? La mano destra, quella delle sberle, gli tremava cos
tanto che dovette ficcarsela in tasca, ma poi si controll. Non era
il posto. Ma che posto era, quello? Dov'era finito?
Lo zombi tracciava cerchi con la punta del piede. Gertrude fissava
il tappeto. Dentro la testa di Julian, i fuochi d'artificio che la
gente lanciava sopra la nera distesa del mare dove scoppiavano
aprendosi come fiori, pop-pop, pop-pop, per la Festa dell'impero.
E la donna (Borthwick, signora Borthwick, era cos che l'aveva chiamata
lo zombi?) si gonfi tutta come una rana, alzando la voce di
due tacche. Ehi, tu disse inchiodandolo con lo sguardo mentre
le parole le risuonavano in gola come lame d'acciaio tu non
le parli con quel tono di voce, non in mia presenza, non in questa casa.
Segu un attimo di silenzio. La terra si blocc di colpo, interrompendo
il suo moto. Chiaro?
In quel momento lui avrebbe potuto dire qualsiasi cosa, avrebbe
potuto perdere tutto ci che aveva desiderato e sognato e ritrovarsi
di nuovo su quel treno pieno di zazzere gialle, meschino e disprezzato,
con la sua povera moglie contadina di Barbados che gli
piangeva sulla spalla, invece disse soltanto: S, signora.
Dietro di lei, dietro il tappeto, la libreria, la sedia a nassa e tutto
il resto, il sole esplose improvvisamente fra le nuvole avvolgendola
in un fascio possente come un essere soprannaturale; lui vide
il sole, la stanza e l'espressione sul volto di lei e si domin. In seguito
non avrebbe potuto giurarlo, ma forse aveva addirittura chinato
la testa proprio come faceva la gente nella giungla, acquattandosi
e ritraendosi nell'ombra quando il signor Brighton o uno
dei gentiluomini o delle signore sedute sotto i parasoli volgevano
lo sguardo sul prato. Forse aveva chinato la testa. E per che cosa?
Per che cosa?
La guard in faccia, vide il suo braccio alzarsi e abbassarsi in
un gesto di congedo con cui ordinava allo zombi di condurli di l
in cucina, poi lui e la moglie si mossero, seguendo le spalle ondeggianti
dello zombi fino a uscire dalla stanza. E cos' che aveva detto,
la signora Borthwick-Wright, Sua Altezza Onnipotente, con
quella sua voce sprezzante? Donna aveva detto sdegnosa, due sillabe
che gli aveva lanciato dietro mentre lui batteva in ritirata e intanto
i fuochi d'artificio gli esplodevano in testa, pop-pop, pop-pop.
L'aveva preso in antipatia nell'attimo stesso in cui gli aveva posato
gli occhi addosso, le dispiaceva confessarselo, le dispiaceva
ammettere di nutrire dei pregiudizi, ma era cos. Non per il suo
aspetto. Era un negro di bell'aspetto, pelle chiara, labbra proporzionate
e occhi scuri color cacao, altezza media, snello e riservato.
No, era qualcosa nel suo atteggiamento, nel suo modo di muoversi,
rigido come un palo, come se gli avessero appena inflitto una
scossa elettrica e fosse l ad aspettare che il suo torturatore girasse
l'interruttore e gli desse un'altra scarica. E il modo in cui la guardava,
con una specie di fredda insolenza, come se fosse lei quella
che chiedeva un lavoro, come se lei dovesse dimostrarsi all'altezza
delle sue aspettative. Non aveva mai visto niente di simile, anche
se doveva ammettere che i suoi contatti con i negri erano piuttosto
scarsi: li aveva visti servire in tavola in qualche casa e via dicendo,
e ne aveva incontrato qualcuno quando faceva la bibliotecaria a
Port Huron, prima di conoscere Edwin, ma quelli erano i negri che
avevano la sua approvazione, gran lavoratori che usavano il proprio
tempo libero per darsi un'istruzione. O almeno ci provavano.
Certo, questo qua, Carleton, Julian Carleton, parlava bene, come
aveva detto Frank, e sembrava intelligente, forse troppo intelligente,
ma il fatto che avesse cercato di parlare al posto di sua moglie,
di toglierle le parole di bocca, maltrattandola proprio durante
il suo primo colloquio in quella casa, l'aveva proprio fatta uscire
dai gangheri. Ebbe la tentazione di mandare un telegramma a
Frank dicendogli di trovare qualcun altro perch lei quelli li rispediva
a Chicago con il primo treno del mattino, poi per non lo fece.
Ne aveva un gran bisogno, aveva bisogno di qualcuno, chiunque,
che la tirasse fuori dalla cucina e le permettesse di tornare a
Ellen Key, ai suoi studi e alla sua scrittura, alla vita spirituale invece
della brusca e l'asse da bucato, e forse il suo era stato un giudizio
affrettato. La moglie, Gertrude, le era parsa timida e gentile. E
tanto giovane. Se Carleton era sui venticinque o gi di l, lei doveva
averne cinque di meno, ancora una ragazza, ansiosa di piacere,
con una sincera disponibilit negli occhi: c'era stato un momento
in cui aveva quasi pensato che la ragazza stesse per farle un inchino.
Aveva tratti regolari, quasi graziosi a parte le labbra esagerate,
la pelle cos scura ed esotica che pareva assorbire tutta la luce. E
quel modo di parlare, con quelle vocali aperte e quel ritmo sincopato
saltellante che sembrava una cantilena, una dolce melodia tropicale
che suonava spontanea per lei: assolutamente incantevole.
Ma sapeva cucinare? Quello era il punto. Se sapeva farlo, e se
suo marito sapeva servire cos come le aveva assicurato Frank, servire
in tavola e farsi carico di tutti i lavori domestici con un po' di
quel puntiglio che l'aveva tenuto inchiodato l sul tappeto, allora
era sicura che sarebbe riuscita a passar sopra a quella prima impressione
sgradevole. Probabilmente era una sciocchezza, si disse.
Era a disagio, ecco tutto. Voleva fare una buona impressione. Non
poteva mica fargliene una colpa, no?
Torn a sprofondarsi nella sua sedia. Riprese in mano il libro.
In men che non si dica era nuovamente immersa nel lavoro, il pomeriggio
interamente trascorso nel fluire della scrittura e nell'impeto
dei sentimenti che le affollavano la mente, e se dedic qualche
pensiero ai due nuovi aiuti lo fece silenziosamente. Da qualche
parte, alla periferia della coscienza, forse sent una porta che si apriva
e poi si richiudeva, forse registr qualche rumore sommesso che
arrivava dalla cucina, un cassetto che veniva estratto, un coltello
che veniva affilato, l'acqua che scorreva nel lavandino, ma erano i
lunghi intervalli di silenzio a farle capire che la casa era in buone
mani, tutto a posto, una routine che si instaurava inanellando un
attimo di tranquillit dopo l'altro. Quella sera cen per conto suo,
fuori nel piccolo portico riparato che guardava sul lago, e lui apparecchi
e serv in tavola in modo impeccabile, senza troppe storie
e senza una sola parola di troppo. E il cibo (minestra di verdure,
insalata di pomodori, una bistecca che la moglie aveva insaporito
con un miscuglio di spezie esotiche che la rendevano piccante
e gustosa al tempo stesso, una pannocchia, patate arrosto con rosmarino
dell'orto e per dessert crema pasticcera alla vaniglia e cannella)
era la cosa migliore che avesse assaggiato da quando era tornata
dall'Europa. A cena bevve due bicchieri di vino e dopo un
brandy, e per la prima volta da molto tempo se ne stette l, lo sguardo
perso in lontananza a guardare le anatre e le oche che si posavano
sul lago mentre le ombre si infittivano e le lucciole disegnavano
i loro tratteggi nella notte.
Il mattino seguente, dopo la colazione (altrettanto deliziosa e
preparata con la stessa cura della cena della sera prima) and in cucina
con l'intenzione di fare i suoi complimenti alla cuoca e anche
di incoraggiarla, magari anche scambiare quattro chiacchiere. Era
curiosa. Voleva sentire che cosa aveva da dire quella ragazza, ascoltare
le sue opinioni, scoprire qualcosa della sua vita e del posto da
cui veniva. Barbados. Un nome cos esotico. E quel suo modo di
parlare, un tonico per lei, dolce e rinfrescante. E diverso. Soprattutto
diverso.
Socchiuse la porta, preparandosi mentalmente un discorsetto
(Gertrude, non posso dirti quanto sia soddisfatta) e si ferm l impietrita.
La stanza era trasformata. Se prima c'era odore di chiuso
e di rancido, il puzzo stantio del bacon dell'anno prima e gli schizzi
di grasso rimasti l da tempo immemore, una vera cucina di campagna,
ora le finestre erano spalancate sul cortile e aleggiava un aroma
di spezie piccanti, di frutta fresca e di vaniglia. Inoltre, tutto era
stato riorganizzato, il tavolo di quercia sgombrato, le pentole disposte
per ordine di grandezza, le padelle appese ai ganci sopra i
fuochi che brillavano come gioielli, posate, piatti e piattini, dal primo
all'ultimo, lavati e asciugati e riposti nella madia, e neanche una
mosca in vista. Gertrude era carponi e lucidava i manici di ottone
della cucina, mentre Carleton, in piedi su una scala, raschiava il soffitto
(il soffitto!) con ampi gesti delle braccia e sembrava che danzasse
con una ballerina invisibile. Era senza parole. Tutti e due si
erano accorti della sua presenza, per forza, ma non ne dettero alcun
cenno. Continuarono a fare quello che stavano facendo, completamente
presi dal lavoro, e lei rest l un momento, sentendosi
un'estranea in casa sua, poi richiuse silenziosamente la porta, attravers
l'atrio e torn ai suoi libri.
Quella sera, aveva invitato a cena Diana Milquist e suo marito
Alvin, e aveva chiesto ai disegnatori di Frank, Emil Brodelle e
Herbert Fritz, se avevano voglia di fermarsi anche loro per fare
numero. Aveva lavorato stentatamente tutta la mattina e buona
parte del pomeriggio, faticando a concentrarsi, i pensieri che continuamente
fuggivano via da Ellen Key e dal movimento femminile
per correre ai due nativi di Barbados in cucina, allo stupore
che le suscitavano, alla loro stranezza, Negri in casa, ma chi erano,
che cosa pensavano, che genere di legame teneva insieme il loro
matrimonio? Anche se non l'avrebbe mai ammesso con nessuno,
senza Frank cominciava ad annoiarsi. Aveva messo mano al
suo libro fremente di aspettativa, perfettamente padrona del materiale
e con uno schema cos ben delineato e completo che sfiorava
le trenta pagine, ma ora che era passata dall'introduzione ai
capitoli di apertura, nella sua scrittura cominciava a insinuarsi
una certa ripetitivit, e peggio ancora sembrava che ogni frase erigesse
un muro contro quella seguente, cos che si ritrov a manipolare
frasi invece che idee, finch non si accorse che la freschezza
era scomparsa.
Non le sfuggiva l'ironia. Un attimo prima si lamentava di doversi
fare carico dei lavori domestici e della cucina, e adesso che se
ne occupavano i Carleton e lei aveva tutto il tempo del mondo da
dedicare a se stessa sembrava proprio che non riuscisse a ritrovare
quell'entusiasmo. Ma naturalmente ogni autore, anche Ellen Key,
doveva fare i conti con qualche momento di crisi, quando doveva
insistere, assolutamente, non si discuteva, e poi aveva Frank da
aspettare. Frank riusciva sempre a dare allegria a tutto. Di l a due
giorni, aveva detto che sarebbe tornato, quanto meno per qualche
giorno. E nel giro di qualche settimana Martha e John sarebbero
stati l con lei e tutto avrebbe avuto un sapore nuovo.
Il pasto fu se possibile ancora migliore della sera prima. Il
men l'aveva suggerito lei (pollo arrosto ripieno di focaccia di
granturco, schiacciatina bianca con sugo di carne, prosciutto cotto,
uova alla diavola, insalata di patate e verdure, melone a fette,
forse una torta alla pesca o una crostata di more) e Gertrude
vi aveva inserito le proprie variazioni. Con maestria. Suo marito
aveva lasciato tutti a bocca aperta per il suo modo di servire
in tavola, dimostrando il contegno impeccabile che ci si sarebbe
potuti aspettare dal capocameriere del miglior ristorante di
Chicago o New York, attento a ogni minima esigenza, che in silenzio
ti sfilava via il piatto soltanto dopo averlo sostituito con
il successivo. Herbert Fritz che, prima di essere portato l da
Frank insieme a Emil Brodelle rispettivamente da Chicago e da
Milwaukee(4), aveva appena diciannove anni e viveva a casa con
la madre vedova, chiaramente non aveva mai visto niente di simile.
Cercava di dare il meglio di s e tutte le volte che veniva
servito dava una rapida occhiata in giro per il tavolo come se temesse
che qualcuno lo sorprendesse e gli sottraesse il piatto e
mangiava con un entusiasmo crescente e a stento trattenuto, portandosi
compulsivamente il tovagliolo alla bocca sotto l'accenno
di baffetti che stava cercando di farsi crescere.  semplicemente
delizioso continu a dire per tutta la cena, dapprima fra s e poi
a tutta la tavolata. Straordinario. Davvero straordinario. Credo
di non aver mai assaggiato...
Mai? si intromise Brodelle. Emil aveva soltanto trent'anni,
ma gli piaceva pensarsi un uomo navigato e quando Frank era via
tendeva a imporsi sugli altri, cosa per la quale lei non riusciva a volergliene.
La campagna non aveva granch da offrirgli, a parte qualche
escursione alla locanda o una solenne cavalcata sulle strade polverose.
Aveva la battuta pronta e una cultura di una portata rara
fra i disegnatori, tendenzialmente piuttosto limitati e, almeno a suo
parere, noiosi. Vi fu un momento di silenzio. Quando fu certo di
avere l'attenzione di tutti, prosegu. Non hai paura che il tuo commento
possa essere considerato una critica implicita alla nostra padrona
di casa e qui le fece un sorriso che si  eroicamente prodigata
in cucina da quando l'ultima e nient'affatto rimpianta chef
de cuisine ci ha lasciato?
Il ragazzo chin la testa. Quando alz lo sguardo su di lei, era
tutto rosso. Io non volevo... stavo solo...
Nessun problema. Tutti risero. Tranne Carleton, naturalmente,
che non si scompose, addossato alla parete come un fantasma
con la sua giacca bianca.
Gi disse lei, ancora ridendo capisco quello che volevi dire.
La nostra nuova cuoca  una vera campionessa sapeva benissimo
che stava usando l'espressione di Carleton, e si chiese vagamente
se la cosa gli facesse piacere e ho paura che dobbiamo aspettarci
tutti quanti di metter su peso qui a Taliesin. Alz il bicchiere.
Complimenti alla cuoca! disse e tutti, compreso Alvin, il cui
mestiere sembrava averlo reso diffidente nei confronti di tutto ci
che riguardava il cavo orale, si unirono al brindisi. Si sentiva di ottimo
umore, allegra. Bene disse, posando il bicchiere vuoto tutti
pronti per il dolce?
Il mattino dopo fece una lunga passeggiata, poi si mise al lavoro.
Nonostante il caldo (alle dieci e mezza dovevano esserci gi
pi di trenta gradi) riusciva a vedere il libro con occhio distaccato
e a risolvere alcuni dei problemi che il giorno prima l'avevano
tormentata. Dette una lettura alle pagine completate, facendo qualche
piccola correzione, che trov proprio buone, la scrittura pi
elegante e chiara di tutto ci che aveva trovato in Ellen Key, il cui
linguaggio aveva la tendenza a impantanarsi in un dedalo tutto
svedese di aggettivi mal collocati e di subordinate. Era
completamente immersa nei suoi pensieri e procedeva apportando sottili
migliorie alle idee della Key sull'evoluzione dell'amore e su come
gli uomini spesso desiderino una donna prima di conoscerla mentre
le donne sono troppo sovente costrette a sviluppare il desiderio
sessuale dopo il fatto, pensando a Frank, a lei e Frank, a come
fosse stata lei la prima a svelarsi, in una piovosa giornata autunnale,
i bambini a scuola ed Edwin in ufficio, lei in vestaglia e
sotto niente, quando si rese conto che c'era qualcun altro nella
stanza con lei.
C'era un odore pungente (acido muriatico? Benzina?) e quando
alz lo sguardo vide Carleton chino sul caminetto con un secchio
e una brusca. Indossava una camicia da lavoro azzurra e un
paio di pantaloni pesanti, troppo pesanti per quel caldo. Aveva la
schiena rivolta verso di lei. Lo guard piegarsi su un ginocchio e
muovere ritmicamente la brusca sulla parte superiore delle pietre
dove le macchie di fuliggine arrivavano fin quasi al soffitto come
lunghe dita protese, ma era prudente usare un liquido infiammabile?
Anche se, di qualsiasi cosa si trattasse, sarebbe di sicuro evaporata
prima dell'arrivo dell'autunno e che si riaccendesse il camino?
Stava per dir qualcosa, per intervenire, poi cambi idea. Lasciamogli
prendere qualche iniziativa. Certamente la signora Swenson,
la governante che c'era prima di lui, non se lo sarebbe nemmeno
sognato di pulire il camino, o qualunque altra cosa, se non
una volta ogni morte di papa e comunque solo se costretta. Proprio
la sera prima, raccogliendo le proprie cose prima di congedarsi,
Diana aveva preso Mamah da parte e si era congratulata con
lei per la fortuna che aveva avuto. Questi tuoi negri sono semplicemente
troppo bravi per essere veri. Sono invidiosa, sono. Se soloriuscissi a far aprire un po' i cordoni della borsa ad Alvin verrei
qui difilato e li porterei via.
Per un bel pezzo rimase l a guardarlo. C'era qualcosa di profondamente
affascinante nei movimenti del negro, in quel suo corpo cos
sciolto e atletico; pi che ballare, si rese conto, sembrava dirigere
un'orchestra, la brusca la sua bacchetta e le pietre del
camino i musicisti. Ma che sciocchezza, le pietre musicisti.
Ma cosa andava a pensare?
Doveva lavorare. Torn alla pagina davanti a s (Per molti uomini,
troppi uomini, l'attrazione sessuale precede ogni idea di amore,
e troppo spesso ci porta a...), ma lo sfregamento ritmico della spazzola
di metallo la distraeva e di l a poco si ritrov a lasciar vagare lo
sguardo fuori dalla finestra. Era proprio un gran lavoratore, pens
riportando gli occhi su di lui. Guardava le sue spalle alzarsi e abbassarsi,
la brusca andare avanti e indietro come il pendolino di un
ipnotizzatore, e pensava che era stata troppo severa con lui quel primo
giorno, troppo pronta a giudicarlo, a prendersela... Poi per rivide
la furia che gli stravolgeva il volto, quel modo di rivolgersi alla
moglie e si disse che era proprio sbagliato, inammissibile, primitivo.
Bisognava educarlo, ecco tutto. Molto dipendeva dalle differenze
culturali, come in Giappone e persino in Germania, ma comunque,
al di l di tutto, gli atteggiamenti erano gli stessi. Atteggiamenti
maschili. Arcaici. Barbari. A un tratto si sent vicina a lui,
poteva aiutarlo, poteva, non solo lui ma anche Gertrude. Lo sguardo
le cadde sul tavolino davanti a s e l, in mezzo a una confusione
di libri e appunti, c'era una delle sue copie omaggio di The Woman
Movement, ancora da scartare(5). D'impulso lo prese e si alz
in piedi. Era un uomo intelligente, di quello ne era sicura, uno di
quegli uomini che accoglievano con piacere il dono della conoscenza,
che l'avrebbe ringraziata mille volte perch ora, per la prima
volta, poteva vedere l'altra faccia della medaglia, dalla parte della
donna, rendersi conto di ci che provava sua moglie e di ci che
bisognava farle provare.
L'unico problema era che non sapeva come chiamarlo, considerata
la circostanza: Julian era troppo confidenziale e Carleton
troppo formale. Vide che sentendo il rumore dei passi che si avvicinavano
i muscoli delle spalle si contrassero, si accorse di una fugace
esitazione prima che le braccia si rimettessero in movimento,
poi gli arriv accanto, con i vapori di benzina che le salivano al volto,
e si schiar la voce. Scusate disse signor Carleton, Julian.
Sentendo pronunciare il suo nome si gir, girando lentamente
la testa, i capelli corti che aderivano alla cute, piccoli vortici scuri
come una vegetazione spontanea che punteggiava la distesa del cranio,
ma rimase accovacciato, un ginocchio appoggiato alla cimasa,
la brusca ferma. Ed ecco quei suoi occhi, occhi scuri, cos scuri che
quasi non si distingueva l'iride dalla pupilla. Alz lo sguardo su di
lei, gli occhi fissi, i tratti del volto immobili.
Lei teneva il libro con ambedue le mani, come un messale, giocherellando
con la carta che lo ricopriva. Volevo soltanto dirvi
cominci che voi e vostra moglie state facendo un lavoro eccellente.
Sono molto soddisfatta. Davvero molto soddisfatta. E di sicuro
lo dir anche al signor Wright. Esit. Gli occhi di lui rimasero
inespressivi, le labbra strette. Sono certa che lui sar... Be',
che anche lui sar soddisfatto. Ne sono certa.
C'era un certo imbarazzo, aumentato dal fatto che lui era in
ginocchio, come se si inchinasse a lei in segno di sottomissione,
come uno schiavo del vecchio Sud, e lei la moglie del caposquadra.
La signora Legree(6), la signora Mamah Borthwick Legree, il
capro espiatorio l ai suoi ordini e alla sua merc. Non un sorriso,
non un cenno del capo, non una parola. Sembrava che non respirasse
nemmeno.
Mi dispiace continu lei, per quanto non sapesse perch o
di cosa si dovesse scusare interrompervi cos. State facendo un ottimo
lavoro. Per volevo dirvi, a proposito di quel nostro primo
colloquio, be', che vorrei darvi questo. Gli porse il libro e lui, senza
rialzarsi, pass la brusca nella mano sinistra e lo prese con la destra,
con gesti lenti e deliberati come se fosse sott'acqua. Al libro
non dette nemmeno un'occhiata. Tenne lo sguardo fisso su di lei,
come in attesa di altri ordini. O di qualche ordine.
Credo che lo troverete interessante prosegu ancora. E anche
istruttivo, spero. Vedete, a prescindere da ci che dicono le nostre
varie culture, il matrimonio  pi o meno lo stesso ovunque. E
in linea di massima a soffrire sono sempre le donne, nel sistema attuale,
il sistema sotto il quale ci tocca vivere da tempo immemore,
dai tempi di Mos e prima ancora, dell'Egitto, forse, della Mesopotamia,
le donne sono sempre state socie di minoranza e hanno
dovuto condurre una vita di frustrazione, in amore come nel lavoro.
Capite quello che dico?
Niente. Se ne stava l inginocchiato fra i vapori di benzina.
Parlo di Gertrude, di vostra moglie.
Improvvisamente il volto gli si rischiar. Oh, non vi preoccupate
per lei disse, finalmente sorridendo. E tutto sotto controllo.
No, credo che non abbiate capito: lei ha bisogno di esprimersi.
Il sorriso svan. Scuoteva la testa da una parte all'altra. Lo so,
signora, ed  per questo che la metto sotto dal mattino alla sera perch
la smetta di parlare come un negro della giungla e impari l'inglese
del re. E ci arriver. Ci arriver. Ora il suo sguardo era perso da
qualche parte dietro di lei, come se stesse parlando a qualcuno che
si trovava dall'altra parte della stanza. A un tratto il suo tono si fece
freddo. Ve lo garantisco.
Quando Frank venne a passare a casa i due giorni del weekend,
rimase anche lui soddisfatto quanto lei dei due nuovi aiuti. Billy
Weston and a prenderlo alla stazione un'ora prima di cena e lui
entr in casa come un turbine di aria fresca, prendendola fra le
braccia e facendo un giro di danza nella stanza, poi le lanci una
scatola di cioccolatini avvolta nella carta stagnola e scomparve nella
sala da disegno per parlare con Emil e Herbert. Ovviamente, lungo
il percorso non pot fare a meno di spostare un vaso da una
mensola all'altra o di muovere una sedia di dieci centimetri a destra
per poi decidere di rimetterla a posto (per lui era una specie
di ossessione), ma apparentemente la casa aveva passato l'esame.
Poi lo perse di vista e lo rivide quando usc in giardino a tagliare i
fiori per il centrotavola, passeggiare in cortile con Billy Weston alle
calcagna, impartendo una raffica di istruzioni a Lindblom, il giardiniere,
e al capomastro, Thomas Brunker (un uomo con una grossa
pancia e una corona di capelli bianchi che la guardava sempre
in tralice, come se la disapprovasse, ma tanto peggio per lui perch
ora la padrona di casa era lei e l sarebbe rimasta). A cena fra
dieci minuti, Frank gli grid, e lui le sorrise e le fece un cenno della
mano, poi gir l'angolo senza rallentare il ritmo.
Quando finalmente si sedettero a tavola lei si accorse che aveva
perso qualche chilo, fra gli ultimi ritocchi ai Midway, il sonno
irregolare e con ogni probabilit i pasti consumati al volo o magari
saltati del tutto, per spazz via tutto quello che Carleton
portava dalla cucina sul vassoio d'argento che teneva alto sopra
la spalla e maneggiava con una destrezza che riusciva a non apparire
servile e al tempo stesso priva di ostentazione, ma perfetta
e misurata. In cucina Gertrude aveva superato se stessa e aveva
preparato uno dei suoi stufati speziati (Se la giornata  calda,
dacci dentro con il piccante diceva mia mamma. Per rinfrescarsi,
devi sudare), con focaccia di granturco, insalata di cetrioli
e yogurt alla menta fatto con fermenti che si era portata dietro
da Barbados via Chicago, melone appena raccolto e crostata
alle bacche. Il giorno dopo pass tutta la mattina a preparare un
pranzo al sacco che Carleton, sempre impeccabile nella sua giacca
bianca, serv gi al lago sui plaid. Frank era in estasi, proclam
una giornata di vacanza e invit tutti i dipendenti, compresi i braccianti,
a unirsi ai festeggiamenti. I piatti giravano. Carleton and
su e gi dalla collina una dozzina di volte e ogni volta tornava con
il vassoio pieno e tutti continuavano a ripetere che non avevano
mai assaggiato un pollo fritto o un'insalata di pomodori o costolette
di maiale o verdure migliori. Erano tutti sdraiati sui plaid,
allegri, poi uno degli uomini tir fuori un'armonica a bocca e
Frank dette il via ai canti e prima che se ne accorgessero in alto
nel cielo erano comparse le stelle.
Il giorno seguente Frank torn a Chicago, non prima di aver
divorato a quattro palmenti una robusta colazione, elevando un
tale peana di lodi ai pancake di Gertrude che lei sgattaiol tutta
timida fuori dalla cucina e gli fece un sorrisetto schivo, corredato
di uno dei suoi detti di Barbados (Se vuoi stare in salute, mangia
bene e purgati regolarmente), e quando a met della settimana
successiva riusc a fare un'altra scappata, lei tir il collo a un tacchino
e lo cucin con un ripieno di salsiccia affumicata e qualcosa
che lei chiamava cou-cou. Poi Frank ripart di nuovo e il lavoro
alla fattoria riprese e Mamah si scopr a contare i giorni che mancavano
all'inizio di agosto, quando sarebbero arrivati in visita John
e Martha.
Il giorno stabilito arriv alla stazione con un'ora di anticipo.
Billy Weston parcheggi la macchina accanto al marciapiede e approfitt
dell'attesa per lucidare le cromature con un panno morbido
e un barattolo di cera, sempre con il pensiero a Frank e a
quanto ci tenesse che le sue macchine fossero sempre ben tenute,
mentre lei andava avanti e indietro sulla banchina nell'afa crescente
di met mattinata. Non vedeva i bambini da Natale, quando lei e
Frank erano andati a Chicago in albergo e lei aveva cercato di ripagarli
dei due Natali precedenti, portandoli al ristorante, ai concerti
e ricoprendoli di regali a cui loro sembravano del tutto indifferenti.
Ellen Key l'aveva resa libera e lei sapeva bene che nelle
circostanze in cui si trovava doveva provare solo gioia (lei era
una delle elette, una donna che conduceva la propria vita nella libert
dell'amore)(7) e tuttavia, sembrava che l'espressione sui loro
volti, cauta e allo stesso tempo colma di speranza, riuscisse sempre
a inondarla di sensi di colpa. Ogni volta che li vedeva si aspettava
che la rinnegassero, che le si scagliassero contro dichiarando
la loro indipendenza, o peggio che le raccontassero della nuova
moglie di Edwin e di come ora la loro mamma fosse quella.
Perch la loro vecchia madre era inadeguata. Tale era sempre stata e
tale sarebbe sempre rimasta.
Il treno si ferm in stazione, un altro arrivo, ed eccoli l, con
l'aria di due estranei, John che, a dodici anni, era troppo grande
per darle la mano e Martha che la guardava perplessa da sotto in
su, come se facesse fatica a trovarle una collocazione. Bambini
grid lei John, Martha, correte da vostra madre e loro obbedirono,
non senza qualche sollecitazione da parte della tata (pagata
da Edwin, sentimenti zero) perch non avevano scelta. Com' andato
il viaggio? chiese loro mentre salutavano la tata e salivano in
automobile, ed entrambi immediatamente risposero Bene in coro,
come recitando una parte. Ottimo, allora fece lei. Abbiamo
pensato a tutta una serie di cose da farvi fare: andare a cavallo, nuotare,
ovviamente, e John, te l'ho detto che c' una nuova barca a
remi per il lago? E Martha, adesso abbiamo i pavoni, due pavoni,
fanno un verso o un richiamo, come si dice, meraviglioso...
Faceva caldo. I bambini erano sulle loro. Inutilmente lei continuava
a blaterare, sperando di suscitare qualche reazione in loro,
che per sembravano apatici, quasi che andare in campagna fosse
una rara forma di castigo. John sbirciava un po' i particolari dell'automobile
di Frank, facendo il confronto (sfavorevole) con la
nuova Abadal rossa che il padre di Stephen Pennybacker aveva appena
comprato, mentre Martha sembr contenta di ritrovare le
bambole che aveva lasciato l'estate scorsa tutte schierate in fila sulla
mensola accanto al letto, ma fu solo dopo essere stati gi al lago
per una nuotata che cominciarono ad assomigliare ai bambini che
Mamah ricordava. Qualcosa in quella scena, gambe e piedi nudi, i
sassi che saltavano sull'acqua e le corse dietro alle oche, l'improvviso
coro di rane, l'odore di capelli bagnati, asciugati e poi bagnati di
nuovo, aveva un forte effetto calmante. All'ora di cena i due bambini
avevano l'aria soddisfatta, satolli di hamburger, Coca-Cola e
patatine fritte di Barbados. Al momento di andare a letto, riusc a
passare da loro per dare il bacetto della buonanotte e Martha, dopo
aver dichiarato che aveva quasi nove anni ed era perfettamente
in grado di leggere da sola, lasci che si sedesse sulla sedia a dondolo
accanto al letto e le leggesse Il vento nei salici come se gli ultimi
cinque anni fossero stati soltanto un'interruzione.
Nei giorni successivi, via via che i bambini prendevano confidenza
con Taliesin e lei cominciava a sentirsi pi rilassata con loro,
sembr che il lavoro le riuscisse pi agevole, perch era una madre,
la loro madre, e negarlo o sottrarvisi o comunque quello che
aveva fatto fino a quel momento non serviva a niente. Quando erano
lontani da lei, a casa a Oak Park insieme alla tata, ai compagni
di scuola e alla nuova moglie che Edwin si era trovato cos alla svelta,
lei li vedeva come creature incorporee, immagini spettrali su una
lastra fotografica(8). Loro erano distanti da lei e lei da loro. Adesso
che erano l, invece, si rendeva conto di quanto piacere le facesse
vederli sgambettare per le stanze o sprofondati nei divani di Frank,
due bei bambini dal volto aperto che la facevano sentire fiera. Certo,
la situazione non era quella ideale n mai lo sarebbe stata, la interrompevano
in continuazione, bisticciando per una cosa o l'altra,
pallidi, bambini abituati a stare al chiuso che non apprezzavano
granch la campagna e non erano abituati a starsene per conto proprio,
ma quella non era colpa loro, casomai di Edwin.
Pi di tutto, lei non vedeva l'ora di trovarseli davanti al momento
dei pasti, quando non c'era nessuna distrazione e lei riusciva
a farsi un'idea di ci che passava loro per la testa. Era sbigottita
da quanto erano cambiati in un anno appena. Avevano un'aria
cos matura, soprattutto John, sulle soglie della pubert, ma anche
Martha, Martha che avrebbe dovuto essere figlia di Frank e invece
non lo era, come poteva vedere chiunque guardandola negli occhi,
persino Kitty, per quanto sospettosa, gelosa e vendicativa, sarebbe
stata probabilmente in grado di rendersene conto in un secondo
e avrebbe concesso il divorzio a Frank senza esitazione. Molto
gradualmente, Mamah cominci a familiarizzarli con le idee di
Ellen Key, e in questo Frank, quando era a casa, le dava una grande
mano: insieme davano vita a una specie di dialogo socratico a
beneficio dei bambini, senza mai fare loro la lezione ma lasciando
casomai che la conversazione passasse con naturalezza dagli eventi
della giornata all'amore, all'anima e al diritto (l'impulso) delle
donne in ogni parte del mondo ad alzare la testa e farsi carico della
propria esistenza.
Non sarebbe riuscita a forgiare i suoi figli nel volgere di un'estate,
questo lo sapeva bene, ma sperava di istruirli come stava
istruendo Carleton, con lo scopo ultimo di rendere il mondo un
posto migliore e pi equo. E anche, a un altro livello, di lenire il
proprio senso di colpa, di elaborare una spiegazione razionale per
ci che era successo in quella terribile sera in Colorado, quando
se n'era andata come una ladra senza una parola perch prima di
salvare la loro vita doveva salvare la propria. In ogni caso, c'erano
i bambini, c'era Frank (quando non era a Chicago), c'erano i
Carleton in cucina e tutte le mattine Billy Weston saliva fin sulla collina
per assicurarsi che tutto, fino al minimo dettaglio, andasse come
doveva, i pavoni lanciavano il loro grido desolato, le vacche
muggivano e i cavalli nitrivano contro lo steccato perch volevano
una mela, volevano che qualcuno li montasse e li spronasse a
galoppare fra i campi e sulle colline, e c'era anche lei, c'era con
una profondit e una pienezza che non ricordava di aver mai provato
prima di allora.
Poi una mattina, la colazione gi finita e i bambini nelle loro
stanze immersi in qualche silenziosa occupazione (la lettura, immaginava
lei, o per lo meno lo sperava), lei si accingeva al lavoro
con una tazza di caff quando le venne in mente che stava dimenticando
qualcosa, ma che cosa? Pass lo sguardo sul cortile, cercando
di ricordarsene, l'aria carica di umidit che entrava dalle finestre
aperte insieme al vago odore delle felci che Frank aveva piantato
contro la pietra gialla delle fondamenta. Perch gli piaceva il
contrasto. Anche quello era il suo genio, la sua attenzione al particolare
rivelatore, le aiole nel cortile piene di colori, coreopsidi, flox,
malvarose e gigli tigrati, e lei pens che doveva proprio uscire pi
spesso a curarli, quei colori assenti invece dalle pareti esterne, dove
dominava lo schema cromatico pi semplice, verde e giallo e il
giallo sfumava verso l'oro. Vide Billy Weston gi in fondo alla collina
che parlava con Brunker del tosaerba, il sole cos forte da
confonderne i contorni, due abbaglianti sagome irregolari separate
dall'ombra scura dei loro gesti, e dietro di loro il lago, poi la strada
e le macchie indistinte del bestiame al pascolo. Bevve un sorso
di caff. Abbass lo sguardo sui propri appunti.
Poi si ricord: doveva parlare alla cuoca, a Gertrude, per dirle
di mettere in forno qualcosa di speciale per Martha quel pomeriggio.
O per meglio dire per Edna, l'amica di Martha, che doveva arrivare
in sella al suo pony, dopo di che si sarebbero messe i loro vestiti
della festa e avrebbero preso il t come due piccole damine
sotto il portico. Qualche dolcetto, magari, con il cocco e la crema...
Gertrude era capace di meraviglie con il cocco. E se John prometteva
di non infastidire le bambine, magari a un certo punto poteva
unirsi anche lui alla festa, insieme al figlio di Billy Weston, Ernest,
che aveva un anno pi di John ed era pi vivace, un ragazzino
di campagna, ma almeno John aveva qualcuno a cui aggregarsi.
O forse non era una grande idea, i maschi potevano farsi il loro
festino separato, meglio, magari gi al lago dove potevano sbollire
un po' della loro esuberanza.
Si alz dalla sedia (nel frattempo Billy aveva preso lui il tosaerba
e stava tagliando una striscia allontanandosi da Brunker, che non
aveva fatto un gesto a parte infilarsi le mani in tasca) e attravers
la sala da pranzo diretta verso la cucina. Non andava quasi pi in
cucina, non ce n'era proprio bisogno, e quando lo faceva si sentiva
quasi un'intrusa. Soprattutto quando c'erano tutti e due i
Carleton. Non che loro avessero detto o fatto qualcosa di particolare,
ma quando entrava lei aveva la sensazione che si irrigidissero, il che,
pensava, era perfettamente naturale. Anche se per la signora Swenson
pareva che non fosse mai stato un problema. A lei non sarebbe
importato niente nemmeno se Mamah avesse piantato la tenda
sotto il lavandino, anzi, l'avrebbe preferito, cos avrebbe avuto qualcuno
con cui lagnarsi tutto il giorno con quella sua voce acuta e lamentosa.
I Carleton per erano diversi e lei li rispettava.
Quando fu l, la mano sul pomo della porta, cap che qualcosa
non andava bene. Fu un rumore a metterla sull'avviso, un suono
secco, come di un pestacarne su una bistecca, seguito da un'imprecazione,
la voce di un uomo, di Carleton, che si alzava sempre
pi. Spinse la porta. Ed entr in quella stanza che sembrava una
stufa, un forno, le finestre chiuse e l'aria piena di fumo, qualcosa
che bruciava in un tegame sul fuoco. Poi vide Carleton, girato di
spalle, in piedi sopra quello che sembrava un mucchio di panni
sporchi sul pavimento, ma invece non erano panni sporchi. Era
Gertrude. L'occhio sinistro era gonfio e un filo di sangue le colava
dall'angolo della bocca. Era rannicchiata in un angolo, cercando di
sottrarsi a lui, la testa china, le braccia strette al petto.
Stupida vacca del cazzo!  sbraitava Carleton. Te l'avessi detto
una volta sola, te l'ho detto mille volte: la carne la voglio al sangue.
Al sangue, mi senti?
La porta era socchiusa. Dal tegame continuava a salire il fumo.
Carleton sembrava non farci caso. O non curarsene. Era sicuro di
s. Aveva chiuso le finestre, sigillato la stanza in modo da poter aggredire
la moglie senza che nessuno potesse intromettersi. Mamah
rimase l sulla soglia, paralizzata.
Le spalle di Carleton sussultavano sotto la stoffa della camicia.
Abbass la voce. Stupida, stupida puttana negra bisbigli e le
sferr un calcio con la punta dei suoi stivali marrone macchiati, una
volta, due, come se volesse farla passare a calca dall'altra parte del
muro; Gertrude ebbe due sobbalzi in rapida successione e lui le
tir un altro calcio. Che cosa devo fare per avere un po' di rispetto?
Eh? Che cosa devo fare, devo ammazzarti?  questo che
vuoi? Eh, donna?  questo?
Fu allora che Mamah intervenne. Era terrorizzata, in preda al
panico, il suo primo e ultimo impulso era girarsi e scappare, invece
si aggrapp al bordo smaltato del lavandino e si lanci nel
mezzo, ergendosi fra loro due come uno scudo. Lui era vicinissimo, vicinissimo
al suo viso ed emanava un odore forte e intenso, una cosa
che lei non aveva mai sentito in vita sua, che sapeva di morte, di
carne maciullata, di carne marcia, di carne data alle fiamme che
bruciava nel tegame. Lui non si mosse, non batt ciglio, non indietreggi,
la ignor e per una frazione di secondo pens che ora
avrebbe picchiato anche lei, poi per cap che lui era sconvolto
quanto lo era lei, i suoi occhi si ritraevano dalla scena come se si
stesse svegliando in quell'istante da un sogno e si ritrovasse in quell'incubo
di violenza e biancore oltraggiato, con la fiamma sotto il
tegame e il fumo che saliva, saliva. Non azzardatevi gli disse.
Lui fece un passo indietro e lasci ricadere le braccia lungo
i fianchi.
Mamah riusciva a stento a controllare la propria voce. Tremava
tutta. Fuori di qui! grid. Fuori!
Poi successe una cosa stranissima: le sorrise. I suoi occhi si fecero
di ghiaccio e gli spunt quel sorriso automatico. Per non si
mosse. E aveva i pugni serrati. Voi mi parlate in questo modo?
le disse, senza traccia di emozione. Chi vi credete di essere? Non
siete nient'altro che...
No gemette Gertrude cercando di alzarsi in piedi. Julian,
no...
Nient'altro che... E allora, soltanto allora, si gir, dando un
colpo al manico del tegame di metallo facendolo volar via dalla
fiamma e cadere fragorosamente per terra, fermandosi solo per tirare
un calcio furioso e poi infilando la porta. Ma non aveva finito,
non ancora. Si volt verso di lei. Voi altri ringhi con i vostri
libri. Questa donna qui  mia moglie. Mia moglie. Lo capite
questo?
Vi do il preavviso, qui in questo momento, in questo stesso
istante replic lei, ma quelle parole suonarono vuote alle sue orecchie,
lei lo capiva e lui pure.
Scosse la testa lentamente, come se quel movimento gli procurasse
dolore. E poi chiamate noi negri disse, dopo di che usc.

Note.
1. Ovvero la Groenlandia. [N.d.T.]
2. Non sappiamo se effettivamente quel giorno piovesse, visto che ormai i protagonisti
sono tutti morti e quando potevo farlo non l'ho mai chiesto a Billy Weston. Ma O'Flaherty-
San qui ha voluto riecheggiare la mia avventura quando andai a prendere Daisy Hartnett e
Gwendolyn Greiner da quella stessa stazione in un pomeriggio in cui posso assicurare che
pioveva con tutta l'implacabile ferocia rurale di cui  capace il Wisconsin.
3. Qui devo fare affidamento su O'Flaherty-San, che ha trascorso un po' di tempo sulle
isole, gironzolando su un mercantile fra un porto e l'altro dell'America meridionale e centrale
prima di attraversare il Pacifico per venire ad allietare le nostre esistenze a Nagoya. Il
jug-jug  un piatto a base di sorgo, piselli e carne salata; la padellata al pepe, come si capisce
dal nome,  uno spezzatino piccante di carni varie; i conkie sono un composto di farina
gialla, uvette, noce di cocco e verdure secche servito in una foglia di banana. Mi dicono che
a Barbados si mangino anche panini al pesce volante, pi o meno come in America si mangiano
gli hamburger.
4. Per aiutarlo a preparare i disegni per una mostra della sua opera a San Francisco, in
programma per l'autunno. Purtroppo, la mostra non si sarebbe mai inaugurata.
5. Traduzione di Mamah Bouton Borthwick, A.M., con un'introduzione di Havelock
Ellis G. P. Putnam's Sons, New York 1912.
6. Personaggio della Capanna dello zio Tom. [N.d.T.]
7. La libert dell'amore  il titolo di uno dei capitoli di Amore e matrimonio della Key,
anch 'esso pubblicato negli Stati Uniti nel 1912.Ilcapitolo precedente si intitola  L'evoluzione
dell'amore e quello successivo La selezione dell'amore, un'applicazione della terminologia
darwiniana a usi e costumi, in vista dei capitoli finali sul divorzio libero e la nuova legge
matrimoniale. Difficile non vedere nell'appassionata adesione di Mamah all'autrice svedese
un'autogiustificazione, per non dire un lavacro rituale.
8. Edwin Cheney si rispos nel 1912, un anno dopo il divorzio, con la signorina Elsie
Millor. Avrebbero avuto tre figli e una vita tranquilla, una piccola benedizione dopo la burrasca
in cui involontariamente Mamah e Wrieto-San l'avevano gettato. Fece fortuna in affari,
stravedeva per i figli e partecipava puntualmente a tutti gli incontri al college.

 Capitolo 7.
POP-POP.

Per lui era finita e lo sapeva, il sangue gli pulsava rovente alle
tempie nella piena consapevolezza di ognuna delle cose brutte e inconsolabili
che lo aspettavano, il male, il treno dai capelli gialli, Chicago,
l'isola, il ritorno sull'isola con la coda fra le gambe come un
cane bastonato, e la colpa di chi era? Di chi? Di Gertrude. Di quella
stronza. Quell'idiota. Come avesse fatto a mettersi con una cos
era un mistero, cos ignorante, insulsa, le scempiaggini da contadinotta
pezzente che le uscivano dalla bocca, ma un po' di colpa ce
l'aveva anche lui, lo sapeva, e tutto per la sua fregola, la sua fregola
da cane. Dentro di s vedeva i seni nudi e il ventre sodo e piatto,
quel punto l fra le gambe, quel modo di ancheggiare quando,
l'orcio di maubey(1) in bilico sulla testa, scuoteva il sedere nel mercato
di Bridgetown ripetendo Maubey, maubey, ti va anche qualcos'altro,
signorino? Aveva diciassette anni ed era troppo debole per
negarsi. D'accordo. E adesso era finita. Tutto rovinato. Un passo
falso e si era fatto dare il preavviso, e adesso dove sarebbe andato?
Donne. Ti spremevano, oh, se ti spremevano. Ti spremevano. Ti
spremevano. Finch non ti rimaneva nemmeno una goccia.
Soltanto allora si rese conto che stava parlando da solo, che stava
parlando ad alta voce e chiunque poteva sentirlo, si prese il tempo
di chinarsi in avanti e sputare sull'angolo del tappeto che lui
stesso aveva spazzolato pelo e contropelo due volte. La porta. La
porta era proprio l accanto a lui, ancora mezza aperta perch era
uscito come una furia da quella stanza e poi si era fermato di colpo,
le spalle appoggiate al muro, troppo agitato e stravolto nella
stretta nauseante della disperazione per riuscire a muovere le
gambe. Dalla fessura della porta usciva il fumo, nero come la pelle, tutto
spire e volute come un secchio pieno di anguille, pelle d'anguilla,
una colonna che si alzava allargandosi verso il soffitto. La sentiva
singhiozzare come se avesse motivo per farlo, e per un attimo ebbe
la tentazione di rientrare da quella porta e finire ci che aveva
cominciato, finirle tutte e due, quelle stronze, la nera e la bianca.
Mamah. Mamah Bouton Borthwick. Traduttrice. Suffragista. Anima
gemella. L'aveva spulciato quel libro, tutti discorsi ipocriti ed
eresie. Chi era lei per intromettersi fra un uomo e sua moglie? Lei
professava l'amore libero, ma anche le prostitute di Baxter Street
avevano il buon senso di farsi pagare.
Le gambe ripresero a muoversi. Stava percorrendo il corridoio,
questo stava facendo, con il proposito di andare nel campo di granturco
e scaricare la rabbia dalla testa alle gambe, ai piedi, nella terra
dove poteva seppellirla, e si torceva le mani, una stretta dentro
l'altra, e il palmo della destra con cui l'aveva schiaffeggiata gli bruciava,
o forse si era scottato quando aveva scagliato via il tegame
dal fuoco? Che importava. Riusciva a malapena a controllare la destra
o anche la sinistra, tutti quei begli oggetti della casa lo irridevano
per quello che erano e lui no, ma lui resistette con tutte le sue
forze, poi si ritrov all'aperto, libero nell'aria che poteva respirare
con la sua schietta puzza di bestiame e dei loro posteriori, tutto a
un tratto il sole in faccia, e un movimento, un frullio contro il cielo.Vide i pavoni appollaiati sulla linea bassa del tetto e gli parvero
fuori posto, giusto cos, perch erano maschi e non femmine e le
femmine erano piccole creature che becchettavano nell'ombra perch
si vergognavano di se stesse.
La faccenda era l che sobbolliva da almeno una settimana, quei
bianchi, Brodelle, lo zombi e tutti gli altri, quegli idioti del paese
dalle facce tonde, i negozianti, i commercianti di cavalli, i contadini
con i loro barrocci e le loro automobili Ford nere, che non gli
prestavano pi attenzione di quella che avrebbero dedicato a una
cimice. A dir tanto(2). Perch la cimice almeno la vedevano, mentre
lui non lo vedevano proprio perch quello che avevano davanti non
gli piaceva, non pi di quanto piacesse a lui. Tranne quando volevano
qualcosa. Allora erano tutti Carleton, vammi a prendere questo;
Carleton, lucidami gli stivali; Carleton, la minestra  fredda. E
poi Gertrude. Gertrude che gli dava giorno e notte il suo sguardo
mesto, tormentandolo, supplicandolo di non far inquietare la signora
(oppure i bambini o i preziosi ospiti di casa o il deficiente
dagli occhi strabici gi alla drogheria, come se ciascuno di loro fosse
un re o una regina nell'esercizio delle sue funzioni) e sempre quei
volgari discorsi da contadini. Luoghi comuni e banalit. Diarrea
dalla parte sbagliata.
Quel mattino lei si era svegliata nel grigio pulsare confuso dell'alba
e la prima cosa che aveva detto era: Julian, Julian, ho sognato
il maialino da latte.
Lui l'aveva ignorata. Si stava sciacquando la faccia e radendosi a
tentoni perch non voleva guardarsi allo specchio. Non dico il maialino
e basta. Gli si avvicin da dietro, piazzandogli davanti la sua
faccia triste. La voce le si era fatta mesta, altre sciocchezze e superstizioni
isolane, ecco di che cosa si trattava, altra ignoranza. Le spuntarono
le lacrime agli occhi. Ho sognato anche il matrimonio, non
capisci? Il porco. Il porco e il matrimonio nello stesso sogno...
Oh, piantala sbott lui e le gir le spalle, l'asciugamani ruvido
come carta vetrata sulla faccia. Non ci sar nessun matrimonio. Non
qui, fra questa gente. Loro sono troppo superiori alle forme e ai rituali
della civilt. Alla Bibbia. A qualsiasi cosa a parte se stessi.
Gli occhi di lei corsero angosciati a lui. Quando in uno stesso
sogno si vedono un maiale e un matrimonio significa che  in arrivo
una catastrofe, pop-pop, un massacro, l'orrore. E magari era proprio
cos, ma lui non voleva sentirne parlare. Non in quel momento.
Non a quell'ora del mattino, quando doveva indossare la sua
giacca da cameriere e andare fra i bianchi a inchinarsi, strisciare come
un negro nelle piantagioni, n mai. Basta con queste asinerie
le disse, girandosi a fronteggiarla.
Lei indietreggi, facendosi piccola piccola, ma rimase l. A parlare.
A incalzarlo. Che cosa vuoi fare con quell'accetta? gli chiese.
Accetta? Che accetta? Non so di che accetta stai parlando.
Sotto il cuscino. Per le scandole del tetto. Quella l.
Lui si strinse nelle spalle, svelato nella sua bugia, ma chi era lei,
la sua sorvegliante? Chi se ne frega rispose, senza badare a quello che diceva. Difesa. La tengo per difesa.
Da che? Dagli orsi? Lo sguardo le si era fatto attento. Adesso
era passata all'offensiva e questo a lui non garbava neanche un po'.
Dagli indiani con il loro tomahawk? I ladri? O magari Ges. Magari
Ges che viene a prenderti e tu lo fai a pezzi.  Fece un passo indietro,
appena fuori dalla sua portata, sempre sul chi vive, gli occhi
che brillavano come due tizzoni nella stufa, due tizzoni ardenti che
niente al mondo poteva spegnere. Julian bisbigli. Julian.
Be'? Che c'? Non lo vedi che ho del lavoro da fare...?
Ti ho sentito. Ieri sera. E la sera prima ancora. Eri seduto l
vicino alla finestra e parlavi a quell'accetta che tenevi in grembo
come un bambino piccolo, come una bambolina vud.  questo
che  per te, la tua bambolina vud?
A quel genere di ostinata stupidit non c'era risposta e lei lo sapeva
prima ancora che le parole le fossero uscite di bocca, perch
lui gliel'aveva insegnato e avrebbe continuato a farlo fino a quando
non l'avesse imparato una volta per tutte; fece due passi avanti
e le prese la faccia nella mano destra, stringendole le guance sopra
la mandibola fino a deformarle la bocca, poi spinse via quell'odiosa,
servile faccia nera da pesce con tutta la sua forza facendola cadere
lontano come uno di quei suoi pupazzi di stracci per il malocchio
e questo lo fece sentire meglio, molto meglio.
E adesso era l nel cortile, che camminava a testa bassa, i pavoni
che lanciavano il loro grido e il sole che picchiava come un
martello, traboccante di collera come non gli era mai capitato di
sentirsi. Un passo dopo l'altro, il campo di granturco che pareva
una distesa verde di alte canne da zucchero, la cosa pi simile alla
canna da zucchero, magari l'avrebbe lasciato in pace, magari sarebbe
svanita e lui si sarebbe ripreso se solo fosso riuscito ad arrivare
gi al campo e a far uscire tutto quanto da s come il veleno
da una ferita cos che il suo cuore rallentasse e si fermassero quei
colpi dentro la testa. Era cos assorto che non vide la figura ferma
nell'ombra della stalla fino a quando con un solo rapido movimento,
un passo da gigante, sbuc fuori in uno spicchio di luce e lo prese
per il braccio.
Brodelle. Brodelle con pantaloni da cavallerizzo e stivali da
equitazione, gli acquosi occhi azzurri socchiusi e le labbra arricciate
attorno alla parola che stava per pronunciare, e chiss cosa
sarebbe stato questa volta? Leccami gli stivali, baciami il culo, vai
a fatti fottere? Invece no. Sellami il cavallo, okay? Ecco quello
che aveva da dire. Sellami il cavallo. Vado di fretta.
Non ebbe nemmeno il tempo di stupirsi, la sequenza di eventi
veloce, scandita e inarrestabile come una fila di tessere del domino
che cadono una dopo l'altra, per liber il braccio con uno
strattone come se l'avesse punto un insetto, raddrizz le spalle sotto
il sole e fiss l'uomo dritto in faccia, quell'idiota, quell'idiota
bianco che si intrometteva, che non sapeva quello che faceva. Lo
fiss. Lo fiss e basta. E l avvenne il cambiamento, perch
Brodelle adesso lo vide, lo vide davvero, uomo a uomo, quell'espressione
di chi  abituato a comandare che si stemperava in qualcosa
di diverso, qualcosa di puerile e di impotente, perch un ordine
presuppone una reazione, strisciare e inchinarsi, S, badrone, mentre
Julian lo ignor. Che ti prende, sei diventato sordo? Ti ho detto
di sellarmi quel maledetto cavallo.
Un intero secondo, lo sguardo fermo su quegli inutili occhi acquosi,
senza una parola, senza sprecare una parola, poi gli volt le
spalle e continu a camminare nel cortile verso il punto in cui spuntavano
le pannocchie verdi mentre Brodelle gli imprecava dietro
(Sporco negro figlio di puttana!), rendendosi conto che ormai
non avrebbe trovato nessun sollievo, n nei campi n altrove, perch
dentro la testa aveva due voci, una che diceva forse, forse io,
forse lei, forse, e l'altra che diceva mai, mai pi, mai, mai mai.
Non era molto brava come infermiera, non aveva l'afflato e
nemmeno la pazienza per farlo e la vista del sangue la faceva svenire,
per si chin su Gertrude, l'aiut a rimettersi in piedi e gett
un'occhiata frenetica in giro per la cucina, in cerca di uno straccio,
una salvietta, qualsiasi cosa da usare come benda. Il tegame era sul
pavimento, con accanto un pezzo di carne annerita e sfrigolante, il
fumo che cominciava a diradarsi, gonfiandosi in volute e disperdendosi
finch cominci a sfrangiarsi in piccole lingue trasparenti.
Si port vicino al lavandino, fece scorrere dell'acqua fresca sullostraccio che trov appeso a un gancio e fece per premerlo sull'occhio
di Gertrude, ma Gertrude si ritrasse. Sfuggiva il suo sguardo.
No, no, signora continuava a ripetere. No, no, lasciate stare.
Sto bene. Anche Julian. Julian bene. Vi prego, signora, vi prego,
non prendetevela con Julian, tante volte non sa quello che fa.
Non lo sa? Era indignata. Come poteva quella donna anche
solo pensare di difendere il marito quando l'aveva visto lei stessa
prenderla spietatamente a calci come se si trattasse di un animale?
Ti ha picchiato.
No,  scivolato sul bagnato e ha fatto un ruzzolone, tutto qua.
Ora alz gli occhi in uno sguardo furtivo. I capelli le ricadevano
sciolti in una arruffata matassa crespa che le copriva un sopracciglio,
lucida e nerissima. Aveva un'espressione dimessa, l'espressione
della sofferenza in tutte le sue forme e manifestazioni, ma c'era anche
qualcos'altro, qualcosa di distante e di calcolato.
A Mamah ci volle un momento per capire che a muoverla, quella
giovane donna graziosa animata solo da buone intenzioni, non
era la paura del marito, ma la paura verso di lei, la donna bianca
che aveva invaso la cucina, la padrona di casa che con uno schioccar
di dita poteva assumere e licenziare a proprio piacimento. Fu
un colpo. Aveva visto donne terrorizzate dai mariti, che vivevano
nella loro ombra, tramite loro, come se fossero strumenti o utensili,ma quella situazione era ancora pi triste, la cosa pi triste del
mondo. Lo sai che devo mandarvi via le disse. Mi dispiace.
Dategli un'altra possibilit. E un brav'uomo. L'avete detto anche
voi.
Ma lei scuoteva la testa, inondata dalle emozioni, intrisa, ancora
scossa dai residui di paura e rabbia che l'avevano fatta scagliare
contro quell'odioso animale nero che aveva picchiato la moglie
come se non fosse un essere umano e che era stato l l per aggredire
anche lei. Era impossibile, intollerabile che cose del genere
succedessero l in casa sua, neanche fosse una topaia di stranieri,
una baracca in cui allignavano violenza, ignoranza e febbri. Mi
dispiace disse ancora una volta. Lo so che non  colpa tua, tu sei
una brava donna, ne sono sicura, una giovane donna brava e coscienziosa,
oltre che una cuoca di prim'ordine... per, capisci? 
una cosa sbagliata. Sbagliata.
Si rese conto di avere ancora in mano lo strofinaccio bagnato
e allung il braccio davanti a s scuotendo il polso insistentemente
finch Gertrude fece un passo avanti e lo prese. Poi and alla
porta pensando a Frank, perch avrebbe saputo cosa fare, Frank
avrebbe gestito la situazione, e non le importava quanto fosse preso
dal lavoro o quanto tutti avessero bisogno di lui, doveva tornare
a casa quel pomeriggio stesso, con il primo treno, e lei non si sarebbe
sentita sicura fino a quando non fosse stato l. Pensava di
prendere la borsetta, infilare la porta e farsi accompagnare da Billy
all'ufficio del telegrafo, ecco quello che pensava di fare, poi per
si ferm un momento sulla soglia a guardare Gertrude impietrita
in mezzo a quel disastro con lo strofinaccio gocciolante stretto in
mano, che si portava l'altra distrattamente alle labbra e alla chiazza
scura di sangue. Avete due settimane disse. E poi, ancora una
volta: Mi dispiace.
Il suo primo impulso fu di andare alla sala da disegno e chiedere
a Brodelle o a Herbert Fritz di cercarle Billy, ma a met strada
cambi idea e and invece in camera da letto a prendere borsetta
e cappellino. Si dette una rapida occhiata allo specchio (era
tutta sottosopra, il cuore in gola, e non c'era tempo da perdere),
poi attravers la casa a grandi passi, oltrepass la cucina, usc nel
loggiato ed entr nella sala da disegno. Herbert era l, chino sul tavolo,
ma di Brodelle non c'era traccia.
Herbert, mi spiace interromperti disse, consapevole dell'agitazione
nella propria voce ma mi chiedevo se avessi visto Brodelle,
o meglio, se potessi andare a cercarlo, per favore. Devo... 
urgente. 
Il giovane aveva una cravatta di seta nera allentata e un lungo
camice svolazzante, a imitazione di Frank, sebbene si prospettasse
un'altra giornata di caldo. Era immerso nel lavoro e la guard spaesato,
come se improvvisamente avesse perso la parola, dette un'occhiata
fugace al disegno, arross e balz in piedi. Era qui, con
Brodelle, pi o meno un'ora fa...
Dov' Emil?
Un cenno del capo. Ha detto che voleva andare a cavallo prima
di pranzo, e che poi si sarebbe fermato pi a lungo, naturalmente,
per recuperare...
Lei accanton le spiegazioni con un gesto della mano. Potresti
dire a Billy di portare qui la macchina, devo andare in paese e star
via un'ora.  molto urgente. Il ragazzo era gi alla porta, un
groviglio di braccia e gambe, trascinando i piedi, quando lei gli
grid dietro: I bambini li lascio qua. Ebbe un attimo di esitazione,
vedendo la sua espressione; era ancora confuso, ma ansioso di
rendersi utile, un bravo ragazzo, docile, piacevole. Potresti dargli
un occhio, se non  un problema?
Il sole era gi rovente sulle pietre del cortile mentre Billy le teneva
aperto lo sportello e lei saliva in macchina, l'aria ferma e silenziosa
senza un alito di vento. Billy era vestito da lavoro, pulito
e in ordine come sempre, qualsiasi lavoro stesse facendo o incarico
gli fosse affidato, anche quando magari i suoi compagni erano
tutti sporchi di grasso e di fango. Scivolando al posto di guida, la
guard e si tocc il cappello. Mi sa che anche oggi sar torrido
disse e lei rispose che pareva proprio di s, dopo di che non disse
pi niente fino a quando si fermarono davanti all'ufficio della Western
Union, dove lei gli chiese di aspettarla. Aveva anche pensato
di confidarsi con lui, ma il ricordo della scena in cucina era troppo
umiliante, troppo bruciante per poterlo condividere con qualcuno.
Ne era rimasta sconvolta, quello era il fatto. Non se n'era ancora
fatta una ragione.
Le ci vollero due minuti per scrivere il telegramma (VIENI PRIMA
POSSIBILE STOP SUCCESSA UNA COSA TERRIBILE) poi pag, risal
in macchina e disse a Billy di riportarla a Taliesin, sforzandosi di
restare calma, ripetendosi che la crisi sarebbe passata, passano tutte,
e che Frank sarebbe stato accanto a lei a sostenerla, come aveva
sempre fatto e sempre avrebbe fatto(3).
Quando Billy prese la svolta dalla strada principale, lei guard
la casa emergere incorniciata dagli alberi, pi preziosa e raffinata di
qualsiasi costruzione in Toscana o in Umbria o altrove, sopra il cielo e sotto, la creazione di Frank, ogni minimo dettaglio pensato da
lui per lei, per lei, e prov un moto di felicit e anche di orgoglio. E
quella vista, la semplice vista, la calm, perch non c'era altro posto
al mondo dove avrebbe voluto trovarsi. Si sentiva a casa. Era
a casa. E mentre Billy scalava la marcia per affrontare la salita sent
una fitta di nostalgia cos forte che le vennero le lacrime agli occhi,
ma lei fu svelta ad asciugarsele con il fazzoletto e a girare la testa
dall'altra parte per non farsi vedere da Billy. Erano i nervi, tutto qua.
Mand Herbert dalla cuoca a dirle che lei e i bambini avrebbero
pranzato per conto loro, nel portico chiuso e di apparecchiare
per i lavoranti in sala da pranzo; Herbert torn indietro quasi
subito a riferire che la cuoca chiedeva quante persone c'erano. Era
seduta alla scrivania a leggere un paragrafo che aveva gi letto e riletto
dieci volte, fingendo che tutto fosse normale, tutto come al
solito, niente di strano, voleva che tutti pensassero cos,
anche Carleton; alz lo sguardo e cont sulla punta delle dita. Be', vediamo
disse. Brodelle  qua in giro, no?
 tornato alla sua scrivania, s.
Benissimo: Emil e te, poi Brunker e Lindblom, e siamo a quattro.
Con Billy fa cinque. 
E il figlio di Billy.
Ernest. Sorrise. Vuole imparare il mestiere del padre, no?
Spero che prosegua i suoi studi quando riaprir la scuola in autunno;
non c' niente come una buona istruzione, non credi?
Titub e balbett un poco, ma certo che era d'accordo, era per
quello che si trovava l a Taliesin sotto l'ala del signor Wright, e naturalmente
aveva molto apprezzato il dono di Il movimento femminile,
che trovava molto... stimolante.
Lei lo ringrazi. Gli disse che era molto gentile. E lo ringrazi
anche perch faceva da tramite fra lei e la cuoca: si sentiva poco
bene ed era in un punto cruciale del lavoro...
Lui annu. Era in piedi sulla porta e non vedeva l'ora di fuggir via.
Ah, fra l'altro aggiunse lei credo proprio che questa sera ci
sar anche il signor Wright. Prese in mano la penna e scrisse distrattamente
un appunto a bordo pagina. Ho pensato che a te ed
Emil potesse interessare saperlo.
Poi ci fu il pranzo. Si fece forza, perch il pensiero di vedere
Carleton, per non dire di farsi servire da lui, le dava il voltastomaco,
ma doveva far finta che tutto fosse come sempre. Per il bene di
tutti. Inutile mettere in agitazione i bambini, o anche i lavoranti. O
anche i Carleton, quanto a quello. Per quel giorno di scompiglio
ce n'era gi stato fin troppo, ed era decisa a far s che il pasto non
esacerbasse ulteriormente la situazione.
Port John e Martha nel portico (Voglio mangiare insieme a
Ernest continuava a piagnucolare John. Perch non posso mangiare
con Ernest?) li fece sedere a tavola e poi prese posto anche
lei. Oggi no fu la sua risposta, non perch volesse essere brusca,
ma perch non vedeva motivo di coinvolgere i bambini in quella
vicenda (li voleva con s, aveva bisogno di averli con s, tutto qua),
poi si gir verso Martha e le disse: Sai, Martha, hai davvero un bel
vestitino.  cos leggero, proprio adatto per questo tempo. Sei contenta
che l'abbiamo scelto insieme?.
Poi arriv Carleton con la sua faccia di pietra, il suo portamento
impeccabile e gli occhi fissi sui mobili, sul pavimento, sul vassoio
che pos con forse un accenno di scherno nel suo gesto abituale,
senza osare alzare gli occhi su quelli di lei o dei bambini o pronunciare
una sola parola. Si cominci con una minestra, un brodo
vegetale che Gertrude aveva arricchito con peperoni dell'orto tagliati
a dadini e sottili fette di carne di maiale insaporita con la salvia
e marinata in aceto e olio di lime. Deliziosa. John tuttavia, sempre
schizzinoso nel mangiare, storse il naso. Mamma disse con
voce imbronciata devo proprio mangiarla?(4)
Be', il granturco non era canna da zucchero e quel posto non
era l'isola, che si poteva attraversare da una parte all'altra in una
giornata, ma una tetra e buia prigione sconfinata in cui lui non voleva
stare, non voleva pi stare, e riemerse da quel campo da cui
saliva l'odore della terra calda che altro non era se non il sangue
versato, la merda e le ossa di tutti gli uomini e le bestie che ci avevano
vissuto sopra, entr in casa, si lav le mani e si infil la giacca
bianca di servizio come se ci fosse nato dentro. Servizio. Gliel'avrebbe
fatto vedere lui il servizio. Di un genere inaspettato. Perch
quelli di lui non sapevano niente, non sapevano come se ne fosse
stato acquattato sui talloni a respirare la terra nuda mentre tutto
attorno a lui spuntavano le stoppie del granturco come diecimila
lance, capendo, studiando e parlando al cielo e alla voce nella testa
fino a che non gli rest nessun'altra possibilit.
Come prima cosa le finestre che davano sul cortile dove si sarebbero
messi gli uomini.
Mezzogiorno meno un quarto e lui si aggirava fuori come un
fantasma, nessuno in vista, inchiodando quelle finestre alla cornice,
una manciata di chiodini e la parte piatta dell'accetta che aveva
trovato su una mensola nella rimessa per l'automobile dove i carpentieri
del tetto l'avevano dimenticata apposta per lui. Cap che
gli sarebbe servita nell'attimo stesso in cui la vide l in mezzo a tutta
una serie di altre cose abbandonate, un rotolo di corda, una mezza
dozzina di latte arrugginite piene di chiodi, bulloni e viti da legno,
una scatoletta di lucido da scarpe secco e un vaso in cui erano
conservati gli artigli di un falco, il tutto cosparso di fili di paglia
e i pallini neri di cacca di ratto. O di topo. Lui spazz via il resto e
la soppes nella mano, perfetta, la cosa pi simile a un tomahawk
che potesse trovare. Brodelle. Pens a Brodelle con la lama che gli
spaccava il cranio, proprio come avrebbero fatto gli indiani seminudi
quando la terra apparteneva a loro e navi e navi di Brodelle
arrivarono l con le loro donne dai visi pallidi a portargliela via per
costruirci sopra le loro grandi case gialle e rovinare tutto e tutti finch
non rimasero che l'odio, la povert e le malattie. Era sua. E la
tenne sotto il cuscino. Per un'occasione come quella.
Poi pass in cucina, dove Gertrude con il suo occhio gonfio e
il labbro col sangue raggrumato gli dette un'occhiata guardinga e
gli disse la signora e i bambini mangiano nel portico chiuso, gi scodellando
la minestra, il cui profumo gli sal alle narici tanto che dovette
deglutire la saliva, pensando intanto che facevano proprio bene
a starsene per conto proprio. Spicciati un po', donna le disse,
poi dispose le tre ciotole di porcellana bianca sul vassoio
d'argento che sollev in equilibrio sulla punta delle sue dita nere
ben divaricate, senza mai smettere di immaginarsi quei tre volti
bianchi, il movimento femminile in persona e i suoi pallidi vermetti,
chini sulla loro buona minestra caraibica. Che la sorbivano rumorosamente.
Facendo commenti sul tempo. Sui libri che stavano leggendo.
Sulle bambole, i cavalli e le oche vicino al lago e i pavoni
sorpresi sulle grondaie come tante lingue di fuoco divino. E al bambino
come un verme. E la bambina. E lei. Fuori! gli aveva urlato.
Fuori di qui! Vi do il preavviso.
Si fece forza perch doveva essere lucido, e quella era la parte
pi difficile di tutto, entrare in quel portico chiuso e trovarsela davanti
dopo quello che gli aveva detto, che gli aveva fatto, si era intromessa,
si era immischiata, aveva imposto le sue stupide idee da
puttana che nessuno le aveva chiesto n sollecitato in nessun modo,
se non nel modo del diavolo, ma sollev il vassoio con una mano,
percorse tutto il corridoio, usc sul lastricato, apr la porta con
l'altra mano e pos le ciotole bianche senza nemmeno un respiro
di troppo e poi torn in cucina e dispose altre sei ciotole sul vassoio
e and nella vicina sala da pranzo con il suo grande tavolo di
legno e le sedie che sembravano nasse per aragoste e anche l fu difficile.
Perch c'era Brodelle. Brodelle che gli aveva detto in faccia
sporco negro figlio di puttana e ora era pronto a ridere di lui, che
rideva di lui anche adesso mentre posava le ciotole senza guardare
negli occhi nessuno di loro e tornava verso la porta per andare a
provvedere alla signora per l'ultima volta.
Il vassoio non gli serviva, questa volta no, lo lasci cadere sulle
pietre del loggiato con un clangore di argento e prese invece
l'unico strumento di cui aveva bisogno. Correvano i suoi pensieri?
Certo che correvano, ma non come quelli di un pensatore, un matematico
o un architetto in piena tempesta creativa e nemmeno come
un coniglio con la volpe alla gola, ma con il distacco di un soldato
sotto il fuoco nemico. Vedeva ogni dettaglio come se qualcuno
l'avesse isolato apposta per lui. Vedeva le fessure fra le pietre e
i fili d'erba che vi crescevano in mezzo, vedeva lo stucco giallo come
la pelle maculata della bestia che era la casa, vedeva il portico
chiuso in fondo al corridoio e le tre figure in attesa dietro lo schermo
scuro della zanzariera, una mano che si alzava come in un sogno
o una testa che si muoveva ai limiti della visibilit. Sentiva le
loro voci, la voce della donna: Ecco diceva non era poi cos cattiva,
no?. E il bambino: Invece s. E ancora lei: Ti  piaciuta,
John. Ammettilo....
Poi irruppe dalla porta, con una rapidit che sorprese lui per
primo, e lei stavolta alz lo sguardo, stavolta lo vide, stavolta gli occhi
incontrarono i suoi proprio nell'istante in cui l'accetta si abbatteva
in un colpo di ferocia selvaggia sulla scriminatura dei capelli
provocando la fuoriuscita della rossa materia cerebrale, materia
grigia e rosa, schizzando sul biancore immacolato della sua
giacca come una pioggia demoniaca. Poi fu la volta del bambino.
Prima che avesse il tempo di reagire, prima che la consapevolezza
di ci che stava accadendo l davanti a lui potesse disegnarglisi negli
occhi, l'accetta si abbatt di nuovo, due volte, ed era gi in preda
agli spasmi della morte mentre la bambina balzava in piedi e cominciava
a correre finch lui non la colp appena dietro l'orecchio
destro, una volta, due, tre, facendola cadere sulle pietre, strisciando
come un verme, il viso rivolto verso di lui, pallido come una larva,
gli occhi aperti tanto che dovette colpirla ancora con la parte
piatta dell'arnese fracassandole lo zigomo e chiudendoglieli per
sempre.
La benzina. La grossa tanica era giusto l, a portata di mano
(Signor Weston aveva detto allo zombi nemmeno trenta minuti
prima posso prendere un po' di carburante dell'auto per le macchie
sul tappeto del soggiorno, quello con il disegno a ghirigori?
E lo zombi aveva risposto di s, fai pure, nessun problema) e vers
quella benzina sui due corpi vicino al tavolo e su quello che era riuscito
ad arrivare alla porta e che, ancora vivo, si muoveva, le gambe
contro le pietre del pavimento, vi lasci cadere un fiammifero
acceso e sent il rombo improvviso della vampata.
Forza adesso, forza, come se fosse un lavoro. Corse con tutta
la velocit che gli consentivano polmoni e gambe l dove gli uomini
vociavano, ridendo e sorbendo fra i denti la minestra preparata
da sua moglie, e lui balz in cucina dalla porta del cortile e vi
cacci sotto un cuneo di legno in modo che nessuno, fosse stato
anche Achille in persona, potesse aprirla. Forse Gertrude grid il
suo nome, ma lui le dette appena uno sguardo, uno sguardo e tre
parole fra i denti digrignanti: Mettiti in salvo, poi fece filtrare la
benzina sotto la porta, svuot la tanica, i tappeti nell'ingresso ne
erano gi impregnati ed ecco il fiammifero, cugino dell'altro, e lui
che si precipitava fuori dalla porta nel cortile, l'unica uscita chiusa,
barricata davanti a chi, uomo o ragazzo, gli abiti in fiamme, cercasse
di fuggire. Svelto. Svelto. La seconda tanica appoggiata accanto
alla porta prese fuoco in un attimo. Li sentiva, dentro, imprecare,
urlare, strillare come i dannati nel rogo infernale, li sentiva
battere contro quella porta che non si voleva aprire, grida, grida
disperate e vive come la pelle che si staccava scoppiando dalle
loro facce bianche infuocate, poi vi fu la tintinnante esplosione celebrativa
del vetro della finestra e il primo di loro che si lanci fuori,
incontro all'accetta che si alzava, si alzava ricadendo su ognuno
di loro, uno dopo l'altro con tutta la forza del suo braccio assassino
sommata a quella della gravit. Fu facile come se fossero state
tegole.
Erano morti mentre uscivano dalla finestra e ora anche dal rettangolo
incendiato della porta, morti o ammutoliti, e quelli ammutoliti
si rotolavano per terra con i vestiti in fiamme come se la
cosa potesse produrre anche un minimo beneficio, e lui continuava
a colpirli mentre si rotolavano e provavano a sfuggire alzando
le mani per cercare di proteggersi dove erano pi vulnerabili. Lui
agiva con metodo. Con ordine. Con efficienza. E voleva esserlo, efficiente,
pi di tutto. Tre colpi allo zombi, con l'accetta che roteava
tanto che lo prese con la parte piatta invece che con la lama, e
cos anche il ragazzo, ma Brodelle (sporco negro figlio di puttana),
quello lo apr come una salsiccia sulla piastra, come aveva fatto con
Mamah, e pure il ciccione e poi l'altro ragazzo, Fritz, ma Fritz rotolava,
rotolava, e ogni asse e fibra della casa era avvolta da un accecante
finimondo di fiamme rombanti.
Quando ebbe finito, stette male. Quando ebbe finito fu un'eruzione
dall'orifizio superiore e da quello inferiore, sapeva che sarebbero
andati a cercarlo con i cani e il cappio pronto per il linciaggio
e anche se fosse scappato nei campi non aveva nessuna possibilit
perch per loro lui era solo l'esca. In che modo raggiunse
la cantina sotto l'inferno della casa non avrebbe saputo dirlo. E non
avrebbe saputo dire nemmeno perch non se ne rimase l lasciando
che le travi bruciando gli crollassero addosso e le fiamme lo divorassero,
perch ormai era esausto, tutta la rabbia era svanita ed
era come se non ci fosse mai stata. Pens fugacemente a Gertrude,
l'avrebbero fatta pagare a lei, che non c'entrava proprio niente, ma
fu un pensiero che pass e si dilegu nell'attimo stesso in cui il suo
volto mesto gli si materializz nella mente. Le fiamme erano leggere
come l'aria, eppure la struttura della casa di quell'architetto
non aveva retto al loro peso. I tizzoni cadevano tutto attorno a lui.
Era tutto uno scricchiolio e un gemito, suoni immani, la costruzione
che fremeva e si ritraeva davanti alla morte che la stava avviluppando.
Apr la porta della caldaia dove si faceva bollire l'acqua
per i morti di quella casa. Dentro era fresco. O quanto meno pi
fresco. Vi entr con la bottiglia di vetro spesso che si era tenuto per
ultima, l'acido per uccidersi prima che lo facessero loro, acido muriatico
con le tre xxx, il teschio e le ossa incrociate che segnalavano
il pericolo. Richiuse la porta d'acciaio contro il fragore e il caos.
Era buio, buio pesto, nemmeno il pi piccolo barlume di luce ovunque
guardasse. L non l'avrebbero mai trovato.

Note.
1. Bevanda caraibica. [N.d.T.]
2. Di sicuro, posso capire come dev'essersi sentito il caraibico, considerata la mia personale
esperienza in quello stato bianco come un giglio, ma O'Flaherty-San, da gaijin in
Giappone, fa presente anche quello che prov lui. Non appena metteva piede in strada sentiva
la gente bisbigliare nasone e mangiaburro e cose simili alle sue spalle. Certo, la nostra
famiglia si stringe attorno a lui, senza alcun pregiudizio, considerando le sue qualit.
Anche se  un gaijin.
3. Il telegramma venne recapitato puntualmente quel pomeriggio alle due a Midway
Gardens, ma Wrieto-San non era l a riceverlo. Si trovava gi sul treno. Insieme al figlio
John. E a Edwin Cheney. E con il cuore che gli batteva cos forte che mi pare di sentirlo ancora
adesso.
4. Qui per me le cose si fanno difficili. Se Wrieto-San in vita sua ebbe quattro donne,
quattro opportunit di felicit, io ne ebbi appena due. Dopo la morte di Setsuko, pensai di
riprendere i contatti con Daisy, ma avevo sentito dire, tramite Wes, che a Londra aveva trovato
un gentiluomo inglese da sposare e anche se non seppi mai com'era andata non ebbi il
coraggio di andare fino in fondo. Per mi fu strappata, cos come a Wrieto-San fu strappata
Mamah, e io, come il mio onorevole Maestro, riuscii a trovare conforto e amore, vero
amore, in un'altra donna, mia moglie, Setsuko. Ci amammo e rispettammo sempre pi giorno
dopo giorno, credo, almeno fino a quando non arriv quel taxi francese. Con il suo viti
rouge. E i rintocchi del fato.

 Capitolo 8.
IL CROLLO.

Pranzo. Un panino dal ristorante, un momento di relax con il
giornale (nubi che si addensavano sui Balcani e le armi che tuonavano
in tutto il continente, che altro doveva succedere, che l'Arciduca
si levasse dalla tomba sulle ali di un angelo?) prima di tornare
ad azzuffarsi con Waller sui soldi e con Iannelli sui folletti, perch
l'italiano, comprensibilmente ma esasperantemente, traccheggiava
nella consegna delle restanti sculture senza aver prima visto
i quattrini, o senza almeno una garanzia. Il panino era buono, qualit
eccellente (Vogelsang sapeva fare il suo lavoro, questo bisognava
riconoscerglielo) e il giornale era sufficientemente pieno di
notizie sensazionali e sanguinose da scuotere anche il lettore pi
apatico, ma Frank non poteva fare a meno di tener d'occhio John(1),
che si trovava dall'altra parte della stanza, in cima al ponteggio e
passava un pennello umido sul murale policromo dietro il bar. Un
bel dipinto, e nel lavoro John era preciso e meticoloso come suo
padre. Dettagli, dettagli. La sala, la taverna, era la priorit numero
uno di Waller e al diavolo le meraviglie della serata inaugurale con
Max Bendix e la sua orchestra composta da cento elementi che accompagnava
le piroette della Pavlova sul palcoscenico e tutto il resto,
fino a quando l la birra non avesse cominciato a scorrere a fiumi
dalle spine asciutte e assetate, per lui era un'emorragia di
denaro (Non me ne frega niente dei murales, dei folletti e di niente
continuava a dirgli Waller. Voglio vedere questo posto finito
e i tavoli pieni. Birra. L'unica cosa che voglio  la birra.)
Certo, era un oltraggio e lui era ben deciso a vedere il progetto
realizzato fin nei minimi particolari, quant' vero che respirava,
ma certo a quel punto non gli si poteva dare la colpa dei ritardi.
Dette un altro morso al panino. Port alla bocca il bicchiere di acqua
ghiacciata. Faceva caldo. Un caldo tremendo. Gli venne in mente
Taliesin, il lago, quanto avrebbe pagato per liberarsi di camicia,
pantaloni e scarpe e tuffarsi nelle sue onde fresche e torbide e magari,
alla stessa cifra, inseguire un pesce. Stava pensando a quello,
al pesce e a come proprio la settimana prima il figlio di
Billy Weston avesse catturato un pesce gatto lungo come tutto il braccio,
una cosa incredibile, davvero, quella grande bocca gialla spalancata
come se volesse risucchiare tutta l'aria della valle, i barbigli che
fremevano e i minuscoli puntini dei suoi occhietti blu scuro cos
inadeguati al mondo incandescente che tutto a un tratto inaspettatamente
gli era apparso davanti, quando all'improvviso dalla porta
irruppe la stenografa dell'ufficio principale, e sembrava che le
avessero prosciugato il corpo di ogni stilla di sangue per un esperimento
scientifico. Stava quasi per fare un commento, una battuta,
qualcosa sul caldo che a quanto pareva provocava anemia
nelle donne sotto i trenta, ma la sua espressione lo ferm. Signor
Wright gli disse, ansimando, sudando, pi pallida della risma di
fogli che teneva sempre accanto alla macchina per scrivere vi vogliono
al telefono. Interurbana. Da Spring Green.
Una volta, quando era giovane, pi giovane di John ora, aveva
assistito al crollo di un edificio. Era una grossa struttura di mattoni
ancora in costruzione, uomini sul ponteggio, manovali che andavano
avanti e indietro, i muratori ciascuno intento al proprio
compito senza tuttavia smettere di comunicare fra loro come in
virt di capacit extrasensoriali, tutto l'insieme, uomini, materiali
e macchine, come un organismo vivente. Si era fermato a guardare
come tante altre volte nelle settimane passate, affascinato da tutta
quell'attivit e da come l'edificio cresceva per fasi ben distinguibili,
ogni giorno diverso eppure uguale, ed era ancora l che guardava
quando tutto cambi in un istante. Pi di tutto ricordava il
rumore, l'esplosione delle travi che cedevano e la cannonata dei diversi
piani che crollavano uno sull'altro, un frastuono di ci che,
inanimato, si animava, fulmineo, implacabile. E poi le urla. Le urla
che si levavano dal pugno chiuso del silenzio e l'acre fruscio della
polvere. Era rimasto l per ore, lo spavento che saliva dentro di
lui con un amaro sapore metallico che gli stringeva la gola (uno degli
uomini era rimasto schiacciato, ridotto a poco pi che una poltiglia
maciullata; a un altro, ancora vivo, dovettero segargli via parti
di corpo per estrarlo dalle macerie, al posto delle gambe due monconi
palpitanti) e il suo unico desiderio era rimettere tutto a posto,
ricostruirlo in modo che non crollasse pi. Invece Taliesin era crollata,
stava crollando, ed era anche peggio, molto peggio, perch l
era stato il fuoco e il fuoco non provocava soltanto un crollo, ma
consumava.
Aveva il rombo nelle orecchie mentre John lo sospingeva nel taxi
e il taxi si lanciava in strada, ed era ancora l quando si fermarono
accanto al marciapiede e John gli apr lo sportello aiutandolo a uscire
dallo stretto abitacolo dell'automobile ed entrando con lui sotto
la volta di marmo della Union Station. Si teneva aggrappato al braccio
del figlio fendendo la calca verso la biglietteria, la gola secca, le
gambe senza pi n muscoli n ossa che a stento lo tenevano in piedi.
Ed ecco l i cronisti, le loro facce da cani rabbiosi e le bocche
aperte (Signor Wright! Signor Wright! ), fra cui John si faceva largo
e varcando la porta per accedere al binario dove il treno locale
li avrebbe sballottati sulle rotaie per cinque interminabili ore prima
che la stazione di Spring Green si profilasse dietro il finestrino come
una pietra tombale. Ma non potevano spicciarsi? Non potevano
dichiarare lo stato di emergenza e cancellare tutte le altre fermate?
Correre via, bandierine rosse al vento e il fischio assordante
come se a bordo ci fosse il presidente in persona?
Chiuse gli occhi e sent il rombo. E fu una grazia di Dio perch
il rombo soffoc le grida degli strilloni che ormai erano tutti l e che
a ogni fermata lungo il percorso cambiavano facce, giacche e berretti
per proporre l'ultimissima edizione speciale: Strage a Taliesin,
tutte le notizie!; Taliesin rasa al suolo da un incendio, Sette persone
massacrate, Sette persone massacrate, Sette persone massacrate! Ci
pens John a tenerli alla larga e fu John che prese da parte il capotreno
e riusc a farsi dare uno scompartimento privato, sempre John
che vide il povero Edwin Cheney affranto in piedi circondato dai
giornalisti e lo fece sgattaiolare di soppiatto nello scompartimento
prima che lo straziassero affondando in lui il becco e gli artigli. Cinque
ore. Cinque ore su quel treno a fissare le scarpe di Ed Cheney
che gli fissava le sue. Cinque ore. Sette persone massacrate.
Non preg. Non pregava da quando era bambino. Ma ogni
istante di quel viaggio fu una lenta ascesa al Calvario fino al momento
in cui lo distesero sulla croce di Cristo e gli piantarono i
chiodi nella carne, senza mai smettere di immaginarsi il peggio e di
sperare il meglio, forse era quella la sua preghiera, forse in fondo
la sua preghiera era quella. Quello che non sapeva era che Mamah
era morta, il corpo talmente carbonizzato da essere irriconoscibile.
Quello che non sapeva era che anche John Cheney era morto e
che Martha, con quelle sue graziose gambette e il sorriso pronto
della madre, si contorceva sotto i panni bagnati che le avevano steso
addosso, senza pi n capelli n sopracciglia, la pelle ridotta come
una striscia di pancetta in padella, e nemmeno che sarebbe morta
prima del suo arrivo. Non sapeva che Brunker era morto, non
sapeva che presto Lindblom l'avrebbe seguito n che Brodelle era
gi andato. E non sapeva che Billy Weston, con una commozione
cerebrale, ustionato e ferito al cuoio capelluto, aveva lottato con il
caraibico e l'aveva messo in fuga prima di correre dai Reider a chiedere
aiuto e poi tornare, srotolare la canna dell'acqua e usarla sul
fuoco con le vittime l distese sulle pietre del cortile come sacchi di
grano. Grano bruciato. Grano andato a male. Grano buono solo a
finire sotto terra. O che Ernest, una copia del padre in tutto e per
tutto, era l disteso in mezzo agli altri, privo di conoscenza e in fin
di vita per le ferite, accudito da una delle vicine mentre Billy si dava
da fare con la canna, insensibile a tutto se non al calore bruciante
della sua faccia.
Poi arriv la notte. I morti vennero spostati nel portico a
Tan-y-dei, la puzza di bruciato che stagnava nell'aria pi forte di qualsiasi
altra cosa, e all'organo dell'olfatto non restava che accettarla.
Non c'erano zanzare. N lucciole. Persino il lago sembrava morto
se non per qualche debole traccia di movimento l dove i pompieri
e i vicini avevano formato una catena di secchi per spegnere le
braci. Non era riuscito a guardare Mamah, non gli sarebbe servito
a niente. Era gi bastato vederne la forma sotto le lenzuola annodate,
e il colore del sangue simile a macchie di ruggine.
Tutti gli mettevano qualcosa davanti, la sorella gli stava addosso,
caff, qualcosa da mangiare, ma lui non voleva niente. Lui aveva
bisogno di muoversi, voleva vendetta, rispondere alla violenza
con la violenza. Se solo avesse potuto mettere le mani su Carleton,
giurava, l'avrebbe fatto a pezzi, come una bestia feroce della giungla.
Avevano trovato l'uomo alle cinque e mezza di sera, nascosto
nella caldaia dove il fuoco non l'aveva toccato e lui aveva cercato
di ammazzarsi bevendo dell'acido, ustioni che sembravano lunghe
dita pallide sulle labbra e qualche goccia che gli aveva corroso la
camicia. A quel punto tutta Taliesin era un campo armato, gente
che batteva i boschi, frugando il campo di granturco palmo a palmo,
lo sceriffo aveva sguinzagliato i suoi cani e l'allerta si stava
diffondendo ovunque.
L'avrebbero linciato, era cos che aveva detto Andrew Porter,
il cappio gi penzolava dal ramo di una delle querce del cortile e
i contadini con i volti paonazzi e il dito sul grilletto delle loro calibro
22, dei fucili e delle carabine, ma lo sceriffo li aveva bloccati,
lui e il suo vice avevano trascinato fuori il negro, l'avevano ammanettato
e trasferito in fretta e furia nel carcere di Dodgeville,
con la folla degli uomini che inseguiva la macchina maledicendolo
fino in fondo alla discesa. E adesso era l, in una cella di prigione,
senza nemmeno poter parlare o fornire una spiegazione per
quello che aveva fatto, per l'odio, la morte e devastazione che aveva
mandato tutto in rovina e portato il lutto nell'animo di tante
brave persone, perch il suo apparato vocale era distrutto e di
prendere carta e penna non ne voleva sapere nonostante lo sceriffo
in piedi l accanto a lui e i giornalisti ammassati sui gradini
del palazzo di giustizia. Frank non riusc a vederlo, il che fu un bene,
perch sarebbe stato come guardare in faccia il diavolo stesso,
quella faccia fuligginosa e folle, quel nero senza superficie e senza
margini, ma a un certo punto gli spinsero dentro la stanza la
moglie e lui alz lo sguardo dalla sedia in cui era sprofondato e la
vide l in piedi davanti a lui(2).
Nell'ingresso c'era un vicesceriffo. Le assi scricchiolavano.
I passi riecheggiavano su per le scale. Era arrivato il medico legale,
il becchino, la casa era tutta un andirivieni, le porte che cigolavano
aprendosi e chiudendosi, voci che passavano da una stanza all'altra.
Erano tutti nervosi, Jennie era nervosa, Andrew, i domestici,
l'intera comunit, avevano bisogno di un capro espiatorio, dalla
pelle nera, e lei era l.
Ci che vedeva davanti a s era una donna molto giovane, una
ragazza non molto pi grande delle sue stesse figlie. Prima di allora
l'aveva guardata solo di sfuggita, quando l'aveva assunta o alzando
gli occhi vedendola correre dentro e fuori dalla cucina o affrettarsi
nel cortile con un cesto di pomodori e verdure dell'orto.
Lavorava per lui. Faceva quello che doveva fare. Mamah ne diceva
un gran bene. E poi, ovviamente, lui aveva ben altro per la testa.
Era una dipendente e i dipendenti li si nota (anzi, li si guarda)
solo quando sono in ritardo, o sono sbronzi o si addormentano sul
lavoro. Quando rubano. Quando ammazzano qualcuno.
Le lampade erano fioche. Una falena svolazzava pigramente per
la stanza. A parte John, che non aveva mai posato lo sguardo
su Taliesin perch sua madre, nella sua gelosia e nella sua collera, non
ne voleva nemmeno sentir parlare, erano soli. La ragazza rimase l,
due passi dopo la soglia, dove il vice l'aveva lasciata; fra poco sarebbe
andata in carcere anche lei, perch era la moglie del negro,
negra lei stessa, e tutti nella contea sapevano che quell'orrore
l'avevano preparato insieme. Indossava un vestito semplice. Era
esile. E il suo volto, quando sollev il mento per mostrarsi a lui, era
emaciato, le guance scavate, striato di sporcizia dove si era asciugata
le lacrime, e l'orbita dell'occhio destro sembrava gonfia, come
se qualcuno le avesse dato un pugno, ma nonostante tutto era
bella. Bella nella sua semplicit e innocenza. Lo cap subito: lei non
c'entrava niente. Era stato il marito, da solo.
John si era alzato quando l'avevano portata nella stanza. Se ne
stava appoggiato alla parete l vicino, le braccia incrociate sul petto,
e spostava il peso da un piede all'altro in uno spasmo di energia
nervosa. Adesso era lui a dover proteggere il padre e il carico
di quella responsabilit si faceva sentire. Bene, disse tu che cos'hai
da dire?
Lei scosse la testa, ruotandola lentamente e a lungo da una spalla
all'altra, pensosa, le mani tese davanti a s con le dita aperte e il
viso sincero rivolto non a John, ma a lui. Un castigo bisbigli. 
un castigo. Ecco cos'.
Lui vide John irrigidirsi. Il figlio stava per ribattere, aggressivo,
ma lui lo ferm. Buono, John disse. Va bene cos.
Gertrude (era cos che si chiamava, no?) teneva gli occhi bassi
sui suoi piedi, piedi scalzi, le unghie perfettamente tagliate luminose
contro la pelle scura, quasi biancastre, e alle caviglie e nel
pallore sotto le piante dei piedi c'erano tracce di cenere bagnata.
Le sue parole l'avevano turbato e stava cercando di riprendersi.
Un castigo? Era cos che lo definiva la stampa, i predicatori e i
profeti da strapazzo, e per un terribile momento lui si rese conto
del proprio sbaglio, di quanto fosse stato crudele ed egoista. Con
Mamah aveva peccato di concupiscenza. Aveva buttato per aria
tutto. Rovinato Kitty, rovinato Edwin, si era inimicato un'intera
comunit sputando in faccia a tutti. E ora ecco il risultato, sette
persone massacrate e una giovane nera terrorizzata che finiva in
galera e forse peggio, Taliesin in cenere, il figlio di Billy morto.
Come Mamah. Come i suoi due figli. Avrebbe voluto negarlo, parlare
di destino, malasorte, qualsiasi cosa, ma non gli venivano le
parole.
John non ce la fece pi a trattenersi. Come osi dire una cosa
simile? le chiese, la voce rotta dal vortice di emozioni, lui
il protettore del padre, le mura dorate, la citt proibita.  stato tuo marito.
Un maniaco. Un nero...
No fece lei scuotendo di nuovo la testa, la faccia lunga, lenta
e addolorata. Per me. Un castigo per me. Alz lo sguardo su
di lui come se John non fosse nemmeno l. Che io dovessi sposare
un uomo simile...
Dal cortile fuori arriv un suono di voci che si levavano, passi
pesanti sulle assi di legno del porticato. Un cane si mise ad abbaiare.
Sent che stava per richiudersi in se stesso, improvvisamente furioso:
la vittima era lui e tutti gli altri erano nel torto perch non
lasciavano che un uomo vivesse in pace come meglio credeva. Non
aveva nessuna intenzione di permettere che Dio, i suoi ministri,
quella negra macilenta o chicchessia ripartissero le colpe perch la
responsabilit ricadeva su di loro, gli assassini erano loro, non lui.
Le si era incrinata la voce. I suoi occhi si aggrapparono a lui.
Era un brav'uomo, signore, tanto buono con me. Noi... io avevo
solo diciassette anni a Bridgetown e lui dice che mi ama, sempre
dice che mi ama, ma io non so che significa, non lo so, anche adesso
non lo so...
Ora singhiozzava, il petto che sussultava, portandosi le mani
agli occhi. Un brav'uomo continuava a ripetere era un brav'uomo,
poi John fece un passo avanti e apr la porta sul volto rosso e
rabbioso del vice e delle persone che si accalcavano alle sue spalle,
sconosciuti venuti fin l a manifestare il proprio sdegno, e la sola
cosa che gli venne in mente, vittima addolorata, affranta e inconsolabile,
fu: Portatela via(3).
A un certo punto arriv sua sorella con una tazza che gli dette
da bere, poi lo accompagn di sopra in camera e lo fece stendere
sul letto accanto alla finestra con le tende tirate, e per qualche strano
motivo, mentre lei spegneva la lampada stagliandosi contro la
luce della porta, mormorando quelle parole che solo le donne riescono
a trovare nei momenti di dolore cocente, lui la chiam Kitty.
Ora mi riprendo, Kitty le disse, sebbene sapesse che non era
cos, e mentre se ne stava disteso senza riuscire a dormire, ascoltando
nel buio le voci, l'ansimare e i lamenti strazianti dei due sopravvissuti
nel salottino (Fritz, che sarebbe guarito dalle ustioni e
dalla frattura all'avambraccio che si era provocato buttandosi dalla
finestra, e Lindblom, che sarebbe morto il mattino dopo), la vide
emergere dall'ombra, Kitty, non Mamah, non era una cosa stranissima?
La vide allontanarsi da lui volteggiando in quel suo vestito
lungo di satin azzurro che le aveva fatto la madre, Cosetta per il
suo Mario, e met delle ragazze presenti erano Cosetta mentre i ragazzi
erano quasi tutti Valjean e Javert, Kitty, con il suo passo elastico
e la massa di capelli rosso oro come onde sulla spiaggia...
Al mattino, il sole sorse sulle colline fra le livide nuvole scure
e le nuvole si allargarono sopra la valle come una macchia nell'acqua.
A mezzogiorno sembrava gi il tramonto. Avvert l'umidit nel
momento stesso in cui si alz dalle lenzuola sudate, un'aria pesante
che lo opprimeva, la camicia fradicia prima ancora che la indossasse.
In qualche momento nelle ore prima dell'alba era sprofondato
in un sonno senza sogni, ascoltando un uccello solitario, un
succiacapre, che gorgheggiava su e gi per la scala delle sue note
liquide fino a che, cullato da quelle, non era scivolato nell'incoscienza.
Non sapeva quanto avesse dormito, ma quando si svegli
fu subito pienamente in s. Sapeva dov'era e perch era l e che la
perdita della sua amante era irrimediabile e che non avrebbe toccato
n colazione, n pranzo, n cena.
Prov a pettinarsi, ma i capelli erano una matassa inestricabile
e quando alz il braccio per schiacciarli gi fu assalito dal proprio
odore. Puzzava del sudore del giorno prima, un fetore intenso di
paura e incertezza che nessuna saponetta o eau de cologne sarebbe
riuscita a cancellare. Per un istante pens di scendere al lago a farsi
una nuotata, ma nemmeno quello gli sembrava giusto, se insieme
a lui non c'era Mamah n il suo John o la sua Martha; no, se lo sarebbe
tenuto, quell'odore, l'avrebbe anzi aumentato con la fatica di
scavare, il piccone in alto sopra la testa che poi si abbatteva sulla
terra, forzando la chiostra di denti della roccia gialla che costellava
le gengive nere della terra,
perch ogni sepoltura era una bocca che
si apriva e si richiudeva e divorava finch non rimase pi niente.
Ci fu la colazione. Un bisbiglio di voci, persone che camminavano
in punta di piedi per la casa come fantasmi dei trapassati. Si
ferm un momento accanto a Fritz, senza capelli, il cuoio capelluto
ustionato, le bende affastellate come una nevicata primaverile,
ma apparentemente il ragazzo non lo riconobbe. Poi usc in cortile
a respirare il puzzo velenoso del fumo che ancora si levava dalle
rovine, e anche l c'era gente, troppa gente, allora scese gi per
la collina per poi risalire a Taliesin nel cortile raso al suolo dal fuoco.
L trov Billy Weston, le due mani fasciate e un grosso cerotto
bianco tutto attorno al capo che lo faceva sembrare un ferito di
guerra. Frank vide il sangue, un rivolo che lentamente scendeva
sulla tempia, una ferita che non sarebbe guarita mai. Billy fu tutto
ci che riusc a dire, e Billy, un rastrello in mano e la canna dell'acqua
nell'altra, per tutta risposta gli fece un cenno del capo. Rimasero
l a lungo, fianco a fianco, poi si chinarono e cominciarono
a raccogliere la cenere col rastrello.
In un altro luogo, dall'altra parte del mondo, a Parigi, dove non
si parlava altro che di guerra (l'insuperabilit del Piano 17, l'eroismo
della cavalleria francese e i difetti del carattere tedesco), Maude
Miriam Noel stava facendo colazione al Caf Lilac. Aveva scelto un
tavolino sotto la tenda, al riparo dal sole, sebbene fosse una giornata
meravigliosa, cos tranquilla e tiepida che era difficile pensare
che a neanche centocinquanta chilometri di distanza c'era una
guerra in corso. Era per via della sua pelle. Il giorno prima era stata
a passeggiare sulla Senna e si era premurata di mettersi il cappello e di portarsi un parasole, ma aveva tralasciato i guanti a causa
del caldo, cos ora il dorso delle mani era rosso, anzi, peggio, bruno.
Le aveva massaggiate con il latte freddo, ma non poteva fare a
meno di notare qualche leggera increspatura sulla pelle (rughe, erano
rughe), il che la preoccupava, la preoccupava parecchio. Le mani
rugose erano da vecchia, mani incartapecorite (Pelle di lucertola,
scherzava sempre Leora tanti anni prima quando erano tutte
e due giovani e sapevano a stento che cosa fosse una ruga, almeno
per quanto le riguardava), e lei non era vecchia. Assolutamente
no, nemmeno con uno sforzo di immaginazione. Per strada
gli uomini si giravano a guardarla, e non soltanto gli uomini di mezza
et ma anche i giovanotti.
Ma ecco il cameriere. Un ometto... molti erano ometti, non solo fra i camerieri o i francesi, ma fra gli uomini in generale, cos meschini
nello spirito e deludenti proprio quando avevi pi bisogno
di loro. Quel cameriere in particolare, Jean-Pierre Vattelapesca, se
l'era trovata davanti chiss quante mattine in tutte le stagioni dell'anno,
almeno da quando si era trasferita in quell'appartamentino
al 21 di rue des Saints-Pres, con le finestre traboccanti di gerani
rosso sangue sopra il negozio di antiquits cos pieno di marmi e
quadri nelle loro cornici dorate da sembrare un museo, eppure ogni
volta le porgeva il men con un Bonjour; madame come se fosse
sempre la prima, come se non l'avesse mai vista, come se lei fosse
una semplice turista che passava di l per caso. E questo la faceva
imbestialire. Pi di una volta se ne era lamentata con la direzione,
che poi consisteva in una vecchia afflitta da una stanchezza terminale
con un fazzoletto azzurro pieno di macchie (e s, con le mani
da lucertola e il naso che le colava di continuo) e un marito sordo
come una campana, ma apparentemente la direzione non aveva
mosso un dito. E cos eccolo l. Ed ecco l anche lei. Perch per nulla
al mondo avrebbe fatto anche mezzo isolato in pi per arrivare
fino al locale successivo, il suo era quello, quello era il suo territoire
ed era disposta a lottare. O almeno a sopportare qualche rudezza,
giorno dopo giorno, pasto dopo pasto.
Il cameriere le porse il men come se l'avesse appena trovato
per strada, e lei lo allontan con la mano: sapevano entrambi perfettamente
che ormai l'aveva imparato a memoria e che voleva solodeux oeufs, in camicia, con un paio di quelle salsiccette inglesi e
il saut di pomodori, avec caf noir sans sucre. Lo sapevano entrambi,
eppure ogni incontro si svolgeva come se fosse il primo,
neanche fossero due attori in una farsa di Oscar Wilde. Poi il cameriere
si allontan, a un certo punto arriv il caff e lei allung la
mano sotto il tavolino per prendere la borsa e i giornali che Leora
le aveva mandato da Chicago. Le piaceva essere al corrente di ci
che succedeva negli Stati Uniti, soprattutto ora che era scoppiata
la guerra, ma le era sempre piaciuto, perch sebbene francesizzata
in fondo era pur sempre una ragazza americana, Maude Miriam
Noel, la Bella di Memphis. Proprio la sera prima, a una piccola festicciola
a casa sua con un ottimo Beaujolais e crocchette di granchio,
si era esibita e un inglese di nome Noel Rutheford (Noel, ma
guarda un po' che curiosa coincidenza) le aveva fatto i complimenti
per il suo accento cos affascinante. Siete del sud, immagino le
aveva detto di Richmond, forse? O forse ancora pi gi? Lasciatemi
indovinare: Charlotte? Savannah? Lei gli aveva sorriso (era
un uomo alto, snello, con quell'energia fisica trattenuta che sembrava
appartenere a molti inglesi, i capelli lucidi e neri come il mantello
di una lontra, e lei cominciava a vedere serie possibilit in lui)
e accentuando l'inflessione aveva risposto: Oh no, mio caro, vi
sbagliate di grosso. Sono di Memphis.
Apr il giornale sul tavolo davanti a s. Bevve un sorso di caff.
Certo, l'ultimo anno era stato duro per lei, fra il modo in cui era
stata scaricata da Ren e quello sciagurato incidente con il coltello da cucina... e l'avrebbe pugnalato, l'avrebbe fatto sul serio e volentieri
sarebbe finita alla Sant Prison, se solo lui fosse rimasto
fermo quanto bastava. E poi c'era il gatto. Mr. Ribbons, o Monsieur
Ribbons come le piaceva chiamarlo dalla porta e vederlo
arrivare zampettando dall'altra parte della strada, la coda dritta dietro
di s. Quando aveva cominciato a vomitare sangue aveva immediatamente
sospettato che quell'odiosa zitella acida dalla faccia
di cavallo al piano di sotto l'avesse avvelenato, e anche l c'era
stato uno spiacevole episodio, anche se il veterinario le aveva assicurato
che l'animale era morto per cause naturali. S. Certo. Cause
naturali. E che altro poteva essere stato? A quel pensiero alz
bruscamente lo sguardo sopra gli occhiali da lettura piantandolo
addosso al cameriere, che la ignor, ma dov'erano le sue uova?
Erano andati a prenderle in campagna? Ci voleva forse uno chef
per mettere un po' d'acqua a bollire e buttare qualche pezzetto di
pomodoro in un tegame?
Era nervosa, e l'avrebbe ammesso lei per prima. La guerra,
l'incertezza, le voci. Tutti dicevano che in sei mesi sarebbe finito
tutto, ma se non era cos? Se i tedeschi avanzavano e marciavano
su Parigi? Se ci fosse stata scarsit di generi alimentari, razionamenti?
I caff si sarebbero svuotati? La padrona di casa le avrebbe
aumentato l'affitto? Aveva pensato di tornarsene a Chicago, da
Norma, ma la cosa le riusciva sgradevole per cos tanti motivi che
non riusciva nemmeno a enumerarli tutti. Molti suoi amici, o quanto
meno gli americani e gli inglesi, se n'erano gi andati, i Belknap,
Clarissa Hodge, i Payne Whitney. Anche la sua pi intima amica e
confidente, Marie-Thrse, aveva lasciato il paese, piantandola l
proprio quando avrebbe avuto pi bisogno di sfogarsi, non solo su
Ren ma anche sulla paura che cominciava a insinuarlesi nello stomaco
come una specie di malessere e da l si irradiava fino alla punta
dei piedi e su per la schiena fino alla nuca, la paura che tutto
quanto lei conosceva e amava volgesse ormai al termine e di l a poco
potesse conoscere una fine terribile.
Il cameriere arriv con tutta calma portando il pesante piatto
di ceramica che depose sul tavolo come se stesse piazzando una
scommessa all'ippodromo di Auteuil per poi svanire come un mago,
ricomparendo in fondo al locale con una sigaretta appena accesa
all'angolo della bocca. Lei si spieg il tovagliolo in grembo, sistem
il giornale e gli occhiali da lettura e cominci a tagliare una
salsiccia. Fu in quel momento che il titolo attir il suo occhio: SETTE
PERSONE MASSACRATE A TALIESIN. E sotto: Omicidi al villino dell'amore.
Mise gi la forchetta e cominci a leggere, una storia cos
terribile, avvincente e mostruosa, che non riusc a trattenersi; era
come un romanzo, un'avventura letteraria, ed eccolo l il protagonista
della vicenda, il signor Frank Lloyd Wright, ritratto di tre
quarti, lo sguardo nobile fisso dall'altra parte del
continente e anche dell'oceano. La colazione si raffredd. Il
caff rimase intatto.
Il cameriere non fece nemmeno il gesto di guardare verso di lei.
Lesse l'articolo da cima a fondo due volte poi rimase l a lungo
a studiare la fotografia. Lentamente, come se non riuscisse a controllarsi,
cominci a scuotere la testa da una parte all'altra mentre
un fremito le saliva su per la spina dorsale vertebra dopo vertebra,
come tante dita che la percorressero una dopo l'altra.
Poveretto, pens. Povero, poveruomo.
 Note.
1. Non so se questo  il momento o il luogo giusto, ma per coerenza con quanto fatto
fin qui, ritengo di dover chiarire l'accenno. John, ovviamente,  John Lloyd Wright (1892-
1972), il secondo figlio di Wrieto-San, che fece pratica durante la costruzione dei Midway
Gardens. Come il fratello maggiore, Lloyd, in seguito divent lui stesso un rinomato architetto,
che tuttavia dovette la propria celebrit (e i propri guadagni) a un altro genere di costruzioni:
fu infatti l'inventore del gioco che i bambini di tutto il mondo conoscono con il
nome di Lincoln Logs. Probabilmente in questo si nasconde un aspetto ironico, ma per
quanto mi riguarda non mi sento nello spirito di rilevarla. O quanto meno non ora.
2. Alla fine, il caraibico non arriv mai al processo. Mor nella sua cella un paio di mesi
dopo, non a causa dell'acido che aveva ingoiato, ma per uno sciopero della fame. Billy
Weston mi disse che Carleton doveva pesare circa 65 chili e che al momento della morte
aveva perso circa la met di quel peso. Da quando aveva alzato in aria quell'accetta, nient'altro
che acqua varc la soglia delle sue labbra. E non disse una parola. Strano uomo, con un
destino ancor pi strano.
3. Rileggendo queste pagine, non posso fare a meno di pensare come sarebbe stato diverso
il mondo se quel giorno fatale Wrieto-San fosse stato l a pranzo. Fino a quel momento
aveva realizzato qualcosa come 135 edifici, un risultato straordinario per qualunque architetto,
ma il mondo non lo conoscerebbe certo come il monumento che  oggi se fosse sepolto
accanto alla sua amante in quel piccolo cimitero di famiglia lontano da tutto e da tutti.
Basta pensare a ci che avremmo perso, l'Imperial Hotel, la
Casa sulla cascata, il Guggenheim e tutti gli altri progetti
della sua maturit, magistrali e in costante evoluzione.
Taliesin non esisterebbe se non come una rovina carbonizzata nel pascolo per le vacche di chiss
chi. E io non avrei mai fatto il mio apprendistato con lui, n goduto della sua guida e della
sua amicizia. Questo libro non esisterebbe. O'Flaherty-San, cos brillante com', non si
sarebbe mai elevato dalla facile gratificazione dei romanzi. Un uomo, Wrieto-San, che  stato
una bandiera per tutti noi. Un castigo, effettivamente.
...
.
...
FINE.